FCAAAL Milano 25 – The Narrow Frame of Midnight, Tala Hadid (Concorso)

Ci sono voluti otto anni per scrivere questo film e anche durante le sue riprese la storia non smetteva di doversi ridefinire, di concludersi. Tala Hadid condensa in se un panorama culturale inviadibile: madre marocchina e padre iracheno, studi a Londra e perfezionamento a New York. The Narrow Frame of Midnight è il suo primo lungometraggio dopo l’esordio nella misura più breve, tra l’altro al suo attivo anche un lavoro su Pasolini che si chiama Sacred poet. Un curriculum ricco di esperinze e una lunga parte dedicata alla scrittura di questo film che riflette la ricchezza culturale della sua autrice.

The Narrow Frame of Midnight, HadidIn The Narrow Frame of Midnight si intrecciano le storie di Aicha una ragazzina che sta per essere venduta in Europa da una coppia di malviventi, di Zaccaria uno scrittore in crisi che cerca suo fratello che ha abbandonato la famiglia per dedicarsi forse al terrorismo e di Judith giovane amica occdentale di Zaccaria che da rifugio alla piccola Aicha.

Film dalla complessa scrittura che vive di momenti evocativi pieni di fascino e in cui le vicende dei protagonisti sembrano sovrapporre e disegnare una mappa mobile dei loro desideri inappagati. Il film si sviluppa su due piani, da una parte una realtà stringente, impetuosa, fatta di guerra e di sopraffazione dentro la quale i personaggi vivono la loro dimensione temporale e un’altra, che sembra aprirsi dentro le pieghe delle vicende nella quale lo spettatore sembra dovere riorganizzare le proprie idee su quello che sta guardando. Un cinema fortemente evocativo quello della Hadid che fa sentire la propria voce piena di suggestione nella ricerca di una dimensione che sia altra rispetto alla realtà. Nessun surrealismo di facile presa, quanto piuttosto un piano onirico di forte impatto emotivo in cui gli elementi della realtà sono appena esagerati e in cui l’immagine riacquista una centralità assoluta. La Hadid in questo modo sembra istituire un dialogo incessante con il suo pubblico, il tempo necessario e le immagini sembrano avere lo scopo di restituire le sensazioni e le emozioni che si accumulano e sulle quali è necessario riflettere. Un lavoro complesso che conserva una ricchezza visiva non comune. I sentimenti dei personaggi disegnano il resto della storia. La dove i fatti sono presto raccontati per la loro, tutto sommato, scarna densità della trama, sono i sentimenti a costruire quella mappa di cui si parlava che sembra estendersi dall’Iraq fino ai monti dell’Atlante abbracciando storie, culture e vicende personali legate drammaticamente dalle guerre che sembrano confondersi nello svogersi di questi anni. Hadid lavora e riflette su questi effetti della guerra, ma non compie indagini storiche, il suo film è quanto di più lontano ci sia da una cronaca, quanto piuttosto una storia amara e privata di personaggi smarriti perchè hanno perduto ogni baricentro culturale, sono autenticamente sradicati e perennemente in cammino. È

The narrow frame of midnight

The narrow frame of midnight

forse per questo che in The Narrow Frame of Midnight si sentono gli echi di una certa certa cinematografia russa degli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80 il cui capostipite è stato l’isolato Tarkovskij. Un cinema di sentimenti silenziosi, di ricordi e di aperture improvvise dello sguardo che sembrano altrettanto inaspettatamente materializzare la speranza. Un esempio è lo splendido finale in questo film, del gioco dei bambini nello sterminato capo che si perde a vista d’occhio. La regia della Hadid sembra dare il meglio di se quando si sofferma sugli interni delle stanze. Negli oggetti di comune uso quotidiano il suo film sembra cercare il riflesso dell’anima dei suoi protagonisti. In quelle cose che sembrano consumate dal tempo, si ritrova un contrappunto di realtà, una prova del porto sicuro dentro il quale riparare dalla tempesta.