L’uomo dei ghiacci – The Ice Road, di Jonathan Hensleigh

Un action forsennato che non ha nulla da perdere. Alla fine rimane vittima del suo stesso gioco ma ha coraggio da vendere e permette a Liam Neeson di esplorare le sfumature del suo tipico action hero

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L’uomo dei ghiacci è il primo film che Jonathan Hensleigh scrive e dirige dopo una pausa durata dieci anni, iniziata a causa del fallimento di Bulletproof Man, un disonore per uno che, di fatto, ha scritto moltissimo del cinema pop anni ’80 e ’90, da Die Hard – Duri a morire ad Armageddon. Ora deve tornare in gioco, riacquistare la fiducia del sistema e, magari, alzare l’asticella. Perché l’action, mentre era via è cambiato, ora è più autoriale, consapevole, espanso. La sua strada incontra quella di Liam Neeson, un’altra entità in cerca di un’evoluzione, di un rilancio, dopo l’avventura nell’action europeo, in tempi recenti sempre più spostato verso il tradizionale immaginario americano, reduce non a caso dal neo-western the Marksman.

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Hensleigh e Liam Nesson vogliono tornare ad una simbolica “casa”, eppure il loro è un movimento inquieto, consapevole che quello stesso spazio in cui vogliono rientrare ora è sempre più fluido, privo di gerarchie, inafferrabile, mutevole, in cui anche la tradizione è un flusso di dati con cui interagire.  In L’uomo dei ghiacci l’elemento più stabile è proprio il personaggio di Liam Neeson, un camionista chiamato a partecipare alla carovana che dovrà sfidare un pericoloso itinerario ghiacciato per poter salvare un gruppo di minatori vittima di una frana. Ormai è un canonico personaggio da ballad alla Willie Nelson, che ha però la consapevolezza di guardare fuori dal suo spazio d’azione e di assecondare uno script che lo vuole epigono dell’immancabile Dom Toretto (dopotutto fondamentale tassello di un nuovo canone del cinema americano) e che lo rende membro di una squadra mai così multi culty ed inclusiva, tra nativi americani ed ex veterani sofferenti di stress postraumatico.

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L'Uomo dei ghiacci

Attorno a Neeson si muove un film forsennato, pensato e girato da Hensleigh come se davvero, per lui, non ci fosse più nulla da perdere. Ma a colpire non è tanto il ritmo costantemente accelerato, quasi alla Michael Bay, del racconto quanto la libertà assoluta e la felice strafottenza con cui il regista gestisce la narrazione. Corre Hensleigh, si gioca uno dopo l’altro momenti action vertiginosi che altri film si sarebbero tenuti stretti, ma trova anche il tempo di rallentare, di dilatare il racconto per riflettere su miti e riti del camionismo. Vuole riappropriarsi della mitologia dell’autostrada, Hensleigh, meglio, vuole che il suo film attraversi il motivo del viaggio nel cinema americano, perché forse l’unico modo per tornare in gioco è dimostrarsi degno dei propri padri. E così l’itinerario è invaso da schegge che rimandano ad uno spazio consolidato e ingombrante, che Hensleigh rilegge con coraggio, guardando la tradizione negli occhi, dal Convoy di Peckinpah a Sorcerer, passando per Duel ma evocando addirittura gli spettri delle diligenze Fordiane.

È indubbio, giocoforza, che lentamente il regista finisca avvinto dal suo stesso gioco. Alla lunga Hensleigh si crede infallibile e rischia di perdere il controllo: e così scopre le sue carte, trascura i minatori e lascia intendere che a lui interessa solo della squadra di camionisti, ma soprattutto spinge al limite un film che soffre le sue ambizioni, costretto a ricorrere ad una rigida CGI o a stacchi di montaggio ad arte per arrivare lì dove il budget non glielo permette. Forse Hensleigh non ha portato a termine il suo obiettivo, forse L’uomo dei ghiacci, troppo chiuso nei suoi propositi di rivincita per camminare davvero sulle sue gambe, è un film maggiormente centrale per la carriera di Liam Neeson che per quella del suo regista, ma rimane un prodotto che riscopre il potere ludico del cinema, un film che è una straordinaria, seducente giostra.

 

Titolo originale: The Ice Road
Regia: Jonathan Hensleigh
Interpreti: Liam Neeson, Laurence Fishbourne, Benjamin Walker, Amber Midthunder, Martin Sensmeier, Marcus Thomas, 
Distribuzione: BIM Distribuzione
Durata: 108′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
Sending
Il voto dei lettori
2.2 (5 voti)
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