Misterioso omicidio a Manhattan, di Woody Allen

C’è un legame stretto tra Io e Annie e Misterioso omicidio a Manhattan, a cominciare dal ritorno di Diane Keaton in un film di Woody Allen dopo la rottura del regista con Mia Farrow. Ma non è l’unico. Il cineasta newyorkese qui torna a collaborare anche con Marshall Brickman, suo sceneggiatore di alcuni suoi film più famosi degli anni ’70 come Il dormiglione, Manhattan e, ancora Io e Annie. Ma le connessioni tra i due film non finiscono qui. Innanzitutto New York torna ad essere un personaggio essenziale, segnato anche dalle tonalità grigie della fotografia di Carlo Di Palma per sottolineare i repentini cambi di genere, dalla commedia al giallo. E poi entra in gioco la cinefilia. Dichiarata attraverso citazioni, tra cui la migliore è lo scambio di battute tra Allen e la Keaton a proposito di Alain Resnais. “Ti portai a vedere L’anno scorso a Marienbad” – “Poi dovetti spiegartelo per i sei mesi successivi”. Ma anche di film visti in sala come La fiamma del peccato.

Carol e Larry Limpton (Keaton e Allen), vengono invitati una sera a casa da una coppia di vicini di casa. Il giorno dopo la donna muore d’infarto ma Carol è convinta che sia stato il marito ad ucciderla. Cerca di coinvolgere nelle sue indagini Larry ma lui è riluttante. Si fa così aiutare dall’amico scrittore Ted (Alan Alda).

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La crisi di coppia entra ancora nel cinema di Allen ma dopo il precedente, ottimo, Mariti e mogli, il tono è più giocoso. Misterioso omicidio a Manhattan però mette in evidenza i primi segni evidenti di involuzione dell’opera del cineasta newyorkese che caratterizzerà gran parte del suo cinema degli anni ’90. Ciò è evidente nel modo di filmare i pedinamenti. Appostati su una macchina, ma soprattutto un inseguimento nel ponte in cui emergono tutto lo scarto tra la scrittura e l’azione. C’è infatti una sovrabbondanza di dialoghi dove Keaton e lo stesso Allen sono affannosamente alla ricerca di ritrovare la loro vecchia sintonia. Ma soprattutto è la struttura del giallo a essere debole, soprattutto nei momenti in cui Carol si intrufola nell’appartamento del vicino o anche nelle apparizioni in cui si perde presto l’ambiguità tra l’allucinazione e quello che si è realmente visto. C’è una sorta di voyerismo hitchcockiano in continuo movimento. E i riferimenti a La finestra sul cortile, a cominciare dall’ossessioone di Carol sul vicino, sono così dichiarati da apparire come un omaggio urlato, non in linea con gli innumerevoli atti d’amore di Allen al cinema del passato.

Misterioso omicidio a Manhattan è un film sulla scrittura. C’è un frequente cortocircuito con i personaggi che diventano loro stessi sceneggiatori per far cambiare direzione alla storia, come si può vedere nella scena al ristorante e soprattutto attraverso il personaggio della scrittrice interpretato da Anjelica Huston. Ci sono comunque due altissimi momenti, soprattutto nel finale. Il primo è la sovrapposizione tra quello che sta accadendo in un cinema abbandonato con lo specchio che si rompe e con i dialoghi che sono replicati da Rita Hayworth e Orson Welles in La signora di Shanghai. L’altro è puramente comico: la scena della telefonata all’assassino in cui vengono utilizzate senza successo delle battute preregistrate.

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Titolo originale: Manhattan Murder Mystery
Regia: Woody Allen
Interpreti: Woody Allen, Diane Keaton, Alan Alda, Anjelica Huston, Jerry Adler, Lynn Cohen
Durata: 105′
Origine: USA, 1993
Genere: commedia

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.5 (4 voti)