"L'uomo con i pugni di ferro", di RZA

L'uomo dai pugni di ferro

Non potremo mai sapere se il montaggio originale di quattro ore fosse veramente quell'omaggio sentito e sincero che il film aspira ad essere; la versione che approda nelle sale, purtroppo, impedisce qualsiasi forma di emozione, recuperando gli stilemi del wuxiapian e del gongfupian attraverso una rivisitazione banalmente epidermica.

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l'uomo dai pugni di ferroL’uomo con i pugni di ferro è il risultato di una lunga storia d’amore, quella tra RZA e i due generi più popolari del cinema cinese: il gongfupian e il wuxiapian. Spesso confusi tra loro dal pubblico occidentale, il primo si concentra prevalentemente sul tema della vendetta e sulla riparazione di un torto subito, mentre il secondo è il tradizionale cappa e spada orientale, derivante da una lunga tradizione letteraria e talvolta caratterizzato dalla presenza di alcuni elementi fantastici (primo tra tutti, l’assenza di forza di gravità). Dopo aver realizzato alcune – riuscitissime – colonne sonore per Jim Jarmusch e Quentin Tarantino, il rapper americano (all’anagrafe Robert Diggs) passa quindi dietro la macchina da presa con un progetto inseguito e coccolato da anni: una personale rivisitazione dei generi più amati, grazie al sostegno dell’amico Eli Roth che, per l’occasione, si limita al ruolo di produttore e co-sceneggiatore. La passione e la dedizione di RZA nei confronti della materia trattata sono indubbiamente fuori discussione, tanta e tale è la sua conoscenza in merito; purtroppo, nulla di tutto ciò riesce a trasparire dal risultato compiuto. Non è facile parlare di un prodotto pensato, scritto e girato come un film di quattro ore (a tanto ammontava il montaggio originale) e poi ridotto a solamente un’ora e mezzo.

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russell crowe in l'uomo dai pugni di ferroEssendo impossibilitati a sapere cosa sia imputabile agli interventi in postproduzione e cosa invece  alla effettiva inesperienza dell’esordiente regista, non resta che guardare a L’uomo con i pugni di ferro per quello che effettivamente è: il maldestro tentativo di rievocare un cinema che non esiste più, trasformando così un sincero omaggio in una involontaria parodia. La fusione tra immaginari diversi coinvolge anche la blaxpoitation (il segmento in bianco e nero con la madre Pam Grier, nel quale era inizialmente previsto anche un cameo di Jamie Foxx/Django) e il western all’italiana, ma il postmodernismo di Quentin Tarantino è un miraggio lontano, che RZA non riesce mai davvero a reinterpretare in maniera personale: non c’è una singola sequenza che duri più di un paio di minuti, i personaggi non diventano mai memorabili come aspirerebbero ad essere e, soprattutto, si avverte la mancanza di una mano forte in cabina di regia in grado di calibrare il ritmo della pellicola. Ovviamente, rimandi e citazioni si sprecano (in particolar modo nei confronti del cinema di maestri quali King Hu, Chang Cheh e Ching Siu-Tung), arrivando addirittura ad omaggiare The Killer di John Woo con l’esecuzione dell’indimenticabile motivo musicale cantato da Sally Yeh, ma il rapper newyorchese non è l’unico ad aver visto e amato quei film: L’uomo con i pugni di ferro si riduce così ad un innocuo divertissement rivolto esclusivamente agli amanti del genere, del quale però ne riproduce temi e situazioni attraverso  una chiave di lettura esclusivamente superficiale (quando il wuxia è in realtà epica di polvere, dolore e sangue; la tragedia di uomini e donne in contrasto con l’ordine naturale delle cose). Forse nel montaggio originale poteva essere davvero un altro film, chissà: la versione unrated già disponibile sul mercato americano aggiunge altri quindici minuti, ma la sostanza purtroppo non cambia.

 

Titolo originale: The Man with the Iron Fists

Regia: RZA

Interpreti: RZA, Russel Crowe, Lucy Liu, David Bautista, Jamie Chung, Rick Yune, Gordon Liu

Origine: USA, 2012

Distribuzione: Universal

Durata: 96'

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