Macbeth, di Joel Coen

Impressionante e sontuosa visione della tragedia di Shakespeare da parte del regista statunitense. Geometrico e impetuoso, c’è tutta la potenza del cinema. Apple Tv+

Non c’è solo Shakespeare nell’adattamento di Macbeth firmato da Joel Coen. C’è un personale e intenso viaggio nella ‘storia del cinema’ da parte del cineasta statunitense, che per la prima volta scrive e dirige un film senza il fratello Ethan. Certamente è una tendenza che ha attraversato spesso il cinema di Coen, a volte anche come scolastico esibizionismo. Forse proprio per questo invece sorprende la limpidezza, la geometricità, il provvisorio congelamento della tragedia nella prima parte prima di diventare nella seconda incandescente, impetuosa e devastante, piena di sangue e furore.

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In questa nuova versione di Macbeth, è Denzel Washington a incarnare il lord scozzese a cui tre streghe predicono che diventerà re. Spinto soprattutto dalla moglie, Macbeth uccide re Duncan di cui è cugino. Ma da quel momento nella sua vita si scatena l’inferno.

Coen abbandona la mitologia, segue un’impostazione apparentemente teatrale che serve a potenziare quella cinematografica con un formato di 1:37:1. Macbeth è il film dove dietro giganteggia la passione del cineasta per il cinema di Orson Welles. Non solo perché uno dei Macbeth più famosi su grande schermo l’ha firmato proprio il regista di Quarto potere, seguito poi da Akira Kurosawa (Trono di sangue, 1957), Roman Polanski (1971), Béla Tarr (1982) e il piatto adattamento di Justin Kurzel nel 2015. Ma proprio perché è un cinema dove giganteggiano le ombre, dove viene esaltata la profondità di campo, dove il volto che si muove occupa quasi totalmente l’inquadratura mentre avanza verso la macchina da presa mettendo sempre in evidenza il legame tra personaggio e ambiente. Il Macbeth di Coen è un’incarnazione di Charles Foster Kane di Quarto potere dove la fotografia di Bruno Delbonnel (alla seconda collaborazione con il regista dopo La ballata di Buster Scruggs rende un dichiarato omaggio a Gregg Toland. In più danza come corpo in un viaggio (cinematografico) immaginario, tra i décor espressionisti esaltati nella scena in cui Lady Macbeth avanza mentre nel campo visivo mentre sta leggendo la lettera del marito e il cielo nero di Bergman con le nuvole basse, di Il settimo sigillo.

La versione di Macbeth di Coen trasforma la tragedia di Shakespeare in un noir che potrebbe uscire dalla Hollywood degli anni ’40. E lo fa istintivamente, con forza e veemenza, senza invece la costruzione cinefila di L’uomo che non c’era. Lì c’era un bianco e nero accademico, qui è sanguigno. È un film visionario e di straordinaria chiarezza, notevole nel filmare l’omicidio di re Duncan (interpretato da Brendan Gleeson) e soprattutto devastante nello sterminio della famiglia di Macduff. È un film sulla morte, già annunciata dall’inizio con il soldato ferito ma soprattutto dalla presenza delle streghe e dei corvi, dal suono delle campane, dal rumore dei passi che rimbombano. Ed è anche un film sul tempo (del cinema stesso) che trascorre inesorabilmente, di rovine, di nebbia bianco sporco e di polvere, in un cinema che nel suo viaggio senza sosta fa all’improvviso un salto verso un fantasy futruristico alla Mad Max: Fury Road. Nella Scozia di Macbeth potrebbe restare solo il deserto. I protagonisti non ci sono più. Sono solo visioni, allucinazioni, di un film impetuoso dove il cinema non diventa più pretesto per compiaciuti rimandi, ma proprio come qualcosa che scorre nel sangue e non si può trattenere. Si vede anche nella grande prova del cast, a cominciare dagli occhi di Denzel Washington che richiama quelli del poliziotto Alonzo Harris di Training Day, alla follia e gli spostamenti sonnambuli di Frances McDormand, al settimo film con il marito. Non ci nascondiamo: con Fargo e Il grande Lebowski, Macbeth  è uno dei Coen più belli e uno degli adattamenti dove sembra che Shakespeare abbia scritto apposta la tragedia per il regista. In più, nell’asetticità e l’oppressione degli spazi, spunta anche il fantasma di Antonioni. Con Macbeth, anche il regista statunitense può dire, come il cineasta ferrarese: “Fare un film è per me vivere”.

 

Titolo originale: The Tragedy of Macbeth
Regia: Joel Coen
Interpreti: Denzel Washington, Frances McDormand, Alex Hassell, Bertie Carvel, Brendan Gleeson, Corey Hawkins, Harry Melling, Miles Anderson, Moses Ingram
Distribuzione: Apple Tv+
Durata: 107′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.7
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Il voto dei lettori
3.5 (2 voti)
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