Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali. Incontro con Tim Burton

Sono cresciuto in una cultura che ama categorizzare le persone. Io sono stato fortunato ad avere una nonna che ha supportato me e la mia peculiarità. E un insegnante d’arte che mi ha incoraggiato ad essere speciale, ad essere me stesso e a continuare ad essere me stesso, e questa è una rarità. Sono stato fortunato, ma nella vita ti bastano davvero anche solo un paio di persone che riescono a vedere le tue peculiarità, le tue specialità, che ti incoraggino e che ti consentano di farle fiorire”. Parla così, con la tranquillità di chi non si è arreso all’omologazione e alla fine è riuscito a trovare il suo posto nel mondo, a creare il proprio posto nel mondo cinematografico con la sua arte visionaria e particolare, Tim Burtonalla conferenza stampa romana per la presentazione di Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali. La storia racconta la ricerca da parte di Jacob (Asa Butterfield) di un istituto di bambini dalle caratteristiche (molto) fuori dal comune, che il nonno gli aveva raccontato sin da piccolo. Morto il nonno in circostanze sospette, Jacob parte per il Galles in cerca di Miss Peregrine (Eva Green) e il gruppo dei bambini speciali, ad attenderlo un’avventura senza tempo.

Il fatto che il titolo rimandi immediatamente a dei bambini con delle peculiarità è senz’altro ciò che subito ha colpito il regista, facendogli provare una forte connessione: “Non avevo sentito parlare del libro, quando l’ho visto e ho letto il titolo ho subito sentito un legame, una connessione, soprattutto con il personaggio di Jacob, questo sentirsi strano, fuori posto, l’avere questa quiete ma sentirsi strano a livello interiore, una cosa con cui mi sono identificato immediatamente” afferma Burton, “Il titolo già in qualche modo mi ricordava la mia infanzia, e poi il modo in cui lui ha organizzato, ‘cucinato’ gli ingredienti della storia, partendo dalle vecchie foto… io faccio collezione di foto, e miss-peregrine_libroguardare una vecchia foto ti racconta una storia, ma non te la racconta tutta: conserva quella parte di mistero, di poesia, di fantasia, che ti da un po’ l’idea dei fantasmi, qualcosa di potente efficace”. Il best-seller di Ransom Riggs, pubblicato nel 2011 e seguito da Hollow City (2014) e La biblioteca delle anime (2016), ha la particolare caratteristica, infatti, di contenere una serie di foto d’epoca, piuttosto particolari, che raccontano una storia visiva misteriosa ed evocativa: “il libro, è basato sulle foto: loro raccontano qualcosa ma non raccontano tutto, ti lasciano immaginare. Secondo me le immagini in movimento dovevano essere usate per catturare questo qualcosa di non definitivo, per me è stata una scelta più emotiva che intellettuale”. L’apporto visivamente magnetico acquista un valore particolare con l’attrice Eva Green, con la quale Burton aveva già lavorato in Dark Shadows (2012) “Eva ha tutte le caratteristiche che Miss Peregrine doveva avere: può essere forte, divertente, drammatica, strana, e ha l’aspetto di una persona che può trasformarsi in un uccello. È come un’attrice del cinema muto, può incarnare tutti queste caratteristiche contemporaneamente“.

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Passando alla realizzazione del film, alla domanda se preferisca la stop motion o la computer grafica (visto l’esiguo utilizzo della prima in favore della seconda in Miss Peregrine), Burton afferma di amare la stop motion “perché è qualcosa che puoi toccare e sentire, è bella, è un’arte a tutti gli effetti, è qualcosa di più tattile e speciale. Anche il computer è fantastico, la stop motion è un processo che consuma molto più tempo, perciò la scelta tra i due dipende spesso dal tempo che si ha a disposizione. Comunque i miei film sono molto basici, l’uso degli effetti speciali per me significa usare degli strumenti per veicolare, per raccontare, le storie“. Anche la colonna sonora, curata da Michael Higham e Matthew Margeson, ha fatto discutere per l’assenza dello storico collaboratore Danny Elfman (già terza assenza dai crediti musicali dopo Ed Wood e Sweeney Todd): “siamo come quelle coppie che ogni tanto si prende una pausa e poi torna insieme, in questo caso in particolare lui era impegnato. Danny è uno dei miei principali amici e collaboratori e lo sarà sempre. Torneremo a lavorare insieme, ma penso che avesse bisogni di prendersi una pausa da me.

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi specialitim-burton3, ha per protagonisti questo gruppo di bambini che, a causa delle loro specialità, non riescono a vivere nel normale tessuto sociale: “questi bambini hanno ognuno la propria specialità, peculiarità, ma fondamentalmente sono bambini, sono semplicemente bravi bambini che si comportano come tali“, problema che si fa sempre più sentire nel nostro presente 2.0, “credo che oggi sia più difficile portare avanti la propria particolarità, e alla fine uno non si gode più il presente, perché lo vive mutuato attraverso un dispositivo. I ragazzini di oggi valutano se stessi in base al numero di like che ricevono, e lo trovo triste e allarmante“. E parlare di personaggi con dei poteri, non può che far aprire la parentesi sui film supereroistici tanto in voga oggi: “quando è uscito Batman era un nuovo territorio, ora escono film sui supereroi ogni settimana”. E, a proposito di mondo Marvel, Tim Burton scherza sul suo progetto mai realizzatoSuperman Lives, che avrebbe dovuto vedere come protagonista Nicolas Cage,”Superman è il miglior film che non ho mai fatto!

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