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L’origine del mondo, di Rossella Inglese

L’esordio nel lungo della regista dei fantastici corti Denie e Eva rinnova la capacità di costruire un profondo senso di prossimità e intimità con le sue protagoniste. RoFF19 Alice nella Città

Dopo una serie di cortometraggi straordinari (soprattutto Denise, dal cui apparato formale sembra ripartire questo primo film della regista, nell’inserto-smartphone iniziale girato in verticale), Rossella Inglese esordisce nel lungo riprendendo proprio l’ultimo dei suoi corti, Eva, che vedemmo alla Settimana della Critica nel 2021: Inglese è una cineasta che imbastisce la ricerca incessante della sua mdp intorno al corpo innanzitutto delle sue protagoniste (da qui probabilmente il titolo dell’opera, mutuato dal celebre dipinto di Gustave Courbet), e stavolta anche di una figura maschile, quella di Bruno (Fabrizio Rongione, come sempre pazzesco catalizzatore di dolore inespresso, trattenuto, sottopelle). E così alla giovane Giorgia Faraoni nel ruolo di Eva tocca di portarsi addosso tutta l’irrequietezza ad un passo dall’esplosione da cui si origina questo cinema, anche quando l’obiettivo si stacca per un attimo dal marcarla (la braccava stretta d’altronde già la soggettiva dello smartphone dell’incipit) e prende a fare giri intorno all’ambiente in cui si svolge questa storia, perché i luoghi si fanno racconto quando le parole non aiutano ad esplicitare le emozioni in ballo – e L’origine del mondo è un film in cui i dialoghi sono sparutissimi, a farsi rivelazione sono appunto il buio della notte, le mura scrostate delle costruzioni industriali subito messe a confronto con la vegetazione, la campagna, la natura del vivaio. In questo setting di fantasmi (quanti ce ne sono in questa storia, anche al di là della moglie morta dell’uomo? quante figure familiari sullo sfondo, quante vicende giusto accennate…) si installano i corpi, soprattutto quelli di Eva e Bruno, che si scrutano, prima a distanza, poi si scoprono a vicenda le ferite, fino a diventare per sparuti attimi una cosa sola.

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Laboratorio di SUONO PRESA DIRETTA, a Roma dal 16 marzo


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Ecco, intorno alla propria capacità di costruire sequenze di grande intimità scovando un senso di prossimità incredibile con i suoi personaggi, Rossella Inglese mette insieme però un impianto non sempre altrettanto convincente negli elementi che fanno da contraltare a Eva e Bruno: il film fatica un po’ a trovare una sua andatura dopo l’incidente scatenante, e le situazioni da vita di paese (la comitiva al bar, la gita al lago, la festa patronale) le abbiamo viste forse già una volta di troppo – l’esordio della regista viene fortunatamente riscattato dal toccante finale, dove finalmente la parola ritrova una propria centralità dopo tanti silenzi (la confessione di Eva a cui segue la lettera di Bruno).
Inoltre, L’origine del mondo mostra una maniera per parlare, tra le altre cose, di revenge porn senza cadere mai nella trappola banalizzante del linguaggio d’inchiesta, del racconto sociale, dell’impegno “civile”, ma restando sempre coerente nella sua indagine sospesa (lo era già nella versione breve, intitolata come la protagonista) su cosa accade quando due esseri umani si guardano, due esistenze si incrociano, anche solo per un istante.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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Il voto dei lettori
3.5 (6 voti)

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