“Messinscena, fantasia, immaginario”. Patrice Leconte parla di Tutti pazzi in casa mia

Si è tenuto all’Hotel Visconti Palace l’incontro con il regista di Ridicule, La ragazza sul ponte e La bottega dei suicidi, Patrice Leconte, dal 29 ottobre al cinema con Tutti pazzi in casa mia. Distribuita dalla Filmauro, la commedia francese è l’adattamento cinematografico della pièce teatrale Une Heure de Tranquillité, che è anche il titolo originale del film. Michel, interpretato da uno dei più famosi attori francesi, Christian Clavier, è un appassionato di musica jazz che, un pomeriggio qualsiasi, compra un disco rarissimo. Ansioso di ascoltarlo torna a casa, ma proprio quel giorno tutti, dalla moglie (Carole Bouquet), all’amante (Valérie Bonneton) tentano in tutti i modi di “disturbarlo”.

Lei ha sempre sostenuto che all’inizio della carriera di un cineasta è importante iniziare facendo cortometraggi.

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Innanzitutto il cortometraggio, o meglio, un festival di cortometraggi, è ciò che ha fatto scoccare in me la scintilla: da lì ho capito di voler fare cinema. Oggi rimango sbalordito quando vedo giovani che vogliono iniziare facendo un lungometraggio, credendo di conoscere già il mestiere. Ovviamente ci sono delle eccezioni, come Orson Welles che al primo lungometraggio fece Citizen Kane. Ma non siamo tutti Orson Welles.

Che importanza ha il cinema italiano per lei?

Il cinema italiano, e sono sincero, ha avuto un’enorme importanza per me, partendo dalla “grande famiglia” Fellini-Visconti-Antonioni, senza però dimenticare Olmi, Zurlini, Scola e tantissimi altri. Questi film rappresentavano l’eleganza della messa in scena, la fantasia, l’immaginario e per me questi sono elementi fondamentali. Parlando del presente, La grande bellezza di Sorrentino è un Leconte 1capolavoro assoluto.

Come è nato Tutti pazzi in casa mia?

Innanzitutto il film è tratto da una pièce teatrale che in Francia ha riscosso molto successo. Un giorno, un mio amico produttore mi ha chiesto di andare a vedere quello spettacolo perché convinto di poterne fare un film. Vedendola, aveva proprio ragione. Era l’occasione per me di poter parlare di queste vite turbinose che tutti noi abbiamo, di ritornare alla commedia e di lavorare con Clavier che è un attore che stimo molto. Sono stato abbastanza impulsivo, ma quando sento che una cosa è giusta la faccio, cercando di non ragionare troppo.

Il film è molto differente dall’opera teatrale?

Sì, abbiamo completamente stravolto la sceneggiatura, il ritmo, la velocità di movimenti e battute. Inoltre, la pièce era interpretata da un altro attore, Fabrice Luchini. Prima di iniziare le riprese, mi pongo sempre la domanda “come farò la regia di questo film?”, e in questo caso ho pensato di farlo come un reportage, avendo la macchina da presa in spalla, inseguendo l’azione, dando quindi un taglio molto veloce. Volevo un ritmo incalzante, e lavorare con Clavier è stato meravigliose poiché riusciva perfettamente a darmi quella velocità che io cercavo.

Leconte (1)Le commedie, in genere, sono molto apprezzate nel paese d’origine mentre all’estero fanno fatica. Le sue, invece, sono universali.

E’ giusto, le commedie in genere hanno una forte connotazione nazionale. Ad esempio, le commedie italiane sono molto apprezzate qui ma non in Francia. Stranamente, però, alcune di quelle francesi hanno uno straordinario successo all’estero, anche in Italia e in Spagna. Molto probabilmente è fondamentale parlare di argomenti più “universali”. Per quanto riguarda questo film, ci possiamo identificare un po’ tutti col protagonista, essendo la “ricerca dell’ora di tranquillità” un problema comune. Trovo strano, in realtà, che le commedie italiane non abbiano più successo, visto che quelle classiche, come ad esempio quelle di Germi e Risi, erano viste in Francia e in tutto il mondo. Molto probabilmente deve essere cambiato qualcosa. Forse sono meno universali.