Marek Edelman …and there was love in the ghetto, di Jolanta Dylewska (e Andrzej Wajda)

Sarebbe dovuto essere oggi in sala a Modena per il Trieste Film Festival in Tour il doc sul leader della rivolta del ghetto di Varsavia del 1943, pensato e girato insieme a Wajda e Agnieszka Holland

Nella selezione 2020 del Trieste Film Festival in Tour, progetto volto a far conoscere in Italia autori e prodotti internazionali che trovano poco spazio nelle distribuzioni standard, figura questo documentario di Jolanta Dylewska.  La regista si è occupata dell’intervista a Edelman e della stesura delle scene di fiction assieme ad Agnieszka Holland, scene che sono poi state dirette da Andrzej Wajda, poco prima della sua morte.

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Gli 80 minuti di Marek Edelman …and there was love in the ghetto (Marek Edelman …i Byla Milosc W Getcie) sono infatti montati attorno all’intervista, perno della narrazione, che scaturisce dalle scene girate da Wajda, bellissimi affreschi cinematografici vividi ed evocativi, accompagnati anche da immagini di repertorio a rendere ancora più crude e vere le parole di Edelman. Deceduto nel 2009, è colui che infatti tiene il filo del racconto, il quale è composto dalle sue memorie del ghetto di Varsavia, dove negli anni più bui del secolo scorso ha potuto raccogliere testimonianze di vita e in questo caso, d’amore. Edelman è stato tra gli organizzatori della rivolta del ghetto nel 1943 (divenendone poi il leader) e l’unico fra i comandanti ad esserne sopravvissuto. Divenuto poi cardiologo, ha dedicato la sua vita alla salvaguardia delle vite e dei loro diritti. Ha scritto diversi libri sulle sue esperienze, uno di questi è proprio C’era l’amore nel ghetto, edito in Italia da Sellerio Editore.

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All’epoca della narrazione lavorava come inserviente in un ospedale pediatrico, dove si dedicava ad aberranti mansioni come il trasporto dei cadaveri. E attorno all’ospedale e al ghetto ruotano le testimonianze di Edelman: Dola, Deda, Pola, Tosia tanti nomi di donne per altrettante storie d’amore e di aneddoti nei quali a volte è lo stesso Edelman ad essere protagonista. Dalla burattinaia che spiega ai bambini la mancanza di libertà che si respira nel ghetto attraverso le marionette, alla bellissima infermiera con il suo amore per il commissario dell’ospedale e la sua tragica fine, passando per la diciassettenne innamorata che “fiorisce” in una giovane passione destinata presto a spegnersi.

Un punto di vista estremamente innovativo, quello di Marek Edelman …and there was love in the ghetto, che parte da esperienze di vita per farle fondere con la finzione, che lascia spazio alle parole e al dolce volto di un uomo che porta sulle sue spalle l’enorme peso del “sopravvissuto”. A volte si altera alle domande della Dylewska, che suonano per lui quasi come provocazioni o banalità, per poi accendersi una sigaretta e proseguire la narrazione. Una testimonianza fortissima, un susseguirsi di nomi, storie, amori, destinati per sempre ad essere dimenticati, a non essere mai esistiti, spazzati via dalla morte e dal tempo, ma che qui rivivono attraverso il ricordo. E la scelta di fermarsi proprio su questi, sugli affetti e le passioni spezzate dall’insensatezza dell’odio, che rende questo documentario un tassello che forse mancava nella grande cinematografia dedicata agli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Una luce tra le ombre, sbiadita dagli anni, ma che ricopre d’amore le gelide strade imbiancate dalla neve di Varsavia.

Titolo originale: Marek Edelman… I byla milosc w getcie
Regia: Jolanta Dylewska in collaborazione con Andrzej Wajda
Durata: 80′
Origine: Polonia, 2019

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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