Lontano da qui, di Sara Colangelo

Lisa (Maggie Gyllenhaal) è una maestra d’asilo che vive a Staten Island, dove frequenta un corso di poesia, sua grande passione. Un giorno Lisa rimane incantata dal talento innato di un suo giovanissimo studente, Jimmy, capace di comporre con incredibile disinvoltura poesie bellissime. La donna decide così di coltivare il talento del bambino, trascurato dalla famiglia, e di proteggerlo dall’indifferenza della società.

Per quanto il fulcro della trama di Lontano da qui sembri, alla base, ruotare attorno alla classica storia di un giovane ed incompreso prodigio, e ai tentativi della sua insegnante di valorizzare e far conoscere al mondo il suo talento, nel corso della visione s’intuisce ben presto che l’indiscussa protagonista è in realtà solamente l’insegnante. La pellicola di Sara Colangelo è infatti il racconto di come una quarantenne, profondamente annoiata e insoddisfatta dalla sua monotona vita, inizi a trovare nuovi ed importanti stimoli nelle poesie di un bambino di cinque anni. Non è allora un caso se lo sguardo della regista si rivolge continuamente alla Lisa di Maggie Gyllenhaal e solo a lei, onnipresente sullo schermo anche mentre l’azione avviene fuori campo.
Di conseguenza Jimmy e le sue opere finiscono col rappresentare lo specchio dei desideri e al tempo stesso delle frustrazioni della donna. Se i suoi versi non sembrano suscitare un particolare interesse nel marito e nei figli, grazie a loro Lisa riesce a catturare le attenzioni dell’affascinante insegnante (Gael García Bernal) del suo corso di poesia e Jimmy stesso diventa il figlio devoto che ha sempre sognato, capace di condividere le sue stesse passioni, ma soprattutto custode di un talento che ha sempre voluto possedere e di cui invece è abbondantemente sprovvista.

Lontano da qui presenta infatti anche un preciso discorso sulla letteratura contemporanea, dai contorni controversi ma per nulla scontati, soprattutto nel suo essere totalmente impietoso verso i suoi aspetti peggiori. Discorso veicolato sullo schermo ancora una volta da Lisa. Alla purezza incontaminata di Jimmy, simbolo di tutta la meraviglia che l’arte può offrire, la Colangelo contrappone il discutibile operato della donna, la quale, pur mossa da buone intenzioni, finisce nel cadere negli errori della vuota società consumistica che tanto dice di disprezzare. Dona al bambino un più rigido schema, gli inculca concetti e strumenti forzati, lo porta addirittura a saggiare i piaceri dell’approvazione da parte di un pubblico. Così facendo la donna sembra in realtà la rappresentazione, più umana e tragica, di coloro che amano auto-definirsi colti e intellettuali ma che invece sono portatori di idee e contenuti superficiali, che celano interiormente una profonda e triste inconsistenza.
Nei confronti della poesia, quella vera, e soprattutto di Jimmy, Lisa assume allora l’insospettabile ruolo di antieroe, o almeno così la Colangelo sembra volerla trattare nella prima parte dell’opera. Quando invece inizia ad entrare in gioco la terribile portata delle sue paure e ossessioni, appare chiaro che la regista non la sta affatto giudicando, né tantomeno la compatisce, bensì la comprende come farebbe il più capace degli analisti. La donna comincia a non vedere più Jimmy per il bambino che è, s’innamora perdutamente della sua arte e perde allo stesso tempo completamente di vista tutto il resto. La grande prova autoriale, che non a caso si è aggiudicata il premio di miglior regia al Sundance Film Festival, sta tutta qui, nella restituzione intensa, lucida e fedele delle infinite fragilità di Lisa, delle sue universali insicurezze che proprio per questo diventano, in una seconda parte dalle derive oltremodo estreme, infinitamente spaventose.

 

Titolo originale: The Kindergarten Teacher
Regia: Sara Colangelo 
Cast: Maggie Gyllenhaal, Gael García Bernal, Parker Sevak, Rosa Salazar e Michael Chernus
Durata: 96′ 
Distribuzione: Officine UBU 
Origine: Usa, 2018