Mister Link, di Chris Butler

Il nuovo film firmato Laika, vanta di una monumentale visione tutta in stop-motion. Dal regista di Paranorman

Quando si pensa all’animazione della Laika Entertainment non può che venire in mente una sola parola: “stop-motion”. Quinto film animato dello studio statunitense con design precisi, atmosfera organica, immagini talmente curate e dettagliate: il nuovo film animato rasenta la perfezione per quanto riguarda la ripresa a passo uno. In un certo senso questo rende il film vittima del proprio successo, in quanto gli spettatori casuali è probabile non siano consapevoli del come ogni singolo fotogramma di questo film sia stato realizzato a mano, dalla pelle di silicone ai costumi prima cuciti e poi tinti e illuminati da vari animatori con un’attenzione per i dettagli scrupolosa, non potendolo dunque apprezzare nella sua interezza. 130.000 immagini di pupazzi incredibilmente complessi sono state cucite insieme digitalmente, unendo la stop-motion alla tecnica 3D per la realizzazione del prodotto finale. Per pochi secondi di animazione, settimane di lavoro artigianale.

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Diretto da Christ Butler, sceneggiatore di tre dei quattro progetti Laika e già regista di ParaNorman, Mister Link parla non solo di avventura, famiglia e amicizia, ma anche di xenofobia, classismo e del precetto anti-evoluzionista dell’eccezionalismo umano – il tutto ambientato in uno stravagante contesto novecentesco. È per questo che i film firmati Laika permangono sempre in perfetto equilibrio tra l’essere opere volte ai bambini e opere volte agli adulti, seguendo la scia dei predecessori animati firmati Pixar, Disney e DreamWorks Animation. La differenza è che richiedono allo spettatore – anche ai bambini – uno sforzo maggiore per comprenderne la narrazione, grazie alla presenza di elementi intelligenti e culturali più categorici, come l’affrontare il lutto in Kubo e la spada magica o il dover imparare ad apprezzare una realtà imperfetta in Coraline e la porta magica.

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Sir Lionel Frost (doppiato da Hugh Jackman) è un avventuriero, dedito a investigare miti, leggende locali, mostri di cui si vocifera ma la cui esistenza non è provata. Deriso per il suo credere in queste storie, cerca di procurarsi prove che possano riscattarlo agli occhi della società e farlo ammettere al club degli Esploratori Britannici, in cui vuole entrare a tutti i costi spinto dalla sua brama di farsi un nome, sebbene non sia ben accetto dai suoi cosiddetti colleghi. In seguito al suo fallimento nel provare l’esistenza del mostro di Loch Ness, il protagonista viene contattato da un’altra creatura leggendaria: Bigfoot, qui acculturato, capace di comprendere gli umani, di leggere e scrivere, che cerca in Sir Lionel un amico, un compagno che possa aiutarlo a ritrovare i suoi simili.

Il titolo originale, Missing Link, indica l’anello mancante non solo nella catena evolutiva tra uomo e scimmia, ma anche nelle vite dei protagonisti, che hanno bisogno di compiere un percorso – sia interiore che esteriore – per poterlo identificare.
Questo rende il lungometraggio animato ben più di un semplice road movie che mescola scienza e mito. Partendo dall’immergere lo spettatore nei luoghi comuni del periodo vittoriano, il film attraversa mezzo mondo, portandolo fino alle vette dell’Himalaya; nel fare ciò, riesce anche a smontare svariati luoghi comuni, sia dell’epoca che del genere, sia per la figura femminista della co-protagonista che per piccole deviazioni dalla norma che sorprendono lo spettatore nei vari momenti chiave del film.

Le probabili ispirazioni dietro l’idea originale di Chris Butler per Mister Link derivano da film e altrettanti personaggi iconici: Indiana Jones, Sherlock Holmes e James Bond. Non a caso la regia omaggia diverse ambientazioni, come la Londra vittoriana, insieme a diversi generi cinematografici, diventando al tempo stesso film d’avventura, d’azione e vecchio western, dove una scazzottata tira l’altra.

Film stratificato, presenta anche il tema del “diverso”: forse non esattamente un simbolo di originalità per un film animato, ma ben più valido se visto nella chiave di lettura del come l’incomprensione e l’attaccamento ai propri precetti infondati e al mantenere lo status quo possa rendere un mostro qualunque essere umano. Questo è mostrato in particolare anche dalla presunta utopia creata dagli Yeti a Shangri-La, che nel loro ricercare la pace finiscono con l’intrappolare ed estraniare chiunque non si addica alla loro società o sia diverso da loro, anche il tanto simile Bigfoot, a cui negano un posto tra i loro ranghi nonostante non abbiano alcun motivo per odiarlo o respingerlo.

Ciò che manca, purtroppo, è una maggiore immaginazione; è proprio la semplicità apparente del film a rappresentarne un possibile limite. La terra ghiacciata e nascosta degli yeti si dimostra molto meno eccitante e prevedibile rispetto all’emozione e l’interesse che aveva scaturito durante il viaggio per raggiungerla. Nonostante ciò, Mister Link, riesce nell’impresa di combattere la chiusura mentale, cercando di insegnare la comprensione verso il prossimo allo spettatore in modo simile a come Sir Lionel viene più volte spinto a cercare di guardare oltre i suoi bisogni personali ed empatizzare con il suo compagno di viaggio.

 

Titolo originale: id.
Regia: Chris Butler
Interpreti (voci originali): Hugh Jackman, Zoe Saldana, Zach Galifianakis, Timothy Olyphant, Stephen Fry, Emma Thompson
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 94′
Origine: USA, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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