"Machan – La vera storia di una falsa squadra", di Uberto Pasolini

machanUberto Pasolini trapianta gli stilemi della commedia sociale inglese nello Sri Lanka, affidando il racconto del disagio a una scrittura fin troppo rodata e bilanciata. E se l’empatia con i personaggi è garantita, a mancare è un’idea di regia forte, che sia in grado di gestire i diversi registri del racconto. Presentato al 65° Festival di Venezia nella sezione “Giornate degli Autori”

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machanColombo, capitale dello Sri Lanka, una bidonville vitale ma poverissima. Per due giovani come Stanley e Manoj, l’unica speranza è quella di ottenere un visto per emigrare in Europa, costantemente negato dall’ambasciata tedesca. Finché non arriva l’idea geniale: arrivare in Germania in qualità di giocatori di pallamano. Sport che nello Sri Lanka nessuno conosce o pratica, ma tanto meglio: questo consente di spacciarsi per una fantomatica federazione nazionale di pallamano, e di mettere su una pseudosquadra di cui presto tutti vorranno fare parte, per prendere il volo verso la sospirata Europa.

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Questa storia di immigrazione clandestina creativa è ispirata a un fatto realmente avvenuto, un episodio che ha colpito il produttore Uberto Pasolini, realizzatore del celebre Full Monty, al punto da volerne trarre il suo primo film da regista. Scritto insieme all’autrice teatrale cingalese Ruwanthie de Chickera (fondamentale per fornire un punto di vista interno alla realtà del posto), questa coproduzione italiana, tedesca e cingalese, si rifà in realtà al genere della commedia sociale di stampo britannico, a film come Grazie signora Thatcher e lo stesso Full Monty. Si tratta dunque di un’operazione di trapianto (o forse di colonizzazione?) in terra di Sri Lanka. Pasolini si porta dietro punti di forza e debolezze di questo modello, a partire da un’ eccellente chimica del gruppo attoriale, facce perfette di attori presi, come si suol dire, dalla strada, seguendo una dichiarata ispirazione neorealista. L’empatia è garantita anche da una sceneggiatura abilissima nello scandire i tempi del racconto e nel descrivere i personaggi, dietro i quali il regista in effetti si nasconde. Anche troppo: Machan è già tutto risolto in una scrittura a cui la regia raramente riesce ad aggiungere qualcosa e che stenta a realizzare l’ambizione principale di questo tipo di film, ossia tenersi in bilico fra vari registri, fra la tragedia e la farsa, il dramma sociale e il comico. Anche se il film sa raccontare il desiderio di emigrare in occidente come diritto negato e come una sorta di ossessione collettiva, la sensazione finale è quella del prodotto medio, troppo accattivante, troppo costruito per consegnarci qualcosa di vero.

 

Regia: Uberto Pasolini

Interpreti: Dharmapriya Dias, Gihan De Chickera, Dharshan Dharmaraj, Namal Jayasinghe, Sujeewa Priyalal, Dayadewa Edirisinghe, Mahendra Perera

Distribuzione: Mikado

Durata: 110’

Origine: Italia/Sri Lanka/Germania, 2008

 

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