Miss Sloane – Giochi di potere, di John Madden

Madden sfodera piglio deciso e ritmo cadenzato, Chastain è spigolosamente titanica, ma purtroppo lo script dell’esordiente Perera diventa esponenzialmente sempre più disordinato e tortuoso

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Dopo il dittico dei Marigold Hotel, questo Miss Sloane doveva probabilmente rappresentare per John Madden il ritorno ad un cinema in qualche misura più urgente, legato alle istanze del presente: ma il boicottaggio da parte dei “guardiani del Secondo Emendamento” ha tenuto le sale vuote per l’uscita statunitense dello scorso dicembre, decretando il film uno dei peggiori flop al botteghino del 2016.
L’uscita in sala italiana era prevista inizialmente a maggio, quando da queste parti si era in piena frenesia da legittima difesa al calar del sole – lo vediamo invece solo adesso, quasi un anno dopo la distribuzione in patria.
Madden gira seriamente come se stesse costruendo un biopic, una storia vera su un personaggio reale, costringendo gli spettatori al fact checking online tanto caro alle pratiche del contemporaneo per scoprire che no, non esiste nessuna Elizabeth Sloane, lobbysta decisa a portare avanti il proprio feud contro i difensori del diritto degli americani alle armi, convincendo un senatore alla volta a votare per un decreto che prevede maggiori controlli per i possessori. Volendo, è un po’ lo stesso meccanismo della hit più fulgida di Madden, quello Shakespeare in love del tutto inventato per quanto certosinamente verosimile, assicura Tom Stoppard.

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Miss Sloane cerca di aggiornare la cassetta degli attrezzi del legal drama all’epoca di Ryan Murphy (non a caso, il re del fact checking indotto su youtube, come è stato notato) e del suo The people vs OJ Simpson, e dunque ha bisogno innanzitutto di una prospettiva femminile forte almeno quanto quella del procuratore distrettuale Sarah Paulson, fornita qui alla bisogna non soltanto dalla performance spigolosamente titanica di Jessica Chastain – per quanto forse una volta di troppo su binari bigelowiani a lei abituali, sui quali l’attrice pare viaggiare anche nel venturo esordio registico di Aaron Sorkin, a sbirciare dal trailer – ma da tutto il comparto di ruoli di supporto di donne in carriera fragili-ma-tenaci (la straordinaria Gugu Mbatha-Raw, e poi Alison Pill, Meghann Fahy…).
Lo script dell’esordiente Jonathan Perera raddoppia l’attenzione allo sguardo femminile MISS SLOANEfocalizzando il piano di Sloane sul condizionamento dell’opinione pubblica tutto sul target apparente delle donne e del loro rapporto con il Secondo Emendamento: una fascia di popolazione che gli armaioli spesso non considerano affatto.

Peccato che poi Perera disperda l’intera tensione di gender in una serie esponenzialmente tortuosa e disordinata di rivoli di fantapolitica, spionaggio hi-tech, intrecci privati, doppiogiochismi e rivelazioni finali decisamente fuori tono: Madden infatti affronta le due ore e passa di prodotto con piglio deciso e ritmo cadenzato (la colonna sonora scomoda addirittura Max Richter, esaltante come sempre), caratteristi che sembrano quasi delle inside joke per gli amanti del genere (John Litgow, sua maestà Sam Waterston) e una serie di giochi con il dietro le quinte della propaganda dei media (anchor-man senza pietà, giornaliste bastarde, proteste di strada costruite a tavolino…) che non saranno inediti ma funzionano con puntualità.
Il film rimane allora soprattutto un esercizio intellettuale, costruire un’intera strategia comunicativa sulle armi da fuoco mostrandole in scena in un’unica sequenza, e per il resto rendendole elemento astratto del dibattimento e assimilabile a qualsiasi altro topic caldo e a questo punto interscambiabile, come l’olio di palma o la parità dei sessi.

 

Titolo originale: Miss Sloane
Regia: John Madden
Interpreti: Jessica Chastain, Gugu Mbatha-Raw, Alison Pill, Mark Strong, John Lithgow, Michael Stuhlbarg, Jake Lacy, Sam Waterston, Douglas Smith, Dylan Baker, Ennis Esmer
Origine: USA, 2016
Distribuzione: 01
Durata: 132′

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