Machete Kills, di Robert Rodriguez

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Rodriguez ormai non si sforza neanche più di inventare nuovi modi di morire, particolari truculenti, scene di sesso sfrenato o piccoli slittamenti visivi che mandino alla deriva la narrazione. Mancano la gioia e la rivoluzione della serie B. Ed è forse la conseguenza naturale del suo desiderio d'integrazione senza scosse

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Si parte con un altro finto trailer, Machete Kills Again, l'eroe col baffo nello spazio. E altro non è che l'anticipazione di quanto accadrà poi, dopo questa rocambolesca storia che ci accingiamo a seguire. Ma soprattutto è un tributo dichiarato alla saga di Star Wars, che sembra essere l'orizzonte mitico cui guarda Rodriguez, il termine ultimo di un percorso accidentato di svolte narrative, sottotesti e citazioni. Ed è chiaramente una dichiarazione d'intenti, il desiderio di un innesto definitivo tra il blockbuster e la serie B, tra la pianificazione strategica dello spettacolo e dello sfruttamento commerciale (il merchandising di Machete?) e l'avventurosa casualità di un oggetto che sta tra il prodotto alimentare e il divertimento.

Innesto, si badi bene. Perché, aldilà delle apparenze, Rodriguez non sa e non vuole praticare un'espropriazione proletaria dell'immaginario, con Danny Trejo e la sua disperata rete d'immigrati clandestini che sbaragliano definitivamente le star e il dominio ideologico americani. Niente rivoluzione latina, come voleva suggerire il primo episodio della serie. Non a caso Machete, pur tra mille reticenze, si mette al servizio del presidente degli Stati Uniti.

 

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Al contrario di Tarantino, che ha ancora l'ostinazione di dar fuoco alle polveri, Rodriguez sogna un'integrazione morbida, pacifica. Del resto il suo modo d'intendere il cinema è già, irrimediabilmente, il prodotto di una colonizzazione. Perciò si muove sotto il segno della continuità. E non basta bluffare con il nome sui titoli di testa, per farci dimenticare che Carlos Estevez (grande come sempre) è figlio di un altro "storico" presidente, Martin Sheen. Trionfo dell'imperialismo in chiave liberal, che accetta e ingloba le minoranze. E così le vecchie glorie e le nuove icone (Lady Gaga?) accettano di buon grado di mettersi in gioco per finta.

 

In effetti Rodriguez sembra passarsela bene, almeno sulla carta. In Machete Kills ritrova l'ironia e la velocità dell'episodio precedente. Passa da un luogo all'altro, dal sarcasmo politico all'assurdità più becera, con la rapidità e l'indifferenza di chi sa di poterselo permettere, per posizione raggiunta nell'industria. Epperò è anche chiaro che qualcosa non va più. Si è forse rotto il giocattolo, quello a cui Rodriguez è sempre stato molto affezionato, quasi a rivendicare con orgoglio il suo rapporto infantile (edipico?) con i film. Se persino lui non riesce a trovare più il piacere dell'invenzione, vuol dire davvero che il cinema è stanco.

Il problema di Machete Kills non è certo, come si pretende da qualche parte, nella storia (come se fosse possibile ancora una storia). Né nella ripetitività del metodo, che si fonda proprio sulla serialità e il gioco combinatorio. Il problema ormai è sul piano delle immagini, è nella sterilità dello sguardo, incapace di dar vita a nuove trovate che alimentino il piacere e la sorpresa della visione. Rodriguez ormai non si sforza neanche più di inventare nuovi modi di morire (se non un paio), particolari truculenti, scene di sesso sfrenato o piccoli slittamenti visivi che mandino, per un istante, alla deriva la narrazione. Mancano la gioia e la rivoluzione della serie B. Ed è forse la conseguenza naturale di quel desiderio d'integrazione senza scosse. Ma se, d'altro canto, anche il blockbuster fa sempre più fatica, come ormai è evidente, allora non rimane più nulla. Lo spettacolo non vuole immigrati, ma esseri non più umani. L'unico ad averlo compreso, forse, è Mel Gibson. Che infatti sfugge e si sdoppia ancora. Fuori dalla razza umana…

 

Titolo originale: Id.

Regia: Robert Rodriguez

Interpreti: Danny Trejo, Michelle Rodriguez, Mel Gibson, Jessica Alba, Sofia Vergara, Amber Heard, Demian Bichir, Antonio Banderas, Walton Goggins, Lady Gaga, Cuba Gooding Jr., Vanessa Hudgens, Charlie Sheen

Distribuzione: Lucky Red

Origine: USA, 2013 Durata: 107'

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