L’uomo dai 7 capestri, di John Huston

Una storia del west fumettistica che parte con i fuochi d’artificio e finisce nel languore malinconico per un tempo che non tornerà più. Oggi, ore 16.10, Rete 4

-----------------------------------------------------------
NOVITA’ – CORSO ONLINE TEORIA DELLA SCENEGGIATURA


-----------------------------------------------------------

“Lei chiama quella giustizia?”

----------------------------
CORSO ESTIVO DI RIPRESA VIDEO

----------------------------

“La giustizia è serva della legge.”

“Lei ha detto che la legge era serva della giustizia!”

“Beh, funziona in entrambe le direzioni.”

 

 

 

Law and Order. Questo era il titolo che originariamente era previsto per The Life and Times of Judge Roy Bean, opera di John Huston che si inserisce in quel filone che tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 celebrava il tramonto del mito della frontiera e l’alba di un western revisionista. Tanti i dubbi e gli interrogativi sulle fondamenta del sogno americano e sulle sue contraddizioni: la figura realmente esistita di Roy Bean, rapinatore di banche che si autoproclama giudice e fonda un regno medioevale nel Texas ad ovest del fiume Pecos, pone in maniera critica un quesito etico sull’utilizzo “creativo” della legge per imporre l’ordine in una comunità neoprimitiva. Sulla scia di Butch Cassidy (1969) di George Roy Hill e La ballata di Cable Hogue (1970) di Sam Peckinpah John Huston, aiutato da un Paul Newman particolarmente ispirato, stravolge il tono della sceneggiatura originale di John Milius prediligendo gli aspetti grotteschi. Siamo molto distanti dalla versione di Roy Bean di William Wyler del 1940 con L’uomo del West e molto più vicini al The Judge dal fumetto Lucky Luke.

Il New Western di Huston assomiglia a una biografia caricaturale in cui il comico nasce dall’asincronismo tra l’uomo e l’ambiente sociale circostante. Basta ricordare il primo arrivo di Roy Bean in un bordello in mezzo al nulla: la reazione del pistolero all’aggressione dei nativi si trasforma in una deriva surreale in cui si moltiplicano i cadaveri e ci si spara nei genitali. Huston impreziosisce il tutto con una serie di personaggi indimenticabili, maschili e soprattutto femminili, che aumentano l’impatto spettacolare della rappresentazione.

Si pensi all’angelo salvifico Maria Elena (Victoria Principal alla sua prima magica apparizione sullo schermo) che sorregge Roy nei suoi deliri di grandezza e nella sua passione per la musica; alla figlia Rose (Jacqueline Bisset) che imbraccia il fucile per arginare l’avanzata dei nuovi ricchi petrolieri o ancora alla cantante Lillie Langtry (Ava Gardner) che si aggira in un museo tra i resti di un passato glorioso in una delle scene più malinconiche di tutto il cinema di John Huston. Gli aspetti folcloristici vengono amplificati da personaggi al limite con il bizzarro: il reverendo La Salle (Anthony Perkins) che guarda Maria Elena in maniera poco ecumenica; il cowboy albino Bad Boy (irriconoscibile Stacy Keach, fonte di ispirazione per David Lynch e il suo cowboy elettrico in Mulholland Drive) che in una scena “pulp” finisce con un buco in pancia come il personaggio dei fumetti Fearless Fosdick; il vecchio Grizzly Adams (John Huston) che cerca un posto caldo dove seppellire le proprie ossa e lascia in eredità uno stupendo orso bruno ammaestrato che ruba la scena a Paul Newman (e anche il sigaro).

L’etica relativistica del western crepuscolare si riflette sia nell’uso disincantato dell’impiccagione da parte del giudice che ha potere di vita e di morte sui suoi sudditi, sia nei dialoghi politicamente scorretti (la scena delle scuse di Roy Bean alle mogli-prostitute è indimenticabile). Poi arrivano la ferrovia e il petrolio: il cosiddetto progresso fa piazza pulita di tutti i simboli del passato applicando la legge del più forte ad un livello più ipocrita e più subdolo. Un valore aggiunto al film sono le musiche di Maurice Jarre: la canzone Marmalade, Melasses and Honey venne candidata all’Oscar nel 1973 e il tema di Lillie Langtry venne ripreso da Quentin Tarantino nel suo C’era una volta a…Hollywood. Interpretato da un Paul Newman con tono cialtronesco e scanzonato, attraversato positivamente dalle tensioni tra sceneggiatore e regista, L’uomo dai 7 capestri è una storia del west fumettistica che parte con i fuochi d’artificio e finisce nel languore malinconico per un tempo che non tornerà più: in quel museo delle cose perdute si può ancora sostituire alla realtà storica l’artificiosità dello spettacolo.

 

Titolo originale: The Life and Times of Judge Roy Bean
Regia: John Huston
Interpreti: Paul Newman, Ava Gardner, Jacqueline Bisset, Tab Hunter, John Huston, Stacy Keach, Roddy McDowall, Anthony Perkins, Victoria Principal, Ned Beatty, Richard Farnsworth, Michael Sarrazin
Durata: 120′
Origine: USA, 1972
Genere: western

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

Sending
Il voto dei lettori
3.67 (6 voti)
--------------------------------------------------------------
Sentieriselvaggi21st #11: JONAS CARPIGNANO La nuova frontiera del cinema italiano

--------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative