Maraviglioso Boccaccio, di Paolo e Vittorio Taviani

Maraviglioso Boccaccio
Dall'opera boccaccesca i cineasti recuperano cornice e cinque novelle, cercano un ritmo tutto personale, compassato ma fluido, fuori/dentro il tempo. Il loro è soprattutto un gesto di contatto e di affetto tra la tradizione e un possibile presente in fuori campo da intercettare

I fratelli Taviani tornano alla regia tre anni dopo i trionfi di Cesare deve morire (Orso d’oro a Berlino e David di Donatello). Ripassano per la terra di Toscana e recuperano le loro immagini, il loro paesaggio, la loro lingua. Di fatto decidono di continuare a misurarsi con il racconto e a riflettere sulla sua messa in scena, sulle modalità oratorie, divulgative e rappresentative del testo scritto. Ecco allora il Maraviglioso Boccaccio, operazione filologicamente rischiosa e allo stesso tempo quasi inevitabile per questo ultimo percorso artistico, interamente giocato sul metacinema. Per questo riprendere in mano Il Decameron, da cui i fratelli registi estrapolano cornice e cinque novelle. L'inizio nella Firenze falcidiata dalla peste è potente, spiazzante per il disperato e astratto realismo. E' l'orrore da cui far partire l'arte della narrazione – ed è curioso come dall'ultimo Martone de Il giovane favoloso a questi Taviani sia proprio la pestilenza a fare da detonatore estetizzante per una rilettura cinematografica del nostro passato culturale. Senza rispettare l’ordine letterario la scelta dei superstiti cade sui racconti dell’ingenuo Calandrino (Kim Rossi Stuart), di Catalina salvata dalla morte da Nicoluccio (Flavio Parenti), sulla tragica storia che vede coinvolti Tancredi (Lello Arena), la figlia Ghismunda (Kasia Smutniak) e Guiscardo (Michele Riondino), e poi ancora il divertente intrigo amoroso al monastero della badessa Ubalda (Paola Cortellesi) e infine la dolente e tenera storia d'amore tra Federigo degli Alberighi (Josafath Vagni) e monna Giovanna (Jasmine Trinca).

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Cinque pagine esemplari che di fatto sfiorano tanti diversi generi cinematografici: il melò, il comico, il dramma, il fantasy. Anche se in realtà ai Taviani non interessa il citazionismo né alcun riferimento a modelli cinematografici pregressi. È improprio quindi fare alcun confronto con il Decameron di Pasolini, denso di una fisicità espressiva e scatologica lontana anni luce dalle loro intenzioni. In Maraviglioso Boccaccio è interessante l’umiltà di un percorso tenue da affrontare traducendo il testo senza l’ossessione di un linguaggio complesso. Qui i due cineasti cercano un ritmo tutto personale, compassato ma fluido, fuori/dentro il tempo. Immaginano una nuova configurazione del set e del film in costume provando a coniugare lo stile con la chiarezza dei sentimenti e la purezza umanistica dell'opera boccaccesca. Non trovano forse la modernità che cercavano. E lo squilibrio tra le parti a un certo punto rischia di rompere l'incantesimo. Il loro è soprattutto un gesto di contatto e di affetto tra la tradizione e un possibile presente in fuori campo da intercettare. Qualcuno potrà sorridere e gridare all'operazione fallita, ma qui – con tutti i suoi limiti – c'è la verità di un cinema sempre più piccolo e genuinamente limpido.

Regia: Paolo e Vittorio Taviani

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DOCUSFERA film, incontri, masterclasss, workshop sul documentario italiano


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Interpreti: Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Jasmine Trinca, Paola Cortellesi, Michele Riondino, Kim Rossi Stuart Origine: Italia, 2015
Distribuzione: Teodora Film

Durata: 100'

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