Mistero a Crooked House, di Gilles Paquet-Brenner

Tratto da uno dei romanzi più cupi di Agatha Christie – È un problema, nell’edizione italiana – Crooked House tenta il triplice colpo: essere più che mai aderente al plot della regina indiscussa dell’whodunit, mettere insieme un cast all star come nelle produzioni anni ’70 di Lumet e Guy Hamilton e guardare, infine, al pregevole lavoro di adattamento portato avanti da circa trent’anni dalla serialità britannica con le serie dedicate a Poirot e Miss Marple.

Gilles Paquet-Benner, altro regista francese, dopo il Pascal Thomas di Due per un delitto e il Pascal Bonitzer di Alibi e sospetti, a mostrare interesse per gli intrecci christiani, si concentra su un testo che rivela l’abilità dell’autrice soprattutto nella descrizione implacabile delle miserie umane. Acuta, talvolta maligna, osservatrice della natura umana, su cui amavano discettare, dall’alto della loro esperienza, tanto l’altezzoso Hercule Poirot quanto l’apparentemente innocua Miss Marple, anche nei suoi romanzi “fuori serie” la Christie ha dato il meglio di sé, non tanto nella costruzione dei pur godibili plot investigativi, sempre riconducibili a 4-5 schemi tipo, ma nella tessitura delle relazioni fra i suoi personaggi.

Passioni represse e ambizioni frustrate;  figure genitoriali castranti e figli inadeguati; assassini affascinanti e scialbi innocenti: sono questi cliché, sempre reinventati con estrema vividezza, il perno della produzione letteraria della Christie, che in Crooked House vi introduce un altro elemento caratterizzante dei suoi testi fino a tutti gli anni Sessanta e Settanta: la sfiducia nelle nuove generazioni e il progresso. Il nuovo che avanza ha sempre qualcosa di deteriore per la dama dell’Impero britannico, una inevitabile decadenza che si insinua qui nella grande tenuta, perduta nell’attimo esatto in cui il vecchio patriarca, seppur con le sue gravi colpe, tira le cuoia.

mistero-a-crocked-house-nuovi-spot_newsC’è da dire che Paquet-Brenner coglie questa centralità della magione, haunted-house che imprigiona e rende infelici tutti i suoi abitanti e tenta di istillare nel film il contrasto tra  un vecchio mondo morente – impresso tanto negli imponenti ritratti sulle pareti quanto nel portamento fiero da gentildonna di campagna della zia Ethel/Glenn Close –  e il nuovo che avanza, seppur claudicante, tra i nuovi simulacri del rock’n roll.

Ma al tempo stesso, così come era accaduto nel suo precedente Dark Places (una sorta di  lungo episodio di Cold case…), Crooked house non riesce mai a scrollarsi di dosso l’aria da serialità di buona fattura e niente più.
Qui l’esperienza della Agatha Christie LTD e della Granada pesano come macigni sia nella caratterizzazione dei personaggi sia nella costruzione e nei tagli delle sequenze, fatta eccezione per qualche attimo finalmente ispirato, come la danza à la Suspiria della piccola Josephine, che lega assieme tutti i personaggi, ognuno alle prese con la propria disperazione.
E se anche risulta interessante la supremazia della serialità televisiva nel fissare dei canoni narrativi/estetici dai quali il cinema non può più prescindere, in attesa di salire sull’Orient Express di Kenneth Branagh, ci sembra che Crooked House nel suo recupero fin troppo rispettoso di trame e atmosfere della Christie non riesca a discostarsi dal livello di  dignitoso intrattenimento da salotto.

Titolo originale: Crooked House
Regia: Gilles Paquet-Brenner
Interpreti: Glenn Close, Terence Stamp, Max Irons, Gillian Anderson, Christina Hendricks, Julian Sands
Distribuzione: Videa
Durata: 115′
Origine: UK, 2017