Missione impossibile. Ricordando Marco Melani

Un ricordo di Marco Melani, ai tempi della Rassegna “Ladri di cinema”, in occasione dell’incontro con Chiara Seghetto che da anni sta realizzando un preziosissimo documentario sul critico e regista

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Questo testo è stato scritto da Stefano Consiglio, Daniele Costantini, Francesco Dal Bosco, Fabrizio Varesco, che con Marco Melani componevano il gruppo di “Missione Impossibile”, realizzatori di una geniale rassegna cinematografica a Roma, nel 1982, chiamata “Ladri di cinema”. Il brano fa parte di una ricca raccolta di materiali, a cura di Fabio Francione ed Enrico Ghezzi, in un volume intitolato “Marco Melani. Il viandante ebbro“, pubblicato nel 2002 per le Edizioni Falsopiano.

E’ un modo semplice e diretto per ricordare Melani, di cui la regista Chiara Seghetto, sta realizzando da anni un preziosissimo documentario, intitolato Marco Melani, the man with the golden eye, per il quale è attiva una campagna di crofunding.

 

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Marco rubò il titolo “Ladri di cinema” a un film brasiliano di cui non ricordiamo l’autore né l’anno in cui venne realizzato. Più di una volta ci parlò di quel film di cui non ricordiamo nulla se non che ne parlava con entusiasmo. Marco riusciva a trovare qualcosa di bello, di interessante, in qualsiasi film. Non vogliamo dire che fosse indulgente, tutt’altro, ma che amava così tanto il cinema da essere riuscito a dotarsi di una speciale sonda che gli permetteva di vedere ciò che a molti, moltissimi, sfuggiva del tutto. Il modo in cui far svolgere Ladri di cinema”, in cui articolare le singole serate, in cui metter in scena il confronto tra autori e pubblico, era chiaro sin dall’ inizio. Doveva trattarsi di uno scontro, di qualcosa a metà tra un happening e un match di boxe (lo stimolo iniziale arrivò infatti durante una manifestazione sul pugilato che organizzammo, con l’aiuto determinante di Simone Carella e Elisabetta Bruscolini, nei locali della Biblioteca Rispoli di Roma, nel maggio del 1981: una platea di nasi storti e un tavolo di grandi pugili del passato – Giancarlo Garbelli, Giulio Rinaldi, Tiberio Mitri e altri – di grandi esperti -Roberto Fazi, Giancarlo Fusco -, di grandi organizzatori – Rodolfo Sabatini, Giulio Spagnoli -, che discutevano, si confrontavano, si scontravano dopo aver visto spezzoni di circa centocinquanta match della storia della boxe mondiale). Mancavano però un titolo e una idea centrale.

Suggerendo il primo, Marco ci fece trovare anche la seconda: agli autori invitati avremmo chiesto di parlare in pubblico dei loro “furti d’autore”, volontari e involontari, consci e inconsci. Come qualcuno ricorderà, accettarono il nostro invito: Wim Wenders, Andrej Tarkovskij, Otar Ioseliani, Michael Cimino, Andrzei Wajda, Bernardo Bertolucci, Luigi Comencini, Georgij Danelija, Marco Bellocchio, Hans Jurgen Syberberg, Werner Schroeter, Elia Kazan, Ermanno Olmi, Mario Monicelli. Altri autori aderirono a “Ladri di cinema” ma poi non poterono intervenire per motivi professionali: François Truffaut, Jean Luc Godard, Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Sergio Leone. Francesco Rosi. Anche Rainer Werner Fassbinder accettò il nostro invito. Ma purtroppo mori nel giugno del 1982 e la manifestazione si tenne nel settembre successivo. Due grandi autori italiani, invece, non ne vollero sapere, Antonioni e Fellini, per naturale ritrosia. Ma poi il primo volle presentare al pubblico romano Elia Kazan, mentre il secondo venne a prenderlo, alla fine della sua performance, per portarlo a cena.

Insomma, “Ladri di cinema’” ebbe molta fortuna. E gran parte della fortuna era dovuta alla scelta del titolo, dunque a Marco. Sempre a lui, dobbiamo il ritorno nelle sale di Ultimo tango a Parigi. Fu lui a lanciare l’idea di proiettare in pubblico il film di Bertolucci e la accettammo senza esitare pur sapendo che avremmo avuto dei problemi giudiziari. Infatti fummo processati ma infine assolti e Tango tornò nelle sale italiane nel 1987.

Chiudiamo citando la parte finale del confronto tra Bernardo Bertolucci e il pubblico: “Per concludere dirò questo. Ci sono ladri di cinema buoni e ladri di cinema cattivi. Questi di ‘Missione Impossibile’ sono ladri di cinema buoni, come per esempio Henri Langlois, che era il presidente della Cinémathèque Française, ed è stato il padre della nouvelle vague; andando alla Cinémathèque, Godard, Truffaut, Resnais hanno imparato ad amare il cinema. Perché dico che era un ladro di cinema? Perché lui chiedeva i film per una proiezione. Uno glieli mandava sapendo che lui li avrebbe trattenuti, li avrebbe rubati. lo ero felice di mandarglieli perché sapevo che li avrebbe rubati e che quindi un mio film sarebbe rimasto alla Cinématèque Française, che è un luogo in cui si ama il cinema. Poi ci sono i ladri di cinema cattivi, che sono per esempio i produttori, quando intervengono nel corpo di un film mutilandolo, o i distributori, quando non distribuiscono un film, o il mercato, quando impedisce che i film vengano fatti. Poi c’è la censura, la censura che taglia i film, e la magistratura che li condanna al rogo. Un mio film è stato condannato al rogo dalla magistratura, è un film che non potrà più essere visto in Italia e quindi è un film rubato al pubblico. Quello è stato un furto. Allora ‘Missione Impossibile’ è riuscita a trovare un collezionista ignoto, senza nome, un cinéphile misterioso, che aveva messo da parte la copia di un film. ‘Missione Impossibile’, con la quale io sono completamente solidale, ha cercato di materializzare un altro sogno, quello di vedere un film che, essendo stato bruciato, non esiste più. Io credo che non succederà niente perché vi sono cose più importanti che accadono adesso, e anche allora c’erano. Io credo che valga la pena di vedere il fantasma di un film, che essendo stato bruciato non esiste più. Qui siamo nel regno dell’impossibile, quindi vediamo che cosa rimane di un film bruciato. Vi ringrazio molto di essere stati qui e vi avviso, forse siete tutti correi di un crimine”.

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