Margot Robbie, il volto delle immagini

Già dagli esordi, con la spiazzante lucidità figlia di una continua riflessione sul ruolo del corpo nel Cinema, l’attrice riesce sempre a parlare di sè stessa. Ma il meglio deve ancora venire

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La presenza di Margot Robbie (o ancora meglio, il personaggio che interpreta) in Babylon è il tracciato della parabola, crescente, che descrive la sua intensa e breve carriera finora. Infatti Nellie LaRoy, protagonista del film di Damien Chazelle, è la diva che ruba la scena a qualsiasi costo, che combatte e pretende il primo piano (Mr. DeMille, I’m ready for my Close-Up, per citare Viale del tramonto). Questo ruolo è così intriso del modo di essere che la diva classe ’90 ha saputo cucirsi addosso nel corso degli anni. Ma è bene mettere in chiaro che non finisce qui; Margot Robbie non è esclusa dal sapere muoversi tra i generi e l’imporsi come icona pop, con la bravura degna di una star che sa guardare/guardarsi più attentamente di molti altri.

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Già dall’infanzia e la primissima adolescenza, recitare è il sogno della nostra protagonista, nata e cresciuta a Dalby, nel Queensland, in Australia. Figlia di genitori separati, non è il talento bensì la fama che la spinge dentro il mondo della recitazione, già in adolescenza. Molla gli studi di legge e inizia a dedicarsi a piccoli lavori, in modo da permettersi il viaggio e il mantenimento; prima a Melbourne, poi a Hollywood. È proprio in vista del suo approdo a Los Angeles che studia anche per migliorare il suo accento americano con un coach. Questa dedizione e cura nella costruzione della Margot statunitense la ripagherà appieno. In The Wolf of Wall Street sarà proprio questa la dote che più di tutte colpirà la critica. Il film di Scorsese porta l’attrice in alto. Questo è solo il suo quarto film, nel 2013.

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Ammaliante è l’ operazione di svelamento corpo-diva che prosegue e si riconferma nel 2015 quando in La grande scommessa di Adam McKay assistiamo al momento di scissione più lucido nella questione audio/video. In una Jacuzzi un maggiordomo serve champagne a Margot Robbie, completamente nuda vestita solo di bolle di sapone. Lo sappiamo, l’intero film è una pioggia incessante di dati ed è scritto in modo impeccabile. Ma con l’ingresso della diva nella parte di sé stessa, il tutto assume toni postmoderni, autoriflessivi. È il prestare e prestarsi a divagazioni di questo tipo che eleva una interprete del suo calibro ad un qualcosa di oltre.

Martin Scorsese descrive così il suo talento: Come nessun altra prima d’ora, ecco Margot Robbie. Ti viene posta spesso questa domanda sugli attori  “Com’è lei?” e non sono mai stato in grado di dare una risposta che mi soddisfacesse…Questa non è una risposta completa alla domanda, ma è un inizio. Margot è sbalorditiva in tutto ciò che è e in tutto ciò che fa, e ci stupirà per sempre.

La bravura di un attrice che il “Time” nel 2017 ha inserito nella lista degli artisti più influenti al mondo sta nel saper frammentare la percezione che il pubblico può avere di lei. Se finora abbiamo parlato di come Margot Robbie abbia saputo raccontarsi e riflettere il suo ruolo nell’industria cinematografica, è giusto citare il suo ingresso (a gamba tesa) nell’immaginario 100% pop. Vestendo i panni di Harley Quinn, prima nel 2016 in Suicide Squad, poi nel 2021 in The Suicide Squad – Missione suicida  ha dimostrato di sapersi destreggiare genuinamente negli spazi più “leggeri” nel cinema dei supereroi, nello specifico del DC Extended Universe. Poi diversifica ancora, come vestire i panni del racconto biografico, con le esaltanti prove recitative in Tonya (2017) e C’era una volta a… Hollywood (2019) di Tarantino. Anche in quest’ultimo ad esempio, immersa a pieno nella Hollywood in declino del ’69 vediamo una Margot/Sharon andare in sala a vedersi sul grande schermo, entusiasta.

Tornando ad oggi, non ci resta che attendere l’ultimo sguardo sul corpo umano (a parlarne di recente è stato Cronenberg, Crimes of the Future), che ora si lancia nella plastica, quello di Barbie in uscita nel 2023 diretto da Greta Garwing. Il teaser parte col presupposto più monolitico, nel vero senso della parola, quello del 2001: Odissea nello spazio. Il blocco che concettualmente sta a rappresentare la conoscenza stavolta è sostituito da Margot Robbie in costume. Quindi vedremo la bambola per come è sempre stata pensata fino all’avvento delle Barbie venire distrutta, a favore di un nuovo modello: più margottiano.

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