"Million Dollar Oscar 2005"

Una folla impressionante di persone si accalca alle transenne, il Kodak Theatre è lì, aspetta, per un'edizione che nessuno ricorderà già da domani. E non per i film candidati o per i vincitori, ma perché L'Oscar in un modo o nell'altro viene sempre associato ad un'idea di mondo, ad una pallida congiunzione con la realtà vicina/lontana. All'Oscar insanguinato dalla guerra dello scorso anno, segue oggi un Oscar imbellettato e inerte, come in fondo è sempre stato e sempre sarà, un luogo fuori dal mondo, un osservatorio sulla via delle stelle. Giusto così in fondo, i fuori programma continuano ad essere rigorosamente differiti da quei fatidici sette secondi che interrompono il flusso di verità diretta per restituirci impressioni e sensazioni sfalsate. Dopo la Jakson intra/vista al SuperBowl in fondo gli americani non sono più stati gli stessi…Bene così, due parole allora sui film, le candidature, i temi forti della serata. Prima cosa: erano anni, è bene precisarlo, che gli Oscar non registravano un livello così alto nei film candidati. Eastwood, Scorsese, Forster e Hackford (tralasciamo tranquillamente la bufala Payne) sono nomi di punta del cinema odierno e i loro film sono decisamente alcune delle punte di diamante del cinema di quest'anno. Complimenti dunque ai giurati dell'Academy, stavolta hanno visto giusto e si sono dimostrati parecchio lungimiranti (solo un appunto, anzi due: mancano all'appello diversi film importanti, due fra tutti Collateral e La Passione  di quel fantastico pazzo di Mel Gibson… e poi perché Sideways candidato come miglior film?..)Tema forte della serata che campeggia come un fantasma in mezzo al pubblico e fa capolino da dietro le quinte quello dell'eutanasia, vista/discussa/affrontata nel film di Amenabar e in quello di Eastwood. Niente di che comunque, lo spirito della serata è improntato a ben altro umore. Chris Rock allora. Al cinema ci ha sempre convinto poco, su un palcoscenico come quello del Kodak ci sa indubbiamente fare. Ha i tempi giusti, sa incendiare la platea con poco e possiede un'indubbia carica fisica che va al di là di ogni copione. Già e Blly Cristal? Praticamente inarrivabile, un mostro sacro da studiare, ma il giovane Rock promette comunque bene. Dato inizio alle danze, la serata si snocciola attraverso le sue solite stazioni deputate, diamo subito un'occhiata a qualche premio "minore". Spider-Man 2 si aggiudica l'Oscar per gli effetti speciali, premio sacrosanto per uno dei film più vibranti e intensi dell'anno che avrebbe meritato molto di più. Raimi comunque continua a girare, già è tantoPrimo piatto forte della serata: l'Oscar per il miglior film d'animazione. Vince nemmeno troppo a sorpresa il gioiellino della Pixar Gli Incredibili che si afferma su Shrek 2 che comunque al fotofinish preferiamo. Nulla da obiettare comunque, si tratta di un'affermazione importante e meritata. Diamo a questo punto uno sguardo alle candidature. Scorsese ha ricevuto per il suo The Aviator ben undici nomination, mentre Eastwood sette. Lo scontro si consuma da queste parti e The Aviator comincia a macinare il suo successo. Prima con l'Oscar per i costumi, poi con quello per la migliore scenografia (dato ai nostri Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo), e ancora per il miglior montaggio, ad opera della solita eccezionale Thelma Schoonmaker. Tutto giusto, veramente nulla da eccepire. Piccola curiosità: l'ultimo film di Brad Silberling, Lemony Snicket's, non ancora uscito in Italia e per il quale stiamo contando i giorni, è stato premiato per il miglior trucco. Ci fidiamo ad occhi chiusi e siamo contenti per uno dei cineasti che amiamo di più. Arriviamo allora alla musica. Il premio alla migliore colonna sonora va a Neverland, un modo come un altro per premiare un film che abbiamo amato moltissimo, un'opera che abbatte sistematicamente i confini tra realtà e fantasia, andando a sedimentarsi nel nostro cuore, in quell'isola che non c'è che ci portiamo tutti dietro dalla nascita. Al Otro Lado Del Rio (canzone de I diari della motocicletta) si aggiudica invece il premio come miglior canzone e crea automaticamente uno dei pochissimi contrattempi della serata. Jorge Drexler infatti, autore della canzone, non manca di polemizzare sul palco per la scelta dell'Academy di far cantare il suo brano alla coppia Banderas/Santana. Jorge ritira così il premio e si mette a cantare, senza nessun accompagnamento. Veramente grande, anche per questo premio meritatissimo. Il film di Selles invece (appunto I diari della motocicletta) è uno dei più fasulli e inutili di quest'anno. Prima di addentrarci nel cuore della serata, registriamo l'Oscar alla migliore fotografia che va al Robert Richardson di The Aviator. Anche su questo niente da dire, certo meritava tantissimo anche La foresta dei pugnali volanti (altro candidato nella fotografia), con le sue luci soffuse e improvvisamente abbaglianti. Soltanto i dieci minuti finali sulla neve sporcata da lacrime e sangue meriterebbero qualcosa. Poco importa, fanno comunque parte dei momenti da non dimenticare ripensando al cinema visto negli ultimi tempi. Miglior film straniero allora, e ti pareva che non avrebbe vinto Amenabar con Mare dentro. Il suo film ha messo d'accordo quasi tutti, noi invece ci tiriamo decisamente fuori dall'allegra brigata. Lo spagnolo ha mestiere da vendere, ma è ancora un semplice tecnico, un esecutore, non ha anima e forse, per come la vediamo noi, non l'avrà mai.

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Troppo compiaciuto, troppo chiuso, troppo perfettino e indolore per trattare il tema del suo film. E poi non ci ha convinto per niente il suo sguardo sul Bardem morente dell'opera, non vogliamo parlare di pornografia emotiva, ma… Piccola pausa di riflessione. La serata fino a questo momento procede senza grossi intoppi, soporifera (vista l'ora non è un bene) e controllata…Oscar alla carriera allora. Lo scorso anno ci apparve improvvisamente un grandissimo Blake Edwards impegnato in una delle sue deliziose gag, quest'anno invece è la volta della serietà di Sidney Lumet, veramente uno dei grandi ancora vivi del cinema contemporaneo. A dargli l'Oscar troviamo il suo Al Pacino, che Lumet aveva diretto in Serpico. Che dire? La parola ai giurati, Il verdetto, La collina del disonore, Il principe della città.. Serve altro? Torniamo allora a noi, anzi agli Oscar più prestigiosi. Quello per la migliore sceneggiatura  non originale ad esempio vinto dal Payne di Sideways. Ci siamo già espressi a sufficienza sul tenore dell'opera e sulla pericolosità di un film come questo oggi, dunque lasciateci soltanto dire che in lizza c'era il testo sublime di Million Dollar Baby, quello delizioso e raffinatissimo di Before Sunset, giusto per non fare nomi. Fate voi, a noi il tutto non ha convinto nemmeno un po'. Migliore sceneggiatura originale poi il cui premio va ad un altro obbrobrio che credevamo di avere rimosso e invece…Se mi lasci ti cancello allora, con un testo scritto da una delle personalità più perverse e fastidiose del cinema attuale, quel Charlie Kaufman già colpevole di altri misfatti come Adaptation e Essere John Malkovich. Non vogliamo nemmeno parlarne, non lo merita. Poco dopo Cate Blanchett vince il suo primo Oscar come migliore non protagonista di The Aviator, nella parte di Katherine Hepburn. Premio abbastanza meritato questo, anche se le cose che ci hanno convinto meno del film di Scorsese sono proprio i momenti legati alla riproduzione mimetica della vecchia Hollywood (dunque quelli legati agli amori di Hughes/Di Caprio come appunto la Hepburn/Blanchett). Avanti allora. Il migliore non protagonista della stagione è Morgan Freeman (per Million Dollar Baby), l'angelo custode del set/palestra più dolce del mondo, uno sguardo che mette i brividi, un ruolo che ci ha commosso. L'Oscar in questo caso è persino insufficiente per premiare un colosso come Freeman che lo meritava già da almeno quindici anni. Migliore attore allora. Jamie Foxx non ha avuto rivali per Ray, da subito, e sottoscriviamo. Per il lavoro fatto sul personaggio di Ray Charles, per la potenza mimica del suo sguardo cieco, per aver prestato l'anima a quel vibrante capolavoro che è il film di Hackfod. Due note in ordine sparso: un plauso a Di Caprio che non ci ha mai convinto tanto come in The Aviator. Un ruolo cucito addosso, una forza fisica non comune, un'intensità che non ha mai raggiunto a questi livelli. Che dire, il tempo è dalla sua parte, speriamo che nel futuro non ci deluda…Ultima nota, stavolta di disappunto per la mancata candidatura del Cruise di Collateral. Probabilmente qualcuno non se n'è ancora accorto, ma Cruise è diventato davvero uno degli interpreti più grandi del cinema attuale. Il suo ultimo sguardo perso e rivolto a Foxx nella metropolitana vuota vale parecchio, perlomeno una candidatura. A questo punto facciamo un salto in avanti per dirvi che gli ultimi tre Oscar (film, regia, attrice protagonista) se li è aggiudicati Eastwood e chiaramente la sua Hilary Swank. Che dire? Premio giusto, meritato…Sì, certamente, diciamo che Million Dollar Baby non è soltanto più bello di The Aviator e degli altri film di quest'anno, è semplicemente un'altra cosa, sta su un altro pianeta. Non ha senso agitare il misurino e quantificare il peso specifico del film, non serve a niente. Eastwood se ne è uscito con qualcosa di non ben identificato che ci ha strappato via il cuore e che continua ad urlarci dentro. E' semplicemente di un'altra categoria. Strano che se ne siano accorti i giurati, anche perché il film non è certo leggerino, anzi, si tratta senza dubbio di una delle cose più forti e devastanti viste negli ultimi anni. Non c'era gara già in partenza, fa comunque uno strano effetto vedere che le nostre preferenze stavolta si siano sposate alla grande con quelle dell'Academy. La Swank ha così vinto il suo secondo Oscar (dopo quello per il brutto Boys don't cry), ed è bello vederla sul palco davanti a Eastwood, a coronare infine la storia d'amore più bella degli ultimi anni… "Tesoro, mio sangue" roba da brividi. Dolenti note allora, Martin Scorsese. E' capitato anche stavolta nell'anno sbagliato con il concorrente sbagliato. Il suo The Aviator non è un capolavoro, non è uno dei suoi soliti film, lancinanti, ma è comunque un gran film, attenzione. Scorsese, pur sbagliando alcune cose, ha scritto pagine di una bellezza assoluta nel suo film, riuscendo a più riprese a trasformare Hughes in un personaggio tipo di tutto il suo cinema. Semplicemente quest'anno non ce n'era per nessuno, bisogna che Scorsese se ne faccia una ragione. Davanti alla storia di Frank e Maggie, la nostra storia, bisogna soltanto togliersi il cappello. E ringraziare.