Michael Apted, il cineasta al servizio dei generi

Ci ha lasciato giovedì scorso a 79 anni il cineasta inglese. Da Belushi a 007, passando per thriller (Gorky Park) a biopic (Gorilla nella nebbia). Ma il suo lavoro più personale è stato il progetto Up

Ha lavorato alla BBC, girato documentari, diretto John Belushi ed è passato da 007 alla Cronache di Narnia. Il percorso di Michael Apted, scomparso giovedì scorso a 79 anni, somiglia a quello di molti cineasti inglesi post Free Cinema che hanno lavorato tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Però probabilmente la particolarità del regista è quella di diventare ‘traspsarente’ dietro la storia. Non è immediatamente visibile l’impegno politico di Ken Loach anche se all’inizio della carriera si è messo in luce con il suo ‘Boyhood’ infinito, il progetto tv Up con il quale ha seguito le vite di 14 bambini britannici di differente estrazione sociale dal 1964 al 2020, raccontando le loro vicende in un episodio ogni sette anni. Quello del 1991 è stato indicato dal famoso critico statunitense Roger Ebert come il migliore di tutti i tempi. Non aveva neanche la visionarietà di Ridley Scott. Però, pur in una filmografia discontinua, ha sempre mostrato il suo solido mestiere. La storia, per Michael Apted, veniva prima di tutto. In molti progetto per questo veniva chiamato proprio per questo. A volte i risultati sono totalmente deludenti come nel caso di 007 – Il mondo non basta (1999) dove James Bond con il volto di Pierce Brosnan deve froneggiare una magnate dei petroli interpretata da Sophie Marceau che minaccia di far esplodere un’arma nucleare. O anche Le cronache di Narnia. Il viaggio del veliero (2010), terzo adattamento del ciclo letterario scritto da C.S. Lewis, sicuramente il più dignitoso dei tre ma in cui si limita a svolgere il compito in maniera corretta e niente più, anche nella lotta finale con i serpenti in 3D.

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Probabilmente i generi in cui Michael Apted ha dimostrato di trovarsi maggiormente a suo agio sono atati il thriller e il biopic. Il primo ha già segnato il suo buonissimo esordio, l’intimista Triplo eco (1972) ambientato durante la Seconda Guerra mondiale dove un soldato disertore (Oliver Reed) s’innamora di una contadina (Glenda Jackson) e per nascondersi si traveste da donna e si fa spacciare per sua sorella. Poi, dopo il classico, un po’ verboso giallo Il segreto di Agatha Christie (1978) con Dustin Hoffman e Vanessa Redgrave, il genere ha caratterizzato uno dei suoi titoli più celebri, la spy-story Gorky Park (1983) ambientata a Mosca in cui un investigatore deve far luce sull’omicidio di tre cadaveri irriconoscibili. Più deludenti invece Extreme Measures – Soluzioni estreme  ambientato in un ospedale newyorkese in sui si fanno esperimenti neurologici contro la legge e che vede protagonisti Hugh Grant e Gene Hackman e il macchinoso Enigma (2001) in cui Dougray Scott, nei panni di un decifratore di codici indaga sulla scomparsa di una collega mentre i sommergibili tedeschi stanno per attaccare. Decisamente più ispirati i thriller al femminile come Occhi nelle tenebre (1994), uno dei suoi film più riusciti, con la violinista cieca Madeleine Stowe che, dopo aver riacquistato parzialmente la vista, è minacciata da un killer che ha già fatto fuori la vicina e Via dall’incubo (2001) forse il più visionario, con echi alla De Palma, con Jennifer Lopez in fuga dal marito violento.

Poi c’è l’anima biopic. E qui i risultanti sono sempre magnificamente contrastanti. Si passa dalla biografia della cantante country Loretta Lynn di La ragazza di Nashville (1980) che ha fatto vincere a Sissy Spacek l’Oscar come miglior attrice protagonista a quella della zoologa statunitense Dian Fossey di Gorilla nella nebbia (1988) – forse l’apice della sua filmografia – con Sigourney Weaver che ha ottenuto solo la nomination, fino al fatto vero che ha ispirato il macchinoso Nell (1994) con Jodie Foster nei panni di una donna cresciuta completamente isolata dal mondo la cui storia è stata scoperta da un medico nel posto interpretato da Liam Neeson. E sono sempre eventi realmente accaduti che sono alla base di Cuore di tuono (1992) dove un federale di origine indiane (Val Kilmer) indaga ansieme a un altro collega dell’FBI sull’omicidio di un Sioux nella riserva indiana del South Dakota. Sigli stessi luoghi, Apted ha girato, sempre nel 1992 il documentario Incident at Oglala.

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Infine, ecco altri due viaggi nei generi. Da una parte una commedia vecchia maniera, stanca e piacecole, scritta da Lawrence Kasdan, Chiamani aquila (1981), con John Belushi reporter rompiscatole che viene mandato sulle Montagne Rocciose e trova l’amore opo che ha conosciuto un’ornitologa. Poi, ecco uno dei nostri colpi di fulmine, il processuale Conflitto di classe (1991). Padre e figlia, due avvocati di San Francisco, uno contro l’altra. Gene Hackman vs. Mary Elizabeth Mastrantonio. Un ritmo da vecchio cinema hollywoodiano, La costola di Adamo di Cukor in un versante più drammatico. Uno dei più incalzanti processi del cinema statunitense d’inizio anni ’90. È vero, quando Apted aveva la storia giusta, la faceva funzionare alla grande.

 

 

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