Mimmo Calopresti alla direzione del Nuovo Cinema Aquila

Il famigerato cinema del quartiere Pigneto – al centro di numerosi e contraddittori intrecci legali a partire dal lontano 2015 fino a giorni molto recenti – verrà finalmente inaugurato il prossimo 25 maggio. L’attesissima quanto combattuta riapertura del Nuovo Cinema Aquila avverrà sotto l’illustre direzione del regista, sceneggiatore e attore calabrese Mimmo Calopresti: da adesso in poi, la nuova direzione si impegnerà a far rinascere la sala, facendone non un semplice cinema come tanti, bensì un “luogo di incontro, di interazione e scambio culturale” per le persone che a lungo ne hanno atteso la riapertura in questi anni.

Nel corso della serata inaugurale saranno presenti – tra i diversi altri ospiti – anche il regista torinese Guido Chiesa, l’attrice etiope Tezeta Abraham e l’attore Francesco Pannofino, da sempre grande sostenitore insieme ad altri della riapertura della sala. Ci sarà uno spazio dedicato anche al giovane regista romano Fulvio Risuleo, il quale presenterà in anteprima il suo film d’esordio del 2017, Guarda in alto, alla presenza dell’intero cast. Da sabato 26 maggio, invece, si partirà subito con il 32° Festival del Cinema Latino Americano di Trieste: la rassegna si aprirà con il film La memoria de mi padre (Cile, 2016) del regista Rodrigo Bacigalupe Lazo, vincitore del Premio Miglior Film, per poi proseguire fino a venerdì 1 giugno. I film proiettati saranno quasi tutti sottotitolati in italiano e l’intera rassegna sarà a ingresso gratuito per il pubblico.

La felice notizia della riapertura del cinema e della nuova direzione è stata data direttamente dal vicesindaco Luca Bergamo insieme a Calopresti e, tra gli altri, alla presidente della commissione Cultura Eleonora Guadagno. L’obiettivo di questa operazione viene così esplicitato dal vicesindaco Bergamo: «Rimettiamo nel circolo della città non solo un cinema ma luogo fisico in cui si fa anche cinema, puntiamo a un luogo di incontro e informazione che dia risposte che i circuiti cinematografici ordinari faticano a dare. Mi piace la definizione di Cinema Libero, mi piace questa definizione e sta bene anche con il nome Aquila. Stiamo vestendo questo progetto di un carattere sperimentale significativo e questo dà una responsabilità aggiuntiva».

Il regista – e oramai direttore – ha alle spalle una lunga e brillante carriera nel cinema: Calopresti si afferma con decisione nel corso della metà degli anni Novanta, dopo avere vissuto una prima fase di militanza politica giovanile ed altre precoci esperienze significative, tra corti, documentari e la collaborazione con la RAI. Risale, per l’appunto, al 1995 il suo celebre film – presentato a Cannes in concorso – La seconda volta (con Valeria Bruni Tedeschi e Nanni Moretti), vincitore del prestigioso Premio Solinas per la sceneggiatura. Altro grande successo – nonché Nastro d’Argento per il miglior soggetto originale – sarà La parola amore esiste (1998), anche in questo caso opera interpretata da un cast di prim’ordine. Il 2000 sarà l’anno del film Preferisco il rumore del mare, il quale si frappone tra il documentario realizzato per la TV, Tutto era Fiat (1999), e l’altro documentario Volevo solo vivere (2006), incentrato sul tema dell’Olocausto. Nel frattempo, la personalità di Calopresti si afferma a tal punto da moltiplicare gli inviti e le presenze nelle occasioni più illustri del panorama cinematografico odierno: il regista viene, a tal proposito, invitato a partecipare alla Mostra del Cinema di Venezia del 2004 come membro della Giuria. Sempre al prestigioso festival veneziano – nell’anno 2008 – il regista presenterà La fabbrica dei tedeschi, documentario nel quale affronterà il dramma dell’incidente avvenuto a Torino alla “Thyssen Krupp”. Calopresti ha realizzato negli anni numerosi altri film e documentari su soggetti importanti, alternando al lavoro di regista anche l’attività di attore e sceneggiatore. Al 2016 risale La fabbrica fantasma – documentario inserito nell’ambito di “A mano disarmata”, forum multimediale di informazione contro le mafie – , in cui racconta il mondo delle contraffazioni in Europa da Napoli a Budapest, fino al confine tra l’Ungheria e l’Ucraina.