Lucky, di John Carroll Lynch

Non c’è nessuna esistenza da riscattare, non c’è nessuna routine senile da spezzare. Lucky, opera testamento della vita e della poetica umana del compianto Henry Dean Stanton non è altro che un film che parla di un epilogo, di una lenta e inesorabile fine. Come se stessimo leggendo le lettere stoiche di qualche senatore-filosofo romano, isolato in qualche villa ai confini dell’impero in attesa della morte, Lucky ci racconta la normalità di una vecchiaia che è l’unica realtà possibile. Superata la fatidica e “invincibile” soglia dei novanta anni, la vita di Lucky, anziano cowboy, è ripetitività diventata sopravvivenza, solitudine diventata inerzia. I tanti volti e le tante voci che colorano le sue giornate (il personale del bar, la commessa del market, gli amici di sempre del pub) sono solo comparse di sfondo, il coro ideale con cui sciogliere conversazioni tangenziali, aforismi crepuscolari, intuizioni ancestrali. Nel suo essere comunamente ordinario, Lucky/Stanton raggiunge una dimensione ascetica che, rifuggendo la saggezza, arriva a una surreale poesia.

Con il suo volto totemico, con la sua presenza fisica che sintetizza mille idee, mille immagini, mille film, Henry Dean raggiunge nella sua ultima interpretazione una dimensione rarefatta. John Carroll Lynch, meraviglioso ed enorme caratterista (Gran Torino, Fargo, Zodiac) nel suo maturo esordio dietro la macchina da presa sceglie di esaltare e glorificare il capostipite della sua scuola interpretativa, il padre di tutti i supporting actors. Il film guarda senza abusare a Wenders, a Huston e a David Lynch (arrivato anche lui a rendere omaggio l’amico di sempre con un piccolo cammeo liquido commovente) e allo stesso tempo mette al centro di tutto il suo protagonista, rendendolo colonna portante di ogni inquadratura, di ogni dialogo. Lucky, così, si rivela capace di rappresentare la sintesi e lo straordinario unicum di tutta una carriera. Al di là delle frasi di circostanza dei tanti che si sono imbattuti non preparati a questo elogio all’attore, Lucky disprezza la scontata ripetitiva dei tanti film celebrativi che Hollywood ciclicamente sforna per “ringraziare” i volti secondari che l’hanno fatto grande (ultimo caso è il The Hero con Sam Elliott alle prese con una riconciliazione famigliare). Lucky non ha una trama classica, non ha obiettivi concilianti, non ha una formula cinematografica da inseguire. Lucky ha solo il suo minuscolo, immenso, protagonista e tanto basta.

 

Titolo originale: id.

Regia: John Carroll Lynch

Interpreti: Harry Dean Stanton, David Lynch, Ron Livingston, Ed Begley Jr., Tom Skerritt, Beth Grant, Yvonne Huff, Hugo Armstrong, James Darren, Barry Shabaka Henley, 

Distribuzione: Wanted Cinema

Durata: 88′

Origine: Usa 2017