Moon Knight

La miniserie Marvel in sei puntate racconta Marc Spector/Steven Grant, due personalità per un unico supereroe ai confini tra il mondo di oggi e l’Antico Egitto. Un po’ di confusione ma Isaac superbo.

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Moon Knight è il prodotto Marvel più confuso di sempre. Poiché, seppur sia vero che nelle ultime evoluzioni dei supereroi dell’MCU il caos cosmico regni sovrano, qui ci si trova di fronte ad una miniserie che rispecchia fino in fondo la caratteristica chiave del suo protagonista: la dualità. Moon Knight ha infatti un protagonista letteralmente scisso in due, in quanto affetto da un disturbo dissociativo dell’identità causato da un trauma infantile: da un lato Steven Grant, con il quale la serie si apre, dall’altra Marc Spector, che si rivelerà soltanto nel secondo episodio. Questa scelta narrativa è molto interessante, se si considera infatti che Steven nasce dalla mente di Marc, corpo di partenza dello sdoppiamento, al quale, tra l’altro il dio egizio Khonshu ha chiesto ospitalità per incarnarsi sulla terra. Lo scopo di Marc/Steven/avatar di Khonshu sarà quello di lottare contro Ammit, divinità che insieme al suo più devoto fedele Arthur Harrow vuole giudicare (ed uccidere) tutti gli uomini reprobi grazie al suo potere, individuando inoltre coloro che ancora non hanno ancora commesso atti malvagi ma che sono destinati a farlo. Solo così si potrà raggiungere il paradiso sulla Terra.

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Ed è proprio su questa traccia che la miniserie offre degli spunti estremamente interessanti sul concetto di libera scelta, anche riguardo ad azioni scorrette. Questo aspetto è uno dei meglio riusciti, poiché la riflessione è intelligente e mai banale, ma soprattutto si interseca con il privato del protagonista, reo di aver compiuto da bambino, seppur per sbaglio, un atto dalle conseguenze disastrose. Insieme con la tematica della malattia mentale che affligge il protagonista, la profondità tematica è l’elemento che insieme all’affascinante rappresentazione del mondo dell’Antico Egitto, permette di perdonare alla miniserie una serie di disattenzioni e di passaggi poco chiari.

Nei fumetti originali (apparsi per la prima volta nel 1975 e firmati da Doug Moench e Don Perlin), è presente inoltre una terza personalità, quella di Jake Lockley. Sulla presenza di queste tre personalità all’interno di Moon Knight sono già state ideate diverse teorie, di cui le più accurate sono quelle di ScreenCrush (ovviamente sono presenti spoiler). La miniserie attua però una sostanziale modifica rispetto al comic: Steven Grant è infatti uno squattrinato e impacciato commesso del gift shop del British Museum ed esperto di storia egizia, mentre nei fumetti è un milionario molto sicuro di sé.

Oscar Isaac conferma una delle potenzialità Marvel che raramente viene meno: il casting. L’attore ha tutte le carte in regola per questa doppia sfida e le gioca tutte in maniera brillante. Si diverte e ci diverte mentre interpreta Steven, soffre e crea empatia quando interpreta Marc.

Moon Knight è ben doppiato, ma è altamente consigliato guardarlo in lingua originale, in quanto la differenza tra Marc e Steven è marcata dall’accento, americano per il primo, britannico per il secondo e la versione italiana ne risente inevitabilmente. Anche gli altri membri del cast sono quasi perfetti per i ruoli a loro richiesti. Ethan Hawke, nonostante il suo personaggio abbia di fatto una introspezione inesistente e serva soltanto da contrappeso all’esuberante presenza di Steven/Marc (questa incapacità di rendere il villain credibile e complesso già in fase di scrittura è sicuramente uno dei punti più deboli della miniserie), riesce a regalare un’ interpretazione degna di un attore del suo calibro. May El Calamawy è forse poco sfruttata  nella sua versione da supereroina, ma è senza dubbio una rivelazione nella sua interpretazione compassata ma sempre intensa di Layla El-Faouly. Ed è stata proprio la stessa El Calamawy a dare alla miniserie la descrizione più corretta, parlando di “Fight Club che incontra Indiana Jones”, riassunto perfetto dei due toni del film.

Moon Knight è, come accennato prima, un prodotto scisso, fluido e per certi versi indeciso. Viene da chiedersi se la confusione che inevitabilmente si crea nello spettatore nei momenti di alternanza tra le due personalità siano studiati a tavolino oppure risiedano nell’estrema brevità di una serie che ancora non ha conferme sui propri sviluppi, ma che sicuramente possiede un potenziale altissimo. La critica è quasi unanime nel sostenere che il vertice di questo lavoro risieda nel quinto episodio, una spettacolare prova attoriale per Isaac che si trova a dover scandagliare nel passato dei due personaggi che interpreta e un esempio di esemplare scrittura. Se infatti i primi quattro episodi risultano introduttivi e un po’ confusi, il quinto risolve molte delle incongruenze e alza incredibilmente il livello di Moon Knight. Il sesto ed ultimo episodio è meno riuscito e sfuma le premesse del precedente. Il tutto resta però godibile ed è facile affezionarsi ai due protagonisti, in più siamo di fronte ad un prodotto Marvel piuttosto atipico e lontano dal resto dei suoi compagni di universo, ma che potrebbe riservare non poche sorprese.

Titolo originale: id.
Creata da: Dough Moench
Regia: Mohamed Diab, Justin Benson, Aaron Moorhead
Interpreti: Oscar Isaac, Ethan Hawke, May Calamawy, Ann Akinjirin, Karim El Hakim, Michael Benjamin Hernandez, David Ganly

Voci: F. Murray Abraham, Antonia Salib, Saba Mubarak
Distribuzione: Disney+
Durata: 6 episodi da 50′ circa
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.3
Sending
Il voto dei lettori
3.5 (4 voti)
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