Melania vs Michelle. First Lady a confronto nell’era dello streaming
Nel primo weekend in sala di Melania, migliaia di utenti hanno recuperato su Netflix Becoming, il documentario su Michelle Obama. Dimostrazione che il politico si gioca oggi lungo le piattaforme
Strani destini quelli nell’era dello streaming e delle sue piattaforme, perennemente in ascolto, con le mani in pasta ai miti d’oggi per cui ogni tendenza può farsi presto trend e l’ultimo fenomeno del momento non è altro che un figlio indicizzato dell’algoritmo.
Forse il “caso Michelle Obama” è l’ennesima conferma di quanto il politico oggi non si giochi solo nei prime time, ma anche e soprattutto nei salotti social tra cui, ormai, figurano sempre più prepotentemente le piattaforme streaming.
E così nei giorni in cui, all’indomani dello scontro Corona-Mediaset Netflix nostrano rilancia la satira antiberlusconiana Videocracy, negli Stati Uniti si sta verificando un processo non proprio dissimile.
Come riporta Benjamin Lee su The Guardian, dopo circa una settimana dall’uscita in sala di Melania (il 30 gennaio), il docufilm su Lady Trump diretto da Brett Ratner, la risposta degli spettatori – ma forse sarebbe meglio parlare di utenti – è stata chiara e inequivocabile: proprio nel weekend di apertura del film sulla First Lady, migliaia di utenti si sono “riversati” su Netflix per guardare il documentario dedicato alla sua nemesi Michelle Obama, dal titolo Becoming di Nadia Hallgren del 2020.
Corso Laboratorio di Ripresa Video e Fotografia, dall’11 marzo

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Risultato? Un’impennata delle visualizzazioni del 13.000% per un totale di 47,5 milioni di minuti visualizzati; una crescita dirompente anche rispetto ai “soli” 354.000 minuti del weekend precedente. Il pubblico ha preso posizione, sembrano suggerire i numeri, dopo pochissimi giorni dall’uscita di Melania. Prodotto da Amazon con un budget di 40 milioni di dollari e con una spesa pubblicitaria di 35, ha incassato 7 milioni di dollari nel suo primo weekend al botteghino statunitense, diventando il miglior debutto degli ultimi dieci anni per un documentario, battendo nettamente il record di After Death (5 milioni nell’ottobre 2023).
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Come riporta Huffington Post, Melania con la sua media di 3.960 dollari per sala, ha in un certo senso rispecchiato la polarizzazione dell’elettorato statunitense: negli stati del Texas e in Florida è stato un successo senza storia, dalle parti di Los Angeles e nella nuova New York di Mamdani un flop desolante.
E in Italia? Come sta andando il film-pedinamento su Melania nel corso dei venti giorni che precedono il secondo mandato Trump? A una settimana dall’uscita in sala con Eagle Pictures, i dati Cinetel sono agghiaccianti. Distribuito in 100 sale, al suo debutto Melania si è piazzato al 38esimo posto nella classifica del box office italiano, raggiungendo un incasso di 6.500 euro; vale a dire 800 biglietti staccati nei quattro giorni da giovedì a domenica, per una media di circa 8 biglietti venduti per sala in tutto il weekend. Un po’ poco per un film costato alle casse di Amazon 40 milioni di dollari per la produzione e 35 per la strategia promozionale.
Pamela McClintock, facendo il punto sul BoxOffice statunitense per Hollywood Reporter definisce Melania “il documentario più costoso della storia”, mentre la stampa italiana discute già sulle scelte di distribuzione, considerando il lavoro sulla First Lady “un’operazione che non può generare profitto”.
Ora, che il documentario sul varco della soglia da cittadina a First Lady di Melania Trump avrebbe diviso pubblico e multisale c’era da aspettarselo. Ma è la riscoperta “postuma” di Becoming a rappresentare un precedente non trascurabile, per un documentario che al tempo della sua uscita su Netflix (il 6 maggio 2020 in pieno lockdown), aveva ricevuto tiepide accoglienze e ora, finisce invece per incarnare il contraltare perfetto dell’elettorato-community anti-trumpiana a Melania di Brett Ratner.





















