MedFilm Festival. Intervista a Maryam Touzani per Calle Málaga

Con la cineasta marocchina abbiamo parlato del suo film, che è un immersione tra i ricordi della sua giovinezza a Tangeri, crocevia di culture attraverso cui ripercorrere la propria storia familiare

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Ad aprire la 31ª edizione del MedFilm Festival, il 6 novembre, è stato un film di grande tenerezza come Calle Málaga della cineasta marocchina Maryam Touzani, già passato per la sezione Spotlight di Venezia 82. La regista lo descrive come un “atto d’amore” verso la sua Tangeri, città-crocevia di culture che ha ospitato e continua a ospitare la comunità spagnola in Marocco.

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Qui vive María Ángeles (Carmen Maura, grande attrice cara al cinema di Almodóvar), in armonia con i concittadini a Tangeri mentre si gode la terza età. Ma le cose cambiano quando sua figlia arriva da Madrid per vendere l’appartamento dove la madre ha sempre vissuto. Decisa  a restare in quella casa che significa vita e memoria, rimanere, farà di tutto per rimanerci perché c’è ancora tanto da vivere lì a Tangeri: il fascino del luogo, l’amicizia, gli amori.

Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Maryam Touzani delle tematiche e i desideri attorno al suo ultimo film, che è una confessione spassionata in mezzo ai ricordi nella sua Tangeri. Di seguito l’intervista completa.

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Calle Málaga è un film che nasce da un desiderio personale, raccontare la storia della tua famiglia nella comunità spagnola di Tangeri. Poiché si tratta di un lavoro molto intimo, e tu hai realizzato già due lungometraggi, quando hai capito che era arrivato il momento giusto per raccontare questa storia?

Quando ho scritto i miei film ho sempre pensato a qualcosa che sentivo dentro di me. Questo non vuol dire che si trattasse sempre di una storia personale, ma di qualcosa che mi suscitasse un’emozione, che mi facesse sentire il bisogno di scrivere e qui in Calle Málaga è successo con mia mamma, con cui ho avuto una relazione viscerale. Lei se n’è andata in modo inaspettato e per me è stato terribile: con mia mamma parlavo in spagnolo – lei era per metà spagnola – e dopo la sua morte ho continuato a parlare con lei in spagnolo nella mia testa perché avevo bisogno di continuare a sentire questa lingua.

Così in modo inatteso il personaggio di Maria Angeles ha iniziato a prendere forma perché attraverso questo personaggio ho potuto rituffarmi tra i miei ricordi con mia mamma: il cibo che mi preparava, la lingua, gli odori. Penso che avessi bisogno, in qualche modo, di riviverle. La scrittura del film è partita da qui, da questo bisogno di ritrovare questi ricordi e di ritornare a Tangeri che è la città di mia mamma e il posto che la rappresenta. Tornare a Tangeri e continuare ad amare questa città senza di lei per me è stata la più grande sfida e penso che inconsciamente abbia ambientato la sceneggiatura in questa città perché questo mi ha obbligato a confrontarmi con la sua assenza. 

 

E come è stato girare in un luogo così importante e intimo per te? 

Devo dire che è stato molto difficile, perché ogni giorno e ogni angolo della strada erano pieni di ricordi, vivevo nella sua assenza. Per me è una maniera di fare i conti con questa assenza, di trasformare questo dolore in un desiderio di vita. È stato questo il bisogno per un film così personale: è la vita che mi ha richiesto questo. 

maryam tazouni

A proposito di questo discorso, in Calle Málaga c’è anche un legame tra il privato e il contesto culturale, sociale, politico del Marocco e degli spagnoli che vivono a Tangeri. Come hai gestito mentre giravi questa coesistenza tra sentimenti personali e collettivi? 

Trovare un equilibrio tra il discorso intimo e questa storia collettiva per me è stato qualcosa di naturale, perché ci sono cresciuta, apprezzando la ricchezza che mi ha donato. Ancora oggi, lì a Tangeri, percepisco questo sentimento di un vivere comune. 

Mia nonna era spagnola dell’Andalusia ed è arrivata a Tangeri quando aveva sette anni. Quando sono nata io, lei viveva con i miei genitori e parlavamo spagnolo in casa. Io ho visto questa comunità spagnola diventare sempre più piccola perché i giovani partivano per andare all’estero a studiare e a restare erano solo gli anziani. E spesso i figli non riuscivano a capire perché i loro genitori non volessero lasciare il Marocco per andare a vivere in Spagna. Non lo capivano perché non avevano la stessa connessione.

Per esempio, mia nonna era molto spagnola nelle tradizioni, nella sua cultura e nella sua fede cattolica, ma era altrettanto integrata tra le genti di Tangeri. Dentro di sé non si sentiva affatto straniera in Marocco. Voglio dire: cos’è che definisce l’essere straniero o meno? Io sono cresciuta nella ricchezza di un mix culturale come questo. E mi piace, penso che sia qualcosa da celebrare, attraverso questo film ho voluto celebrare questa comunità. 

 

Questa integrazione è davvero evidente in Calle Málaga, a mio avviso. Ciò che emerge nella storia, poi, è un conflitto di spazi ma soprattutto di generazioni. Madrid e Tangeri, Clara e Maria Angeles… mi sembra che nel tuo film gli adulti siano più cinici mentre le persone più anziane sono più profonde, affezionate alle cose immateriali. Qual è stata la tua idea in fase di scrittura su questo conflitto? 

È stata la mia esperienza stessa, quella di vedere i figli giovani lasciare Tangeri senza capire i genitori e il loro legame con il territorio a ispirarmi. Ma io non volevo giudicare la figura della figlia nel mio film. Clara non è una donna cattiva che vuole fare del male a sua madre, ma si trova in una situazione di difficoltà abbastanza complicata: vive con i suoi bambini in una grande città e anche per lei il quotidiano è molto difficile.

Io penso che la vita possa renderci egoisti a volte, tanto che finiamo a concentrarci solo sui nostri problemi, e in Calle Málaga la distanza fisica tra Maria Angeles e Clara finisce per creare anche una distanza emotiva; come se a un certo punto si perdesse di vista la realtà per pensare solo al proprio quotidiano. E poi mi sembra che molti adulti pensino che i loro genitori anziani abbiano già vissuto la loro vita e che adesso sia arrivato il proprio turno, come se fossero in debito o sacrificabili.

In Calle Málaga c’è questa nozione di madre sacrificabile, che non deve più pensare a lei per dare ai figli. E Maria Angeles all’inizio vuole aiutare Clara perché le vuole bene, ma poi si rende conto che non riesce a stare lontana da casa in un centro anziani, perché ha ancora molte energie, ha ancora il desiderio di vivere. 

maryam touzani

 

Esattamente, Maria Angeles è una donna che non ha ancora terminato la sua vita: una grande amicizia la lega a Suor Josefa, poi si innamora e c’è molta tenerezza in questo. Ma vorrei chiederti, vista la vocazione sociale del film verso il racconto dell’enclave spagnola in Marocco, ti piacerebbe presentare il film tra le persone di Tangeri? 

Assolutamente sì, il giorno in cui porterò il film a Tangeri sarà un momento importante per diverse ragioni: innanzitutto perché il motivo per cui ho fatto questo film è stato, come dicevo, ciò che mi è successo e ritornare lì senza di lei a presentare il film sarà doloroso e bello al contempo. Sarà come un omaggio, come per dire “Ecco, questo è per te mamma”. 

Calle Málaga è dedicato anche a tutte le persone della sua generazione che hanno vissuto lì e che ancora vivono a Tangeri in questo clima di mélange culturale, dove la Spagna dista solo 14 chilometri e le persone vivono la vita con un ritmo spagnolo. Infatti, il titolo del film si ispira proprio alla vera via di Tangeri dove mia madre e mia nonna prima hanno vissuto, Calle Málaga appunto. Per me il luogo, la città è stato un personaggio e il film è stato un atto d’amore a Tangeri.

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