"Mi interessa la storia di un uomo che lentamente e faticosamente riprende a vivere" Intervista a Neil Jordan

Triplo Gioco descrive un ambiente, e non solo un'ambientazione, lontano da quello americano e, come già per Mona Lisa, più vicino all'Europa.


 


Come atmosfere siamo sicuramente vicino a  Mona Lisa  ed anche il film originale a cui Triplo gioco si riferisce, Bob le flambeur del 1956 girato da Jean-Pierre Melville, è ambientato a Parigi. Il paesaggio della Costa Azzurra mi è sembrato da subito molto adatto alla storia che volevo raccontare con la città di Montecarlo, ideale quando si necessita di un casinò, e quella di Nizza con il suo fascino dovuto al tenere insieme una componente elegante ad una più malavitosa.


 


Che tipo di fascinazione ha subito nel ripercorrere un film anni '50?


 


Il film originale era in bianco e nero, girato con uno stile classico e di breve durata. Io volevo realizzare qualcosa di diverso concentrandomi sulla storia di un uomo che lentamente e faticosamente riprende a vivere. Soprattutto ho cercato di riflettere nello stile visivo il modo di Bob di vedere le cose e di relazionarsi alle persone sotto l'effetto delle droghe. 


 


La pellicola vanta una collaborazione con Chris Menges, geniale direttore della fotografia. Come è andata l'esperienza?


 


Con Chris Menges sono ormai giunto al terzo lavoro dopo Angel e Michael Collins. Credo che sia uno tra i migliori del suo settore, e di lui maggiormente apprezzo la particolare tendenza che possiede nel ripensare esteticamente tutto il film.


 


Triplo gioco è il secondo remake della sua carriera…


 

L'idea iniziale non è partita da me ma dalla Warner che mi ha chiesto di lavorare al film. Terminata la sceneggiatura mi sono reso effettivamente conto che sarebbe potuto venir fuori qualcosa di veramente insolito e singolare, differente dall'originale soprattutto per il modo in cui poteva essere girato.

Lei è uno scrittore, ama la letteratura e raccontare delle storie. Come concilia il lavoro solitario proprio di uno scrittore con il lavoro collettivo necessario per realizzare una pellicola cinematografica?


 


Quando ritengo che in giro non ci sia la possibilità di girare un film interessante invece di passare due tre anni senza fare nulla e nel rischio di cadere in depressione, mi concentro sulla stesura di un libro. Oppure può capitare che salti un progetto e allora ti ritrovi per mesi e mesi senza fare nulla. Ad esempio dovevamo girare Lucrezia Borgia ambientandolo proprio qui a Roma ma, per i soliti problemi finanziari, la produzione ha improvvisamente bloccato i lavori rimandandolo a data ancora da decidersi. L'ultimo romanzo che ho scritto si intitola "Ghost" ed è la storia di una donna irlandese che muore e diventa un fantasma.


 


 


Lei è riuscito a lavorare molto bene con l'industria hollywoodiana pur mantenendo la sua forte componente autoriale dalle ben marcate origini irlandesi ed europee. Secondo lei il nostro cinema si distanzierà sempre di più da quello americano nel tentativo di conservare la propria identità oppure è possibile, per un autore europeo, guadagnarsi fruttuose prospettive ad Hollywood?


 


Questa domanda comporterebbe una risposta ampia e difficile perché non è possibile fare delle previsioni. L'inglese è la mia lingua madre e questo mi ha permesso di non essere recepito fin da subito come uno straniero che cerca di trovare la sua collocazione nel cinema americano. Come tutti sanno le produzioni americane spendono moltissimo denaro anche in pubblicità mentre per i film europei d'autore il rischio è sempre più quello che si proiettano solo durante i festival a vantaggio esclusivo dei cinefili.

Come è avvenuta la scelta di far interpretare il personaggio principale  a Nick Nolte?


 


Finendo di scrivere la sceneggiatura ho realizzato che il film era tutto nel protagonista e che quindi necessitavo di un attore bravo e carismatico. Ho incontrato Nick Nolte a San Francisco dove era impegnato in teatro ed ho capito subito che lui doveva essere il "mio" Bob. Considero Nolte uno tra i migliori attori che ci siano in circolazione che ora, per motivi personali, ha scelto di allontanarsi per un po' dal mondo di Hollywood.


 


E per quanto riguarda Anne, il personaggio femminile di fondamentale importanza nell'equilibrio della storia, come è avvenuta la sua nascita?


 


Anche nella pellicola del '55 Anne è una ragazza molto loquace. Ho rispettato questa sua caratteristica ed in generale il personaggio femminile è molto più aderente all'originale rispetto a Bob che, nel film di Melville, parla decisamente meno. L'unica differenza è che la ragazza proviene dall'est, caratteristica che ha contribuito a rendere più attuale la vicenda.


 


Ci sono state difficoltà particolari durante la lavorazione del film?


 


Abbiamo avuto qualche difficoltà perché non volevano farci girare nel casinò di Montecarlo per paura che venisse scalfita la buona reputazione della località in quanto la pellicola descrive il variopinto sottobosco malavitoso che si muove e vive intorno alla ricchezza che il casinò contribuisce ad alimentare. Alla fine devo dire che questa piccola difficoltà ha finito per essere vantaggiosa perché, avendo ricostruito tutto l'interno del casinò in bellissime dimore della Costa Azzurra, il risultato è stato decisamente superiore.


 


Che rapporto che ha con il gioco? Crede nella fortuna?


 


Io non sono un giocatore accanito anche se mi piace giocare a carte, in particolare a Black Jack. Essenzialmente nel film ho voluto porre l'accento sull'aspetto metodico e da "contabile" che caratterizza i giocatori più incalliti. E' sicuramente affascinante pensare al colpo di fortuna che ti cambia la vita ma credo che la fortuna vada sicuramente aiutata e colta. Bob inizialmente si trova in una situazione talmente confusionaria che, anche se la fortuna bussasse alla sua porta, non sarebbe neanche in grado di riconoscerla.