Monster Hunter, di Paul W. S. Anderson

Il maestro del genere Anderson decide di adattare il videogioco Monster Hunter, riprendendone le caratteristiche chiave, ma alla fine torna alla sua mission: l’esaltazione di Milla Jovovich

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In una notte placida, su un mare piatto come una tavola, un galeone sta trasportando un gruppo di soldati verso una terra sconosciuta. Uomini e donne di coraggio spropositato, questi guerrieri sono cacciatori, un gruppo di élite scelto appositamente dalla Gilda per una missione fondamentale: arrivare nel misterioso Nuovo Mondo, esplorarne le terre e scoprire le cause naturali che spingono, ogni decennio, enormi e feroci draghi ad attaccare il continente civilizzato. I cacciatori devono studiare le abitudini di queste feroci creature e soprattutto, sventare un nuovo raid dei mostri più letali e imponenti. Quasi arrivati a destinazione, mentre l’equipaggio della nave si sta preparando in tranquillità a sbarcare, il galeone è attaccato da un drago enorme che si avventa sull’imbarcazione. Nello scontro violentissimo, la nave esce quasi intatta ma durante l’attacco un cacciatore, il protagonista della storia, è sbalzato fuori e naufraga. Da questo istante inizia la sua avventura nel Mondo dei Mostri.

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Questo incipit decisamente movimentato è l’inizio esaltante di Monster Hunter World, il videogame RPG lanciato da Capcom nel 2018. Seguito ed espanso recentemente dall’altrettanto maestoso Monster Hunter World: Iceborne (edizione glaciale delle avventure della Gilda dei Cacciatori) il titolo prodotto dal glorioso studio giapponese è il quinto titolo di una saga videoludica di enorme successo, un vero universo narrativo che, forse prima di tanti altri, ha saputo sfruttare con decisione i vantaggi e le prospettive dell’Open World. Monster Hunter, infatti, inserisce il fascino indiscusso della classica figura del cacciatore di Draghi (di tolkeniana memoria) a un’estetica selvaggia e sporca, un corredo visivo che unisce occidente e oriente, depurando da fronzoli eccessivamente edulcorati e restituendone un’immediata concretezza e una fresca originalità. Il simbolo di questo percorso estetico-narrativo è proprio nella caratterizzazione dei mostri, più vicini ai nostri amati (e riconoscibili) dinosauri che a draghi super-inflazionati e ripetitivi. Nel realizzare l’immancabile trasposizione cinematografica di questa saga, il maestro del genere Paul W.S. Anderson decide di iniziare adattandosi completamente al videogioco (l’inizio del film è praticamente identico a quello visto su console), riprendendone gli stilemi visivi e narrativi ma, alla fine, adattandolo alla sua mission artistica.

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Come abbiamo già notato in più occasioni, il cinema adrenalinico e rumoroso di Anderson, più che l’esposizione di un talento per l’action movie è il manifesto di un amore sconfinato. Il regista inglese, come sempre, adatta la materia narrativa e il concept iniziale del progetto permettere che la presenza della sua musa e moglie Milla Jovovich sia armonica con la coerenza narrativa e grafica del film. Questa decisione in passato ha portato a far allontanare la saga cinematografica di Resident Evil dalle evoluzioni videoludiche e di trasformare un classico cappa e spada come I tre moschettieri in un kolossal costruito intorno a Milla. I risultati di questa esaltazione si sono fatti negli anni sempre più interessanti e coerenti, con il merito più grande di aver permesso a Jovovich di diventare a tutti gli effetti una star dell’action-movie. Monster Hunter non si discosta da questo percorso ma ne diventa il passo definitivo. Se il film pecca di diverse ingenuità, narrative soprattutto, questo è dovuto alla necessità di sacrificare quasi ogni cosa pur di consentire alla protagonista di esaltarsi. La trovata del portale che congiunge il mondo dei draghi al nostro permette, dunque, al film di mettere la sua protagonista nelle condizioni migliori per “spaccare”, risultato che, dobbiamo dire, riesce alla grande. Questa volta, poi, Anderson decide di affiancare a Milla un perfetto sistema filmico, composto da draghi e mostri efficaci (le scene delle “cacce” funzionano) e, soprattutto un co-protagonista perfetto come Tony Jaa. La presenza dell’attore-performer thailandese, spalla della stella Jovovich, è una scelta vincente per il film ma, in più di un’occasione fa sorgere il rimpianto di cosa sarebbe stato l’adattamento di Monster Hunter affidato a una produzione totalmente orientale.

Titolo originale: id.
Regia: Paul W. S. Anderson
Interpreti: Milla Jovovich, Tony Jaa, T.I., Diego Boneta, Josh Helman, Meagan Good, Ron Perlman, Hirona Yamazaki, Jannik Schümann, Bart Fouche
Distribuzione: Sony Pictures Italia
Durata: 103′
Origine: Germania, Cina, Giappone, USA 2020

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