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Missione Shelter, di Ric Roman Waugh

All’opposto dell’epica blockbuster di Greenland, un action piccolo, diretto con perizia, ma che raccoglie molto meno di quello che vorrebbe. Con il solito grande Statham ma troppo innocuo, senza peso

È ancora un cinema di padri e di figli, quello di Ric Roman Waugh, ancora, sempre, nella linea dell’epopea action di Greenland, anche quando lavora con altri sceneggiatori, anche quando questo stesso approccio fatica evidentemente a trovare la quadra, anche quando la coppia padre/figlio non è convenzionale.

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Al centro di Missione Shelter c’è ancora una coppia, stavolta formata da Michael Mason, stanco agente di una sezione segreta dell’Intelligence inglese che dopo essersi ribellato ai suoi capi si nasconde in una sperduta isola nell’oceano per evitare ritorsioni e la giovane Jessie, ragazzina che ogni settimana porta a Mason provviste e rifornimenti e che un giorno si ritrova bloccata sull’isola con lui. Quando i servizi segreti scopriranno la posizione di Mason e invieranno una squadra ad eliminarlo, lui e Jessie saranno quindi costretti a fuggire e organizzare il contrattacco.

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La linea su cui si muove Missione Shelter è leggibilissima. Roman Waugh e Ward Parry riarrangiano di fatto gli spazi degli action “di corsa” con Jason Bourne per i tempi di The Mandalorian e The Last Of Us, riattraversando il tutto con una certa pragmatica europea che viene da Leon ma che Missione Shelter ripensa in modo più laconico, con un Mason forse ancora più schietto, dai modi più spicci. E, di fatto, è una buona intuizione per ripensare quello che di fatto è sempre più un intero sottogenere dell’action ma il film va in sofferenza quasi subito. Il passo si fa in effetti troppo sbrigativo e Ric Roman Waugh non ha né il gusto per una riflessione sul concetto di “action” di Greengrass né la grazia e la pazienza di costruire il rapporto tra i due protagonisti di un Besson e questo malgrado per gran parte del film scelga di tardare quanto più possibile l’esplosione action per concentrarsi su Michael e Jesse. Il punto è che lo script non sa bene come impegnare i due protagonisti nei momenti di quiete e così si limita a puntellare il loro legame di intuizioni interessanti (tra giochi col coltello e veloci addestramenti all’uso delle armi da fuoco) che però faticano a prendere piede davvero.

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Forse il problema di Missione Shelter è nella durata tutto sommato esigua, che in appena un’ora e mezza forse pretende troppo dai suoi protagonisti. Oppure il limite è nell’ostinazione di Roman Waugh, che in quei novanta minuti o poco più non vuole stare nei limiti del racconto, vorrebbe essere politico, profondo come fatto nel bel Kandahar, ragionare di sorveglianza globale e dei lati oscuri dell’intelligence ma anche rallentare i giri per approfondire la dimensione da melò “padre/figlia” del film, finendo per perdere il controllo di troppi spunti lasciati nello spazio del racconto.

Certo probabilmente il film non è neanche aiutato troppo da un Jason Statham sempre in grande forma ma che forse si diverte meno di quanto lo farebbere Gerard Butler e che di certo non può contare sulla giocosa carta bianca che gli offrirebbero registi come Guy Ritchie. Il regista allora lo usa come può, come granitico eroe action attorno a cui lavorare e costruire, e forse è una scelta tutto sommato corretta. Perché a Ric Roman Waugh, che certo non è un autore ancora maturo, va comunque riconosciuto un grande occhio ed una serie di bellissime intuizioni nel costruire la pura azione, che raramente si ripete e quando pesca dal canone (il solito, manniano, night club) e dal suo stesso cinema (il blitz iniziale che ricorda passaggi del già citato Kandahar) lo fa sempre con cognizione di causa.

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Ciò gli permette dunque di “cadere in piedi” anche in un film che cerca chiaramente di fare economia dei suoi mezzi e gli mette a disposizione giusto due o tre momenti per buttarsi nell’action puro e che raggiunge il picco in un finale essenziale ma centrato, forse vero e proprio manifesto dell’approccio controllato di Missione Shelter. E allora si arriva ad un paradosso; Missione Shelter si ostina a dare a Statham una spalla ma che dimostra una volta di più quanto lui funzioni benissimo da solo, ancora, sempre, centro di un film che forse non smuove di un millimetro il cinema action oggi. Raccoglie molto poco di quello che voleva seminare ma si dimostra, ancora una volta, un rassicurante, ma al contempo innocuo, senza peso, film con Jason Statham.

 

Titolo originale: Shelter
Regia: Ric Roman Waugh
Interpreti: Jason Statham, Bill Nighy, Naomi Ackie, Harriet Walter, Daniel Mays, Billy Clements, Bronson Webb, Bally Gill, Bodhi Rae Breathnach
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 107′
Origine: UK, USA, Canada 2026

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
3.4 (5 voti)

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