Meglio tardi che prime. Le immagini dello sciopero Amazon del 22 marzo

In Italia c’è stato il primo sciopero nazionale dei dipendenti Amazon. Una protesta figlia di quella in Alabama che potrebbe diventare la prima azione sindacale legata al colosso e-commerce

L’eco del primo sciopero nazionale Amazon in Italia proviene da oltreoceano. C’erano già state delle proteste, ma quella di lunedì scorso (durata 24 ore) a sostegno della contrattazione di secondo livello (inerente i rider), è figlia delle mobilitazioni di Jennifer Bates e del suo gruppo di lavoratori, che sta portando all’introduzione dell’azione sindacale nella sede Amazon in Alabama.

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È una protesta su cui stranamente si trova poca attenzione nella “bolla” social italiana mainstream, ma quello che sta succedendo in Alabama, esattamente nel piccolo sobborgo di Bessemer, ha dell’incredibile. Molti commentatori la definiscono come la più importante lotta sindacale del secolo nel sud degli Stati Uniti. Nello stabilimento è iniziato il braccio di ferro tra i dipendenti e il colosso dell’e-commerce. Con i primi impegnati a votare per posta (dall’8 febbraio al 29 marzo) per la sindacalizzazione dello stabilimento, e i secondi intenti a bloccarli impedendo riunioni fuori dalla fabbrica. Un eventuale parere favorevole li renderebbe i primi dipendenti Amazon ad essere iscritti ad un sindacato in America.

L’eco della protesta sembra esser arrivato anche in Europa, e soprattutto in Italia, dove tutti i lavoratori si sono riuniti fuori dagli stabilimenti per protestare sulle condizioni di lavoro dei rider. Lo sciopero è indetto da Filt Cgil, Fit Cisl, e Uiltrasporti e riguarda tutti quei lavoratori del settore logistico logorati dall’algoritmo Amazon e dai turni sfiancanti che prevedono quasi 180 consegne al giorno, solo 3 minuti di stop a consegna e un totale di quasi 44 ore lavorative a settimana, dove spesso gli straordinari non vengono pagati. È un piccolo miracolo sindacale che potrebbe essere punto di partenza di (o provenire da) un film di Stéphane Brizé o del Ken Loach di Sorry We Missed You.

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