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Corso Laboratorio di Ripresa Video e Fotografia, dall’11 marzo


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L’UE contro il design di TikTok

Dopo il caso zero della diciannovenne californiana KMG, anche dal vecchio continente si è avviata un’indagine ai danni della piattaforma cinese, accusata di violare la legge sui servizi digitali

Dopo il caso zero della diciannovenne californiana “K.M.G” che ha fatto causa ai giganti della tecnologia come ByteDance (TikTok) e Meta (Instagram e Facebook), arrivano nuovi risvolti per quanto riguarda la vicenda riguardo i danni dei social media ai minori. Una disputa che potrebbe insegnare più di quanto promette, con la Commissione Europea che ha avviato un’indagine ai danni di TikTok, accusando la gigante app cinese di violazione della legge sui servizi digitali (Dsa), a causa di un design che può causare forti dipendenze. Tra i “capi d’accusa” ce n’è uno ben preciso su cui insiste l’UE, e riguarda il meccanismo assuefacente della sua architettura.

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Laboratorio di SUONO PRESA DIRETTA, a Roma dal 16 marzo


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La dipendenza dai social media può avere effetti dannosi sullo sviluppo mentale dei bambini e degli adolescenti – ha dichiarato la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, responsabile per la sovranità tecnologica – la legge sui servizi digitali rende le piattaforme responsabili degli effetti che possono avere sui loro utenti. In Europa, applichiamo la nostra legislazione per proteggere i nostri bambini e i nostri cittadini online“. Non è tardata neanche la risposta di TikTok, con un portavoce del colosso cinese che ha commentato così le accuse: Le indagini preliminari della Commissione descrivono la nostra piattaforma in modo completamente falso e privo di fondamento e adotteremo tutto il necessario per contrastare tali accuse con ogni mezzo a nostra disposizione”.

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MONTAGGIO per VIDEO CORPORATE e SOCIAL, dal 3 marzo


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Ed ecco che l’allarme dell’Ue spiana la strada a sempre nuovi discorsi e inquietudini sulle architetture del sapere, dove ogni forma produce nuovo senso, un campionario di significati proprio come ne La biblioteca di Babele di Borges. Questo scrolling ripetuto e infinitamente ripetibile che si autoalimenta ogni secondo diventa presto un garante lusinghiero per la gigante piattaforma, che si conquista un frame alla volta la non-finitezza, mentre distribuisce dopamina agli insaziabili utenti. 

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Ricerca e lavoro di archivio nel cinema documentario, dal 4 marzo


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tiktok

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Corso di Sceneggiatura in presenza a Roma dal 16 marzo

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Proprio qui sta il nocciolo dell’accusa; secondo la Commissione, infatti, questa ricompensa costante con nuovi contenuti mette il cervello dell’utente in modalità pilota automatico, alimentando la compulsione e riducendo l’autocontrollo. TikTok assomiglia sempre di più a una macchina celibe – direbbe forse Renato Nicolini che dell’architettura moderna è stato un fine conoscitore – per la sua mancanza di inizio e fine o funzionalismo alcuno, che la costringe a guardarsi e riguardarsi come una sala di specchi convessi. 

E in questo labirinto di algoritmi (dicasi effetto rabbit hole) c’è in gioco la questione del vedere tutto, che malgrado alcune recenti restrizioni, sembra ancora un tasto dolente per la Commissione Europea che considera troppo deboli gli strumenti di tutela per i minori come il parental control o la gestione del tempo di utilizzo.  

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Laboratorio di SUONO PRESA DIRETTA, a Roma dal 16 marzo


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Presto la palla passerà al Comitato europeo per i servizi digitali, ma tutto lascia pensare a una battaglia legale spartiacque per l’etica dei social media. La Commissione Europea confida nella Legge sui Servizi Digitali, che tra le voci principali cita l’opzione di Feed basata sulla scelta di un feed non personalizzabile (quindi estraneo all’algoritmo) per le piattaforme con oltre 45 milioni di utenti mensili nell’UE; d’altro canto i giganti della tecnologia si sentono tutelati dalla sezione 230 del Communications Decency Act, una legge americana risalente al 1996 che li esonera in larga misura da qualsiasi responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti sulle loro piattaforme. 

La giurisdizione del vecchio continente contro quella statunitense dunque, per una disputa culturale che preannuncia nuovi rinnovati discorsi sull’etica degli sguardi digitali oggi. 

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