Love After Love, di Ann Hui

E’ verosimile che il motivo per fare Venezia77 “in presenza” e tornare ad immergerci nell’esperienza unica della sala, dello schermo grande, sia esplicitato al meglio dal trovarsi di fronte ad un’opera così “inequivocabilmente cinema” come questo Love After Love, portato in dote dal Leone d’Oro alla Carriera di quest’anno, Ann Hui. Questa produzione extralusso cinese ci ricorda ancora una volta come, dovessimo scegliere un unico periodo da conservare di tutta la storia del cinema destinata al macero, sarebbe con alta probabilità la new wave hongkonghese degli ’80s. Un fotogramma a caso del nuovo film della 73enne regista di Boat People e A simple life contiene una luminosa sintesi in purezza degli elementi che hanno caratterizzato per intero il nostro rapporto elettivo con la forma cinematografica nel corso del Novecento, e a questo va aggiunto uno sguardo capace ancora oggi di accensioni inaspettate, attimi improvvisi di sussulto all’interno della confezione vip fasciata dalle immagini di Christopher Doyle e dalle musiche di Ryuichi Sakamoto, e capitanata dalla superstar del divismo cinese Faye Yu. L’operazione mira alla conquista sicura dei botteghini (riaperti?) continentali, ma chi lo sa magari anche ad un successo da export in stile Crazy Rich Asians.

Nella Hong Kong degli anni ’40 fanno già capolino le tensioni coloniali tra la modernità che insegue l’eleganza british, e la tradizione contadina legata ai valori sacrali e millenari della famiglia, incroci esplosivi di genti tra l’isola e le mille anime irrequiete di Shanghai. Finisce tutto tra gli intrighi di letto che si consumano nelle camere della villa di Lady Liang, dove l’oggetto del contendere è l’insaziabile “mezzosangue” George, aitante giovane in grado di saltare sotto le lenzuola della padrona di casa, delle sue servette, e soprattutto della nipote appena giunta dalla terraferma, la studentessa Ge Weilong (Sandra Ma, volto in ascesa nell’industria cinese, vera e propria scoperta nella sua capacità magnetica di incarnare il fremito desiderante sotto la castità della scolaretta). Ogni mossa dei personaggi, tratti dal romanzo Aloeswood Incense: The First Brazier di Eileen Chang, nasconde un’esca lanciata a qualcuno per continuare a tessere la tela di tradimenti, adulteri, o solo semplici, spietati corteggiamenti: Ann Hui si lascia trasportare e divertire dalla superficie da mélo irrequieto e dal valzer di innamoramenti e relazioni pericolose nell’ipocrita alta società dei nuovi ricchi, una galleria di figure spesso irresistibili (la sorella di Georgie, il tutore Uncle, lo spaesato compagno di studi di Weilong…) a contorno del triangolo principale.

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Love After Love non è però solo una dimostrazione di stile, ma è attraversato da squarci che rivelano il cuore più personale dell’autrice, momenti di sparizioni istantanee, giusto il tempo di voltare la testa dall’altro lato, che lasciano con una nostalgia improvvisa per la persona anelata ma irraggiungibile, e insieme continue apparizioni di fantasmi che raccontano storie di un passato per nulla pacificato, ombre desaturate che accompagnano l’apparente spensieratezza di una vita che suggeriva per una donna la ricerca di un buon partito da cui farsi mantenere come la soluzione da prediligere in confronto all’impegno nello studio e successiva indipendenza.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)

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