Marcel!, di Jasmine Trinca

Jasmine Trinca è brava nel trovare la complicità delle sue protagoniste, ma il film rimane un po’ incerto, in equilibrio tra l’esilità delle figure e la rigidità della scrittura. Séances Spéciales

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Chi è Marcel? È l’unico personaggio ad avere un nome e si tratta di un cane. Per il resto, gli altri si identificano solo con il ruolo che gli è stato assegnato. La Figlia, la Madre, la Nonna e così via… In questo modo, sembrano condannati a rimanere bloccati nella posizione, come maschere e funzioni di una rappresentazione da ripetere all’infinito. E che assomiglia un po’ allo spettacolo “Toujours Marcel”, che la Madre, artista di strada, replica ogni volta come un rito. Proprio in onore del cagnolino, suo partner di scena. Del resto, è a lui che dedica tutte le cure possibili, il suo affetto materno. Lasciando nella frustrazione la Figlia adolescente, alla ricerca di un po’ di attenzione e di un segno di complicità nei giorni sempre uguali e nelle notti insonni.

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Ripetizione e mancanza. Il film d’esordio di Jasmine Trinca si muove in una dimensione sospesa, vuota come i pomeriggi d’estate tra le strade di Testaccio e di Ostiense. Un’eclisse in cui non sembra esserci la possibilità dell’azione e dell’evento, di una svolta che inneschi la progressione della storia, una qualsiasi. È una specie di tempo essiccato, in cui le persone e le cose si prosciugano fino ad apparire come figure sottili, bidimensionali, che si muovono a scatti in uno spazio astratto, nella bolla dei gesti mimati. Senza margine di cambiamento e di libertà.

Eppure il racconto è punteggiato in capitoli, secondo gli esagrammi dell’I Ching, che invece delineano un percorso di trasformazione e di evoluzione. Quindi qualcosa deve accadere, qualcosa che rimetta in moto le cose e riapra lo spazio interiore, la terza e la quarta dimensione. Uno strappo, una crisi che spalanchi una voragine ancor più grande, ormai impossibile da sostenere senza un rimedio. Pena il crollo totale. Ed ecco che da un drammatico gesto di ribellione, il film può ritrovare una sua traiettoria lineare, alla ricerca di un tempo finalmente vivo.

È così che Jasmine Trinca prova a raccontare la difficoltà dei rapporti, il peso dei ricordi, il bisogno d’amore e l’incomprensione che cresce nelle crepe della solitudine. Ma anche la grazia della riconciliazione e l’amore incondizionato per l’arte. “All’arte si deve la vita”: rivendicazione della sincerità dello slancio passionale e del sacrificio della coerenza. E, da attrice, è brava a trovare la complicità delle sue protagoniste, Alba Rorhwacher e la giovane Maayane Conti, ma anche delle sue interpreti di contorno, di Giovanna Ralli, di Valentina Cervi, e poi di Valeria Golino e Paola Cortellesi, che regalano le loro apparizioni. Sono loro i personaggi femminili a costruire la galleria di figure centrale. Mentre i personaggi maschili sono relegati ai margini, consegnati al silenzio (come il nonno interpretato da Umberto Orsini) o al ricordo (il padre pittore).

Ma pur sempre di figure si tratta e il film si costringe alla monocronomia e all’appiattimento. Rimane un po’ incerto, in equilibrio tra l’esilità del loro disegno e la rigidità di una scrittura troppo definita e programmatica. E tutto si riflette in un ritmo macchinoso, in uno strano senso di stanchezza, che trova linfa e anima solo a poco a poco. Sino a una scena sul mare che, chissà perché, fa venire in mente Ferreri.

 

Regia: Jasmine Trinca
Interpreti: Alba Rohrwacher, Maayane Conti, Giovanna Ralli, Umberto Orsini, Dario Cantarelli, Valentina Cervi, Valeria Golino, Giuseppe Cederna
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 93′
Origine: Italia, Francia 2022

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.8
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Il voto dei lettori
2.6 (5 voti)
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