MANGA/ANIME – Wolf Children

Wolf Children locandina italianaFino a qualche anno fa, il massimo che poteva evocare il nome di Mamoru Hosoda era la co-regia di Digimon – Il film, trasposizione cinematografica dei “mostri digitali” creati dalla Toei Animation in coda al successo dei più celebrati Pokémon: il resto era pura gavetta al servizio della stessa casa di produzione, fra serie cult come Dragon Ball Z, Slam Dunk, One Piece e, ancora, Digimon Adventure. Certo, nulla che facesse pensare ai proclami trionfalistici che oggi fanno gridare al paragone con il nome di Hayao Miyazaki. Peraltro un punto di contatto con il Maestro nipponico esiste davvero: inizialmente doveva essere proprio Hosoda a dirigere Il castello errante di Howl, salvo poi rinunciare per non meglio precisate divergenze artistiche.

 

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Se n'è giovato lo studio MadHouse, dove Hosoda ha trovato asilo, distinguendosi nel 2006 con il lungometraggio La ragazza che saltava nel tempo (già affrontato da queste parti), seguito poi nel 2009 da Summer Wars (sul quale torneremo prossimamente), fino all'ultimo Wolf Children, presentato trionfalmente nelle sale italiane mercoledì 13 Novembre scorso, nell'ambito del fortunato ciclo Nexo Anime (in collaborazione con Dynit). Frutto della coproduzione tra MadHouse e Studio Chizu (fondato dallo stesso Hosoda), il film parte da una storia originale del regista, e racconta la vita di Hana, studentessa di diciannove anni, che si innamora di un uomo lupo. Dopo la morte del compagno, Hana si ritrova sola a crescere i suoi due figli, Ame e Yuki, cui cerca di impartire un'educazione sana, preservandoli allo stesso tempo dai pericoli che la loro doppia natura di esseri umani e lupi può causare nel confronto con il mondo: tutto questo sino a quando i due ragazzi non troveranno ciascuno la propria strada (fra gli umani per Yuki e fra i lupi per Ame).

 

L'impatto visivo cerca una sua strada fra l'espressività delicata del design (curato dallo Yoshiyuki Sadamoto di Evangelion) e l'essenzialità di uno stile che a tratti predilige un quadro vagamente impressionista, tratteggiato con pochi segni, dove gli stessi lineamenti dei personaggi tendono a sparire in base agli stati d'animo che si vogliono segnalare, spesso esaltando in particolare misura i fondali. Sebbene alcuni inserti digitali appaiano a tratti stridere con il contesto (tanto da far pensare a una realizzazione un po' povera), l'effetto che si ottiene è quello di una vicenda dove realtà e sogno coesistono, come peraltro viene dichiarato dall'incipit in cui Hana conosce il suo compagno in un'atmosfera fiabesca e bucolica: la prima apparizione dell'uomo lupo confonde la sua figura, generando una realtà sospesa in cui l'essere è effettivamente un po' ombra minacciosa, un po' ideale trasognato simile alle apparizioni dei principi azzurri delle favole.

 

L'uomo lupoIn effetti, la successiva immersione nella realtà (fatta di studi universitari, risparmi con cui tirare avanti, problemi legati alla vita di tutti i giorni) non fa altro che delineare un percorso scandito sempre dal tema della conoscenza: Hana e l'uomo lupo si conoscono per studiare insieme; la gravidanza viene poi affrontata dalla donna in autonomia, apprendendo il necessario sui libri; e poi ancora Hana decide di traslocare fuori città per assicurare una crescita tranquilla ai figli, e deve così imparare la regole dell'agricoltura; i bambini, dal canto loro, capiranno quale sarà il loro destino attraverso il confronto con la scuola. L'elemento fantastico garantito dalla figura degli uomini-lupo diventa così null'altro che una variabile in grado di porre il problema della comprensione del proprio destino in primo piano, esattamente come avveniva con i balzi temporali de La ragazza che saltava nel tempo.

 

L'idea della conoscenza come chiave di volta per affermare la propria individualità in un mondo sorretto da regole che spingono a ostentare una diversa natura, diventa così la traccia attraverso la quale Hosoda gioca anche con le aspettative dello spettatore, spostando continuamente la percezione degli elementi definiti: l'uomo lupo, figura che nel folklore è associato alla minaccia, diventa un compagno di vita affettuoso e malinconico; Ame si configura come una bambino fragile e bisognoso di affetto, che però deciderà di abbandonare la famiglia per immergersi nella vita del bosco, fino a diventare il custode della montagna; Yuki, invece, tanto vivace nella tenera età, affronterà un doloroso percorso di formazione per farsi accettare come umana tra gli umani, forgiandosi attraverso la sofferenza e la mutua comprensione con l'amico Sohei. Hosoda gioca attraverso piccoli scarti dei toni e dei disegni, ostenta un rigore narrativo fortemente realista, fatto di ritmi calmi e a tratti contemplativi, ma si apre a slanci naturalisti realmente degni di un Hayao Miyazaki. Di suo ci aggiunge poi una punta di lirismo ulteriore, tale da amplificare l'empatia con i personaggi e da farci percepire i sentimenti contrastanti che agitano le loro vite. Anche la natura “impressionista” del design aiuta allo scopo, permettendo ai due “bambini lupo” di passare senza soluzione di continuità dalla natura umana a quella animale, ma soprattutto da figure indifese e in grado di suscitare soltanto tenerezza, a potenziali fiere capaci di arrecare anche danno al prossimo e di esaltarsi con la caccia.

 

Hana con i piccoli Ame e YukiIl passaggio dei ruoli è repentino come la metamorfosi dei corpi, che cambiano letteralmente fra le inquadrature, e la struttura stessa si fa composita, con Hana che da protagonista diventa figura di sfondo, salvo poi tornare centrale ma solo attraverso le relazioni che la definiscono attraverso i rapporti con i figli e con la gente del posto. Si capisce come la matrice del racconto poggi su filosofie prettamente nipponiche, sull'eterno bisogno di trovare un equilibrio fra le esigenze del singolo e quelle della comunità tutta. Per questo Hosoda cerca una realizzazione dei personaggi che passi attraverso la creazione di legami in grado di completare e definire la vita, siano essi quelli con gli altri mortali o con le creature del bosco: si ossequia in questo modo la doppia direttrice progresso-natura su cui si basa tanta narrativa nipponica, qui scissa attraverso le figure simbiotiche eppure opposte di Ame e di Yuki, che danno vita quindi a una dicotomia che è anche una coesistenza. In questo modo, anche il segreto della doppia natura umano-lupo potrà in alcuni casi essere rivelato, portando il racconto a una perfetta chiusura del cerchio rispetto all'incontro iniziale fra il solitario uomo lupo (che mai avrebbe pensato di trovare l'amore) e l'introversa studentessa Hana. E forse per i due arriverà anche il momento di un veloce ritrovarsi, sempre in uno spazio in bilico fra realtà e sogno.

 

Realizzato nel 2012, Wolf Children – Ame e Yuki i bambini lupo (in originale Okami kodomo no Ame to Yuki) può essere a ragione considerato un classico della nostra epoca, per la sua capacità di entrare nei cuori del pubblico con una vicenda semplice ma al cui interno si muovono dinamiche e sentimenti contrastati e complessi. La distribuzione italiana è a cura di Dynit, che prossimamente si occuperà anche delle uscite per l'Home Cinema.

 

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