Maps to The Stars, di David Cronenberg

Cenere di stelle sull’Hollywood Boulevard: dall’acqua al fuoco, il perturbante che agisce dall’esterno non è più un cadavere che galleggia in piscina, ma il corpo mezzo sfigurato di una ragazzina che atterra a Los Angeles e si aggira, convitato di pietra, nel falò della vanità contemporanea. Agatha è una dark lady primordiale, una sorta di dea che plana sul mondo delle apparenze e traduce ogni segno in verità e ogni verità in fantasma. L’approdo hollywoodiano di David Cronenberg è mediato dalla visione di Bruce Wagner, sorta di Fitzgerald del terzo millennio, e l’esito è una commedia disfunzionale pervasa di angosce, spettri, amori inutili, relazioni malate. Ci si potrebbe chiedere se Maps to The Stars proceda più da A Dangerous Method o da Cosmopolis, se non fosse che in realtà il tracciato stellare cronenberghiano si coagula comunque attorno al perturbante calato in un sistema chiuso, virus destinato a contaminare la perfezione di un mondo.

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Le pulsioni viennesi di fine 800, le insurrezioni di una metropoli distopica di un qualche presente futuro o le nevrosi della vanità di un set espanso da terzo millennio poco contano: si tratta pur sempre di tracciare una mappa per minare dall’interno il sistema, costringerlo a mostrarsi nella sua intima, naturale violenza, nella pulsionale differenza dall’ordine apparente che vorrebbe governarlo. Il perturbante ha qui le braccia fasciate dai lunghi guanti neri di Agatha Weiss (Mia Wasikowska), ombra rimossa di un passato in fiamme. Cade dal cielo della Florida sulle colline di Los Angeles, ad attenderla una limousine con Robert Pattinson al volante, unica vera possibile storia d’amore: ovviamente negato, in ragione delle ironiche simmetrie di casting cronenberghiano, per cui in quella limousine questa volta vedremo Pattinson penetrare, invece di essere penetrato… Visione non a poco, del resto, che scatena la tempesta e produce la catarsi finale, questo va da sé…

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robert pattinson in maps to the starMa prima c’è da osservare la fine delle illusioni portata suo malgrado da Agatha, che piomba a Hollywood per decifrare una sua mappatura nello star system, inattesa come uno spettro del passato: le fiamme che anni addietro ha appiccato alla casa paterna segnano il suo corpo con immancabili cicatrici cronenberghiane e sono la ragione del suo allontanamento. Il sistema hollywoodiano è l’opposto di quello di Cosmopolis, ma non meno critico, ha un’economia la cui moneta non sono i topi di DeLillo, ma l’apparente serenità delle star di Wagner: tenere fuori l’ombra del caos è un imperativo, ci lavora il padre di Agatha, Sanford (John Cusack), guru dell’autocontrollo, coach di dive in astinenza da successo, che blandisce con terapie e massaggi vertebrali che in altri universi cronenberghiani potrebbero preludere all’installazione di un “bioport”… E’ talmente funzionale al sistema, Sanford, da aver generato in incestuosa unione con la moglie/sorella l’adonico Benjie, minidivo da blockbuster familiare, che spadroneggia sul set. Cronenberg organizza lo schema con lucidità, perché Maps to The Stars è un tracciato lineare destinato a convergere verso il caos: le piscine e le jacuzzi si popolano di presenze poco wilderiane… Lo spettro della madre torna ad assediare il corpo della star Havana Segrand (Julianne Moore), mentre questa ambisce a tornare a nuovo successo reincarnandosi in un remake nel ruolo appartenuto alla madre… Il fantasma della piccola fan morta in ospedale ossessiona la ministar Benjie, che teme l’arrivo sul set di un piccolo comprimario pronto a rubargli la scena…

Maps to The Stars è tragico come un falò che brucia ai piedi del totem: fuga in avanti cronenberghiana, a dire di un collasso totale dei sentimenti. Il finale si innalza in quel cielo da cui tutto è iniziato, con una dolcezza che Cronenberg forse non ha mai mostrato. Non è solo questione di forma commedia.

Titolo originale: id.

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Regia: David Cronenberg
Interpreti: Robert Pattinson, Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Evan Bird, Sarah Gordon
Origine: Canada, USA 2014
Distribuzione: Adler Entertainment
Durata: 95′