#Locarno72 – Un film dramatique, di Eric Baudelaire

Eric Baudelaire ha trascorso quattro anni insieme agli alunni della Scuola media Dora Maar di Saint-Denis, nella periferia parigina, limitandosi come insegnante di cinema a dare a tutti gli allievi la possibilità di girare. Forniti di una piccola videocamera, e di un boom per l’audio, i ragazzi hanno potuto fare ricorso alla loro spontanea creatività per poi consegnare al regista del materiale sul quale costruire una forma filmica. Le riprese all’interno dell’istituto sono solo una parte, nel montaggio finale confluiscono pezzi della città, gite al mare, la Tour Eiffel, lo sguardo supera il perimetro della scuola ed arriva direttamente alla vita vera. Ritratto intimo, viaggio, interni, esterni, campi che si perdono a vista d’occhio, riprese diurne e notturne, zoomate, primi piani, campi lunghi, nell’incedere delle immagini il discorso narrativo propriamente detto conta poco, quello che è davvero importante è liberare insieme alla fantasia un discorso critico sulla realtà che ci circonda. L’argine è in continua via di definizione, semplicemente amatoriale, semi professionale, fino ad arrivare al tentativo di strutturare un soggetto vero e proprio, con i relativi personaggi ed allestire delle scene ad hoc.

In questo lasso di tempo Baudelaire ha anche raccolto delle conversazioni in classe su una grande quantità di temi, ad esempio politici, quando parlano di razzismo, in un quartiere dove l’integrazione è un problema molto sensibile per la forte presenza di immigrati comunitari ed extracomunitari. E riflettono della difficoltà di abitare in una zona svantaggiata, dei pregiudizi che la circondano e del problema legato alla ricerca di un lavoro che permetta un miglioramento sociale. O quando tentano di rispondere alla differenza che corre tra rumore e suono, mentre cercano di spiegare e di capire la differenza tra un documentario, un film comico o drammatico. Anche per comprendere un progetto, di cui fanno parte, che sembra appartenere ad ognuna di queste categorie.

Interviste, confessioni personali e collettive, location urbane che si piegano alla vista ingenua del neofita, voci narranti fuori campo, entusiasmo, imbarazzo, tanto la forma quanto l’argomento del soggetto si riformulano ogni volta che cambia l’occhio guida della visione ed emergono i suoi interessi, le priorità, i posti che gli sono cari. Il gusto individuale diventa il metro per registrare la complessità, la ricchezza, l’energia, le speranze. Eric Baudelaire riesce ad ottenere un risultato sorprendente ed indicativo dello stato civico ed educativo di un paese come la Francia attraverso un ritratto disegnato a più mani, spontaneo ed estraneo alle rigidità didattiche. E soprattutto lascia percepire una lucida consapevolezza della situazione nella testa e nel cuore dei ragazzi, ancora capaci di sfuggire alle campane disfattiste, reazionarie e sovraniste tanto in voga, per ragionare in maniera libera da condizionamenti mediatici.