Ma tu mi vuoi bene?, di Pier Maria Cecchini

Vorrebbe raccontare con sincerità la (nuova) quotidianità di un figlio in lutto, ma fallisce miseramente. Solo il filo sottile dell’ironia evita allo spettatore di cadere nel baratro dell’insofferenza

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Ma tu mi vuoi bene?” chiede la madre al figlio Lorenzo (Paolo Bernardini) poco prima di emettere l’ultimo respiro. Una domanda all’apparenza semplice, ma che come una spada di Damocle peserà a lungo sulla coscienza dell’uomo, incapace a formulare sul momento una risposta sincera e adeguata. In questo senso l’occasione per aprirsi una volta per tutte alla donna più importante della sua vita è sfumata definitivamente. Al punto che il pensiero di aver perduto il “treno della redenzione” lo ossessiona quotidianamente, e da cui fatica a liberarsi. Ma ad ogni fine, però, segue sempre un nuovo inizio. E il film – almeno nelle intenzioni – vorrebbe tanto dischiudersi ad un sogno di conciliazione. Da cui passano tutte le difficoltà del racconto ad elevare la materia in questione oltre il livello della mera banalità introspettiva.

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Si riparte, perciò, dalla fatidica domanda iniziale. È da lì che ha origine il “vuoto” con cui il protagonista deve fare i conti, e che lo condurrà progressivamente sull’accidentato cammino della redenzione. Perché, fino a quel momento, Lorenzo non si è mai guardato indietro. Ha 40 anni e nella sua carriera da manager ha ottenuto (almeno in apparenza) tutto ciò che desiderava: donne, successo, denaro a palate. Ma in faccia al lutto materno, la superficialità di questa esistenza non regge più. E se Ma tu mi vuoi bene? comprende la necessità di legare i vagabondaggi da wanderer in cui si profonde l’uomo, alla scoperta di una nuova quotidianità contrassegnata dall’assenza, al tempo stesso la incardina ai linguaggi più insopportabili dell’introspezione sensazionalistica. Come in un serial di bassa (e a tratti, di bassissima) lega, il film di Cecchini – qui al suo debutto da regista – incorpora tutte le grammatiche del tedio: sguardi lanciati verso il fuori campo in cerca dell’evocazione, montaggi da videoclip con roboante musica sinfonica, rotazione della camera anche in presenza di primi piani. Quasi come se bastasse tenere in costante movimento la macchina da presa per imprimere dinamismo al racconto, senza curare nel contempo i ritmi all’interno del quadro. Forse, è solo attraverso la sincerità con cui si approccia alla materia, intrecciata (e meno male!) al filo di un’ironia che ha per lo spettatore il sapore di una panacea, che Ma tu mi vuoi bene? riesce – in parte – a smarcarsi dallo strapiombo dell’insofferenza. Che la memoria materna di un figlio di certo non meriterebbe.

Regia: Pier Maria Cecchini
Interpreti: Paolo Bernardini, Roberta Barbiero, Tommaso Arnaldi, Luciano Giugliano, Erica Zambelli, Gaetano Gennai, Dafne Barbieri, Pier Maria Cecchini
Distribuzione: Magic Effect Production
Durata: 100′
Origine: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2
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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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