MANGA/ANIME – One Punch Man

Anche il Giappone ha il suo supereroe, capace di sconfiggere ogni avversario con un solo pugno: ma è vera gloria? La risposta in questa serie satirica e spiazzante, ennesimo successo di MadHouse

Ogni supereroe ha, per definizione, il suo caratteristico “superproblema”, ma se questo fosse l’essere troppo forte? Da questo semplicissimo presupposto prende il via One Punch Man, la nuova serie animata di MadHouse diventata un piccolo fenomeno di culto nell’ultimo anno.

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Il protagonista Saitama è infatti un tipico supereroe che salva le città, bardato con costume e mantello. Dalla sua ha una forza talmente sovrumana da distruggere ogni avversario con un solo pugno, tanto che il sogno di fare l’eroe è ormai stemperato nell’annoiata rassegnazione che ogni scontro si concluderà in maniera repentina. Le cose iniziano ad assumere una nota un po’ diversa con l’entrata in scena di Genos, un cyborg ossessionato dal desiderio di raggiungere la massima potenza che, rimasto affascinato dalla forza di Saitama, chiede e ottiene di diventare suo allievo. Insieme i due si iscriveranno all’associazione degli eroi per vedere finalmente riconosciuto il proprio valore. Già, perché, sebbene abbia salvato la buccia agli umani in più di un’occasione, Saitama non è mai stato riconosciuto per l’uomo potentissimo che è. Anzi, molti lo ritengono un ciarlatano e un usurpatore, complice anche il suo carattere indolente e un aspetto totalmente privo di carisma. Essere un eroe è anche una questione di autopromozione?

onepunchman2Quest’ultimo aspetto è sicuramente quello che maggiormente svela gli intenti satirici di una serie che affronta l’abusato genere degli eroi in costume da una prospettiva più vicina alla vanesia e burocratizzata realtà odierna: l’elevazione di livello che era una costante di tanti anime basati sul combattimento e la sconfitta degli avversari – si pensi a Ken il guerriero o Dragon Ball – è qui già raggiunta nei presupposti di base con un eroe invincibile. Il terreno di ricognizione della vicenda diventa così tutto il corollario, ovvero la dinamica di interazione fra quest’uomo ordinario eppure fortissimo e una realtà impreparata a capirlo e che perciò lo evita, lo demistifica e non riesce a incanalarlo nei suoi meccanismi di classificazione. Non è difficile vedere in filigrana lo spettro della modernità (quella giapponese in particolare) con i suoi tic, messi simpaticamente alla berlina.

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Creato nel 2009 dal blogger One per una fruizione su internet, One Punch Man è stato poi sviluppato in forma di manga cartaceo dal disegnatore Yusuke Murata nel 2012, fino alla serie animata – di sole 12 puntate – poi arrivata nel 2015. L’origine sul blog di One, probabilmente giustifica la natura un po’ frammentaria delle avventure, che alterna varie situazioni in un continuo andirivieni di ironia e dramma: se infatti il contesto è satirico, gli scontri di Saitama e gli altri eroi con i sempre più temibili avversari di turno sono redatti secondo un classico registro epico, in grado di esaltare lo spettatore.

Gli autori guardano infatti ai già citati capisaldi del genere, in una dialettica a tratti esplicita – il primo avversario affrontato da Saitama nella serie tv ha le fattezze di Piccolo, lo storico nemico di Dragon Ball. Le possibilità espressive offerte dall’incredibile potenza dei combattimenti spianano naturalmente la strada a appassionanti raffigurazioni della forza, con moltiplicazione dei punti di vista, rarefazioni del tratto e virtuosismi cinetici che vanno di pari passo con la natura “mutante” di Saitama, onepunchmangaora raffigurato in pose epiche e con espressioni virili degne di Ken il guerriero, ora come un personaggio minuto e privo di carisma, con un costume chiaramente posticcio: la focalizzazione, insomma, varia dall’aspetto oggettivo, riconducibile al punto di vista dello spettatore che conosce la reale forza del personaggio, a quello soggettivo dell’opinione pubblica, influenzata dalla propaganda e incapace di valutare il reale potenziale dell’eroe. La dialettica è ispessita dal fatto che la miopia propagandistica è tanto eterodiretta – veicolata cioè dall’ingannevole grancassa dei mass-media – quanto portata avanti dagli altri supereroi, fra i quali serpeggiano rivalità e invidie.

Non a caso, l’unico amico possibile per Saitama è il sintetico Genos, che stabilisce la necessità di un punto di vista trasversale rispetto ai canoni già codificati: anche per questo la serie risulta soprattutto spiazzante. L’umorismo ha spesso il sapore della freddura e la cifra epica si realizza in particolare nei momenti di anticipazione dello scontro, destinato poi a risolversi in fretta, mentre il protagonista sembra fare ciò che deve per naturale adesione al proprio ruolo, ma senza una reale caratterizzazione psicologica (non viene spiegato nemmeno il mistero della sua forza). I paragoni con Dragon Ball non devono quindi far pensare a un lavoro altrettanto scatenato: al contrario, One Punch Man sembra più figlio di opere come L’attacco dei giganti, per una certa sensazione di “allungamento” delle scene e una miscela dei toni gestita con una certa programmaticità, nonostante l’indubbia bellezza e forza degli archi narrativi più avventurosi. Il finale stesso, repentino e privo di eccessivi fronzoli, testimonia questa particolare natura a metà, fra esplosioni improvvise di energia, e ripiegamenti altrettanto rapidi nella normalità. Un risultato sicuramente curioso, ma per capire se si sia di fronte a un’opera pienamente convincente sarà meglio aspettare le probabili prosecuzioni, favorite dalla scena post-credit dell’ultimo episodio, ormai anch’essa un must per il genere dei supereroi.

Distribuita in Italia da Dynit, One Punch Man è attualmente visibile in streaming legale e gratuito su VVVVID, sia nella versione doppiata che in quella originale con sottotitoli. Il manga è invece affidato alle cure editoriali di Panini/Planet Manga.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=gP4qYu6xYU4]

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