Mississippi Grind, di Ryan Fleck e Anna Boden

Tra le pellicole influenzate dall’argomento del gioco d’azzardo, si segnala per originalità e buona riuscita il film diretto da team di cineasti statunitensi composto da Ryan Fleck e Anna Boden (Sugar, It’s Kind of a Funny Story e Captain Marvel) del 2015 Mississippi Grind. Un perfetto esempio di opera cinematografica che riesce a coniugare grande attenzione per i dettagli, senza rinunciare a raccontare una storia incentrata sul gioco del poker. Qui troviamo il personaggio interpretato dal sempre bravo Ryan Reynolds, attore capace di passare con disinvoltura da ruoli brillanti e trame d’impianto drammatico, il quale viene catapultato dal più anziano Ben Mendelsohn, nella realtà della variante spettacolare del poker, cioè il Texas Hold’Em.
Si parte così dalla città di Dubuque, Iowa, alla caccia di un tavolo dover poter dare sfogo al demone del gioco, visto che il personaggio interpretato da Mendelsohn è affetto da compulsione al gioco, in tutte le sue formule e declinazioni possibili. Dall’Iowa al Mississippi, da qui il titolo, fino alla meta finale di New Orleans, per una pellicola che mischia i generi e procede con una narrazione in accumulo, senza mai appesantire troppo, declinando il più delle volte su una scrittura brillante ben assecondata da tutto il cast. Le intenzioni dei due cineasti statunitensi sono quelle di ripercorrere le strade del mito di un cinema libero e selvaggio come quello degli anni sessanta e soprattutto settanta. Ancora una volta ritroviamo la presenza di Ben Mendelsohn, alle prese con tematiche legate al gioco, attore noto al grande pubblico specialmente il ruolo di villain nel film di Steven Spielberg, Ready Player One.

Tutto il cast appare azzeccato per questa ricognizione a 360 gradi sul gioco d’azzardo e per un’avventura on the road che regge bene sia da un punto di vista stilistico che formale. Ancora una volta si tratta di una storia di formazione, nonostante i due protagonisti siano di fatto uomini maturi, alla ricerca di qualcosa, il gioco, l’avventura o l’emozione. Lo stesso tema che unisce di fatto il cinema classico e il tema del gioco d’azzardo, che dai tempi della Hollywood classica, passando per il cinema anni settanta e da lì in poi fino a una nuova riscoperta, prende i temi tipici delle opere che hanno fatto grande il cinema americano e le ripropone periodicamente con risultati alterni. Del resto basta ricordare la lezione dello scrittore e sceneggiatore Ian Fleming, il quale in uno dei suoi più fortunati romanzi afferma: “Il gioco è un passatempo il cui piacere consiste in parte nella coscienza dei propri vantaggi, ma soprattutto nello spettacolo delle perdite altrui.”
Nel film Mississippi Grind ci troviamo nella tipica situazione in cui due personaggi apparentemente differenti, ma uniti dallo scopo del gioco e della ricerca interiore, danno vita a una nuova avventura, percorsa sulle infine strade di un America sempre più classica, rarefatta: scenario perfetto per raccontare una storia che è al contempo moderna e antica, come del resto quella che si affronta ogni volta in cui ci si siede al tavolo del gioco del poker, del Texas Hold’Em, della vita.