Mariupolis 2, di Mantas Kvedaravičius

Le ore sono scandite dal suono dei bombardamenti e, nel suo essere snervante, il film svela lo scarto fra l’ordinario e lo straordinario e il conseguente orrore della guerra. Séances Spéciales.

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Sono passati sei anni dall’uscita di Mariupolis, film del regista lituano Mantas Kvedaravičius, morto lo scorso aprile all’età di 46 anni, durante la guerra russo-ucraina, per mano dei rashisti, anche se la causa effettiva del decesso ancora non è chiaro. E durante questi anni di continuo conflitto, anche prima dell’esplosione definitiva di quest’ultimo (che ha portato sotto i riflettori la questione del Donbas) il regista ha continuato a riprendere la città bombardata, a testimoniare con la macchina da presa, finendo poi per raccontare l’oggi, e questo particolare momento della città assediata.

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Così dopo la sua morte improvvisa, la moglie Hanna Bilobrova ha deciso di completare il film, dando vita a questo sequel commemorativo, Mariupolis 2, dedicato alla memoria di suo marito. Il film, presentato sulla Croisette come proiezione speciale, si fa testimone silente della vita quotidiana di alcuni abitanti di Maripol, città che è fra le prime protagoniste del conflitto e che dal 17 maggio è caduta definitivamente sotto l’assedio dei russi, con la resa dei soldati ucraini resistenti.  Ed è da tempo che il cinema mostra questa guerra, straziante nel suo essere fino ad oggi relegata ai lati della narrazione mondiale, ma di cui il terribile racconto ci è comunque giunto negli anni tramite immagini cinematografiche. Vien da pensare a Donbass di Sergei Loznitsai, ad Atlantis e al recente Reflection di Valentyn Vasyanovych, presentato in Concorso alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, dove abbiamo visto anche Tranchées, di Loup Bureau, documentario ambientato interamente nelle trincee, durante lo scorrere giornaliero della vita dei giovani soldati. E qualcosa accomuna questi racconti, ed emerge in modo lampante di fronte ai nostri occhi di comodi spettatori, e cioè la spaventosa e banale modalità (laddove banale è da intendere in tutto e per tutto nel senso arendtiano del termine) in cui il quotidiano, con le sue solite dinamiche e con il suo scorrere delle ore, stona e al contempo convive diabolicamente con la situazione terribilmente fuori dall’ordinario della guerra.

E Mariupolis 2 altro non è che un film composto da immagini di vita di ogni giorno, accompagnate però dal suono costante suono dei bombardamenti, e dalla terribile ri-significazione degli oggetti quotidiani, come quello spazzare via i detriti col casalingo gesto di prendere in mano una scopa. Questo è ciò che più sconvolge: il venir alla luce, in quel passaggio svelato dalla macchina-cinema, dello scarto fra l’ordinario e lo stra-ordinario e del conseguente orrore della guerra.  Così Mariupolis 2  si mostra a noi senza orpelli né particolari costruzioni, ma come un semplice alternarsi di notti e giorni, sotto il tetto di una chiesa per rifugiarsi, al suono costante delle bombe. Come se la vita si riducesse solo ad un pre e post bombardamento, ed è questo che rende Mariupolis 2 un film snervante e anche in virtù di questo, urgente nel suo farsi testimonianza.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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