Mad Max – Oltre la sfera del tuono, di George Miller

All’interno della saga di Interceptor, il terzo capitolo Mad Max – Oltre la sfera del tuono sembra prendere le distanze dagli episodi precedenti ridimensionando gli aspetti cinici e violenti ed esaltando la componente fantasy con le evidenti contaminazioni cinefile di Star Wars e Indiana Jones. Lo stesso corpus dell’opera ha un’ anima divisa in due: nella prima parte, più cupa, viene descritta, con un grande dispiego di budget, Bartertown, città in mezzo al deserto australiano governata da Aunty Entity (Tina Turner) e dal nano Master (Angelo Rossitto alla sua ultima interpretazione) sulle spalle del gigante Blaster (Paul Larsson).

Al di là della citazione di Pascal, la figura bipartita è ereditata dal Pigman di Mazinga Z ed è una delle tante metafore utilizzate da George Miller per ritrarre un’ umanità allo stadio terminale che sopravvive energeticamente grazie ai maiali dal cui sterco si produce il metano. Max Rockatansky (Mel Gibson) arriva in città come uno straniero senza nome (citando il Clint Eastwood di Per un pugno di dollari) ed è subito irretito dalla sensualità felina di Aunty (con annesso vestito di acciaio dal peso di 55 kg) che lo ingaggia per detronizzare il mostro Master-Blaster.

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In un mondo senza più leggi è l’arena (Thunderdome) a stabilire chi è il più forte come per i gladiatori dell’antica Roma (“solo due combattono, uno vive!”): George Miller, aiutato da Graham Walker, si inventa una scenografia “retro-punk” composta di una sfera gigantesca in cui il combattimento avviene con elastici di contenimento e armi variegate. Altro tocco di classe è il tribunale-ruota della fortuna con le diverse pene (a Max toccheranno le sabbie mobili del deserto del Gulag) con tanto di bravo presentatore e di valletta seminuda a impreziosire lo spettacolo. Nella seconda parte prendono il sopravvento le influenze di George Lucas e Steven Spielberg con la comparsa dei bambini sperduti alla ricerca del loro Peter Pan per ritornare a volare: la narrazione vira decisamente verso il fantastico e il fumetto; dall’hard rock si passa al pop con la scelta di accordi più dolci e ironici, trasformando la figura di Mad Max in un eroe della fantasia popolare tenuto in vita dalla tradizione orale tramandata di genitore in figlio.

In un universo arido e anaffettivo in cui gli adulti sguazzano negli escrementi come porci, forse è questo l’unico modo per tenere viva la fiammella della speranza. L’inseguimento finale (che cita testualmente quello di Interceptor –  Il guerriero della strada) è un fervido esempio di come Miller intenda il montaggio spettacolare e come, attraverso la tecnica dei tagli continui, l’empatia possa essere amplificata tenendo l’azione sempre al centro della inquadratura.

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George Miller chiude il cerchio: se l’incipit in aereo con l’attacco improvviso dall’alto di Jedediah (Bruce Spence) ricordava Intrigo Internazionale, allora è dal cielo che arriva paradossalmente la salvezza con la fuga dalla grande tempesta di sabbia (che profetizza quella imponente del quarto capitolo Mad Max: Fury Road) e l’arrivo in una Sydney fantasma avvolta dalla nebbia.

Cadenzato dalle musiche di Maurice Jarre e dalle canzoni di Tina Turner (One of the Living e la fortunatissima We Don’t Need Another Hero), co-diretto con George Ogilvie, Mad Max – Oltre la sfera del tuono è un tentativo coraggioso di contaminare il racconto post-apocalittico on the road  con componenti eterogenee prelevate dai cartoons, dalla letteratura fantasy, dal racconto picaresco, dal peplum e dal western classico: la terra del tomorrow/morrow ha forse ancora bisogno di un altro eroe.

 

Titolo originale: Mad Max Beyond Thunderdome

Regia: George Miller

Interpreti: Mel Gibson, Tina Turner, Frank Thring, Angelo Rossitto, Paul Larsson

Durata: 101′

Origine: Usa 1985

Genere: azione