Made in Italy – Incontro con Ligabue, Stefano Accorsi, Kasia Smutniak e il cast

L’incontro stampa dell’ultimo film di Ligabue, con i protagonisti Stefano Accorsi e Kasia Smutniak, più che un omaggio all’Italia diventa un’ode al cantautore reggiano. In sala da giovedì 25

Sono passati 16 anni dall’uscita di Da zero a dieci, l’ultimo film del regista e cantautore Luciano Ligabue, e l’attesa si fa sentire. Dopo la proiezione stampa di Made in Italy, il suo ritorno alla regia, la sala è bollente e strapiena di giornalisti e fotografi che si arrampicano sui loro posti, cercando di prendere il loro pezzo di Ligabue, un sorriso di Stefano Accorsi, qualche impressione dalla prima donna, Kasia Smutniak. Tra risate e sguardi complici, il cast ha presso già il posto sul palcoscenico – oltre ai protagonisti Accorsi e Smutniak, Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi e Tobia de Angelis, accanto al produttore Domenico Procacci – e incominciano le interferenze. I microfoni si accoppiano, facendo rumore ogni volta che qualcuno prova a parlare. Dopo tentativi e risate scomode, la pace arriva quando Ligabue, protagonista assoluto del suo regno tra musica e immagine, prende la parola che poi non lascerà più. Più che un’omaggio all’Italia, e come a seguire un flusso naturale, l’incontro diventa un’ode al regista reggiano e al suo modo d’interpretare la vita.

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Perché ci ha fatto aspettare tanto per questo film? Di chi è la colpa? chiede qualcuno, come se esigesse una spiegazione, oppure un po’ di giustizia divina: “Allora“, risponde Ligabue, “è tutta colpa di Domenico Procacci, lui non risponde mai al telefono! Scherzi a parte, non lo so, è andata così. Mi è venuto in mente perché avevo voglia di cambiare, di guardare le cose da un punto di vista diverso. Made in Italy nasce come un proietto anacronistico, ho fatto un concept album e poi ho voluto farlo diventare film. Fare un film è un mestiere faticosissimo, quindi lo evito se posso, ma sentivo che avevo qualcosa da dire, volevo progettare delle emozioni”.

Ma cosa vuol dire essere Made in Italy? E un’indicazione di qualità, oppure una sfortuna? L’analisi del regista non si fa aspettare, e si sviluppa in chiave musicale: “Per me l’Italia adesso è in una fase di incertezza… non è importante come la vedo io, ma i sentimenti che continuo a provare verso questo paese, e di cui ho cominciato a parlare dieci anni fa con una delle mie canzoni, Buonanotte all’Italia, e anche con Il sale della terra. Quello che voglio fare è raccontare questi sentimenti”.

La marea di sentimenti continua. Questa volta, l’artista confessa di essere innamorato del suo personaggio femminile, che lui chiama Sara Smutniak: “Infatti, ero già innamorato prima del personaggio, una donna molto coraggiosa, forte, risoluta, che prende delle decisioni importanti e non ha paura dei confronti…poi, quando ho visto Kasia Smutniak interpretare Sara, sì, mi sono ancora più innamorato, perdutamente”.

Allora, è questo un film su una generazione mezza età, che non è abbastanza giovane ma nefermo-film-made-in-italyanche abbastanza anziana, che si trova un po’ persa nella sua identità, che cerca il suo posto nel mondo? Secondo Ligabue, più che un film su un argomento in particolare o una problematica sociale, è la storia di una persona comune che reagisce a una situazione determinata: “Mi piaceva il fatto di poter raccontare come una persona come Riko (Accorsi), dopo aver perse il lavoro perde anche il senso d’utilità, la sua identità, e non sa più come riempire le giornate. Ed è chiaro che seguendo la storia di una persona in particolare e del suo gruppo di amici più stretti, si fa anche il ritratto di una generazione.”

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Continuando con lo spirito collettivo, l’incontro finisce con un invito che coinvolge ogni membro del cast: definire in poche parole come è stato per loro lavorare in questo film, sotto la regia di Ligabue. Dopo un seguito di complimenti, ringraziamenti, citazioni di pezzi di canzoni e testimoni che parlano di fortuna, onore e “incontri folgoranti”, il regista ci lascia un ultimo pensiero made in Italy: “Nel film si riflette sul fatto che gli italiani, quando vanno in vacanza oppure in viaggio di nozze, non lo fanno mai in Italia. E penso che siamo tutti d’accordo, questo è il paese più bello al mondo. Allora, volevo parlare della nostalgia dell’Italia, ma non quelli che abitano lontano, ma quelli che vivono qua”. 

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