#Cannes68 -“Mi piace passare per vecchio”. Parla Paolo Sorrentino

Due generazioni di attori. Da una parte Paul Dano e Rachel Weisz, dall’altra Harvey Keitel, Jane Fonda e Michael Caine. In mezzo lui, Paolo Sorrentino, in concorso a Cannes per la sesta volta negli ultimi 11 anni. La prima risale al 2004 con Le conseguenze dell’amore. Poi con Il divo ha vinto il Premio della giuria nel 2008. E il Festival gli ha portato fortuna per La grande bellezza (2013) con cui ha ottenuto l’Oscar per il miglior film straniero.

Youth chiude la terna dei film italiani in competizione dopo Il racconto dei racconti di Garrone e Mia madre di Moretti. E, a dispetto del titolo, a Sorrentino viene fatto notare che questo film sembra essere realizzato da un regista più anziano: “Penso che oggi l’unico soggetto possibile al cinema sia quello del trascorrere del tempo e quanto ce ne resta. Passare per vecchio però mi pace così potrò fare film da giovane e allungare la mia carriera”. E il titolo conferma questa risposta. Infatti il cineasta ribadisce: “Lì c’è racchiuso il rapporto con il futuro e il fatto di essere giovani anche se non lo si è più”.

youthLa musica nel suo cinema ha sempre un’enorme importanza: “Penso che la musica e il cinema sono due forme di bellezza che non scompariranno ma tenderanno sempre a rinnovarsi”. In Youth c’è una dedica finale a Francesco Rosi: “Ci sono due ragioni per cui l’ho messa. La prima è che Rosi è stato un grande regista di riferimento non solo per i registi italiani ma anche per quelli americani, come per esempio Martin Scorsese. La seconda riguarda un suo racconto di giovinezza in una cena in cui siamo stati insieme che mi ha ispirato per la storia del film”. C’è nel film un frammento di un video musicale: “Mi piacerebbe realizzarli ma non credo di essere in grado di farlo perché mi fanno un po’ paura”. Sul rapporto con Luca Bigazzi, è evasivo: “Durante il film parliamo d’altro. E porta fortuna perché poi vediamo che il film viene sempre bene”. A chi gli dice che Youth potrebbe rischiare di essere considerato come un film maschile replica: “Non penso che lo sia. Il film ruota attorno a qualcuno che non c’è che è la moglie di Michael Caine. Quindi, piuttosto, è femminile”.

Il cast ha parole d’elogio per Sorrentino. Michael Caine lo definisce: “uno dei più grandi registi del mondo”. Harvey Keitel è stato colpito da “La grande bellezza e Il divo” a Rachel Weisz che afferma che “Paolo è capace di privilegiare più punti di vista”.