L’uomo delfino, di Lefteris Charitos

Più che una biografia per immagini del Jacques Mayol che ispirò Le Grand Bleu di Besson, è una meditazione zen sul rapporto tra l’uomo con sé stesso e il proprio ambiente. In sala fino al 7 ottobre

Varcare il limite delle possibilità umane non per spirito competitivo ma come mezzo d’esplorazione del proprio essere. A differenza di Le Grand Bleu di Luc Besson questa opera prima di Lefteris Charitos sarebbe sicuramente piaciuta a Jacques Mayol (1927-2001), leggendario apneista capace per primo di raggiungere il limite dei 100 metri in immersione.
Il documentario raccoglie prezioso materiale d’archivio e lo alterna alle interviste degli amici e familiari di Mayol sottolineando non tanto gli aspetti agonistico-sportivi quanto il perenne conflitto tra la terra e il mare, tra il caos dell’esistenza umana e il silenzio degli abissi.
Il delfino è l’animale più vicino allo spirito di Jacques Mayol: da giovane mentre lavora per un acquario il futuro recordman stabilisce subito un legame speciale con Clown, esemplare intelligente e sensibile. L’identità col mammifero acquatico rimanda al mare, all’origine della vita e alla protezione del liquido amniotico. Ma i drammi e i conflitti umani sembrano volere contraddire questa apnea in cui il corpo umano assume la forma dell’acqua e lascia libera la mente dal fardello di pensieri troppo pesanti. Mayol abbandona i genitori e presto anche la moglie e i suoi due figli Dottie e Jean-Jacques: sembra colto da un furore inarrestabile, sempre in viaggio, sempre alla ricerca di nuove esperienze, circondato da champagne e biondissime valchirie. Sale sugli aerei con la muta e le pinne in mano. Al genio della sua performance sportiva accoppia la sregolatezza di un vagabondo che sfrutta la propria notorietà. Ma in realtà l’esaltazione maniacale del giovane atleta francese nasconde l’ombra lunga di un desiderio mai soddisfatto, l’irrequietezza del demone interiore della depressione. E’ una tragedia casuale e improvvisa a indirizzare Mayol verso l’oriente, verso la meditazione, verso il pensiero zen che gli fa ampliare i poteri della mente: Mayol si libera delle angosce di morte e scende nel blu profondo senza avere paura di non potere tornare più indietro. La dottrina dello yoga si trasforma in pratica attiva. Come sottolineato dai suoi figli e da altri campioni come Umberto Pelizzari e Mehgan Heaney-Grier, le vittorie di Jacques Mayol non nascono dal desiderio di battere l’avversario, ma da quello di esplorare il proprio inconscio fino a scoprire tesori nascosti e forze inimmaginabili. Ma in questa ricerca interiore del proprio limite è inevitabile la solitudine: scompaiono gli affetti familiari, gli amori, gli amici, i rivali sportivi.
Si rimane davanti alle infinite distese del mare a cercare di carpirne il mistero. Interviste, autobiografie, soft porn subacquei, film di successo (Le Grand Bleu), scuole per i più giovani: la fama invece di curare la depressione ne acuisce la gravità. Come i delfini, si abbandona il branco e si abdica alla vita perché non c’è più un senso. Il passato diventa solo rimpianto, l’isola d’Elba non è più un buen retiro ma una pietra tombale.  Charitos colpisce lo spettatore con splendide riprese subacquee che mostrano realisticamente le imprese sportive e lascia ai visi degli intervistati le emozioni di una esistenza incredibile, tutta passata trattenendo il respiro. Anche le musiche di Mathieu Lamboley, mai enfatiche, aggiungono una nota malinconica ad una vicenda che ha un finale non consolatorio.
Distribuito da Wanted Cinema, accompagnato dalla voce narrante dell’attore Jean Marc Barr (che aveva impersonato proprio Mayol nel film di Besson) L’uomo delfino torna in sala dopo il tour di proiezioni del 2017. Più che una biografia per immagini è una meditazione zen sul rapporto tra l’uomo con sé stesso e il proprio ambiente. Nella totale identità tra esistenza umana e ambiente marino sta il segreto per una esistenza libera, leggera come un salto di delfini tra le onde, riappacificata nel silenzio di una profondità che non ha fine.
Titolo originale: Dolphin Man
Regia: Lefteris Charitos
Distribuzione: Wanted Cinema
Durata: 78′
Origine: Grecia/Canada/Francia/Giappone, 2017
La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

Sending
Il voto dei lettori
0 (0 voti)
---------------------------------------------------------------
UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

---------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative