Morte di un matematico napoletano, di Mario Martone

Il suicidio di una mente geniale e il crepuscolo di una città. Gli ultimi sette giorni di vita del professore Renato Caccioppoli (1904-1959), insigne matematico e scienziato, sono il lamento funebre di una Napoli agonizzante nelle sue tinte itteriche, malata trasversalmente dai quartieri alti a quelli popolari.

Mario Martone debutta con un lungometraggio atipico che poggia le sue basi sulla esaltante esperienza dei Teatri Uniti trasformata in un viaggio onirico dalle forti connotazioni politiche. Le note del Notturno di Chopin accompagnano i titoli di testa e dettano il ritmo malinconico di una danza funebre che scandisce le istantanee di vita quotidiana della Napoli di fine anni Cinquanta. Per il professor Caccioppoli (interpretato da un immenso Carlo Cecchi) nel corso del tempo sono saltati tutti i legami che possono tenerlo ancorato all’esistenza terrena: la sua carriera universitaria è a un punto morto (si addormenta durante una litigiosa seduta del Senato Accademico), il suo pupillo Pietro (Toni Servillo) sta per sposarsi con Stella (Alessandra D’Elia) conformandosi alle norme della società civile, la sua militanza nel PCI è messa in crisi dai fatti d’Ungheria e dalla zia Maria Bakunin (Vera Lombardi) che ripropone un super-io politico imponente. Inoltre è divorziato dal grande amore della sua vita Anna (Anna Bonaiuto) con cui divide il ricordo di un aborto doloroso; il fratello Luigi (Renato Carpentieri) è appena tornato dal viaggio di nozze con la bella Emilia (Licia Maglietta) e non ne comprende la disperazione. L’unico che sembra accorgersi della tragica deriva è Don Simplicio (Antonio Neiwiller) fido assistente all’Università e suonatore d’organo (in una scena in chiesa prova la sarabanda di Bach): alcune mezze frasi durante gli esami, i comportamenti sempre più bizzarri fanno sospettare il drammatico epilogo.

Con l’aiuto fondamentale di Luca Bigazzi, Mario Martone illumina Napoli come in una cartolina ingiallita degli anni Cinquanta: il professor Caccioppoli l’attraversa in impermeabile da poeta maudit e sembra aggravare sempre di più la sua patologia depressiva. Incontra qualche suo studente, scambia battute con i “femminielli”, si rinchiude nel caos delle stanze di Palazzo Cellamare, suona il piano in trance, legge Baudelaire e Beckett, si interessa alle rassegna cinematografiche dei compagni di partito (ha un debole per la Giovanna D’Arco di Dreyer).

Ma sembra che il meglio sia passato e nulla abbia più senso. La parola non riesce più a comprendere la vita e i ricordi sono solo ferite dolorose in uno stato perenne di dormiveglia. Le battute di Caccioppoli sono ancora fulminanti (“E’ triste assistere agli sforzi che fai per essere come tutti” o “il comico è superiore al tragico” entrambe dirette all’allievo Pietro) ma è proprio durante una cena, accompagnata dalle strofe di Palomma ‘e notte, che Caccioppoli varca definitivamente il punto di non ritorno descrivendo minuziosamente l’atto con cui, pochi giorni dopo, porrà fine alla sua esistenza. Martone trasforma il destino di un singolo individuo nel tramonto ideologico non solo di una città ma di tutta una generazione e condensa il suo pensiero e quello della sceneggiatrice Fabrizia Ramondino nella importante scena del funerale.

Attorno al cadavere di Caccioppoli si agitano le figure sinistre di mezzi uomini, anziani marchesi perennemente alla finestra, faccendieri e camorristi, accademici dall’elogio postumo, politicanti ambigui, speculatori edilizi (nel 1963 Francesco Rosi girerà Le mani sulla città). Tra gli innumerevoli ipocriti coccodrilli, le uniche lacrime sincere sono quelle di Anna, la sola che ha compreso la sua solitudine.

Premiato con il Leone d’argento-Gran Premio della giuria al Festival di Venezia 1992, Morte di un matematico napoletano è una opera prima sorprendente perché capace di trasfigurare la cronaca individuale in metafora di un crepuscolo culturale collettivo. Carlo Cecchi dona al personaggio di Renato Caccioppoli quella nota dolente e altera, fragile e folle che lo rende estraneo prima alla collettività e poi alla sua stessa vita. Nel momento in cui il professore cattura con il suo genio la mancanza di senso della propria esistenza non può più camminare speditamente in mezzo alla gente per le sue ali da gigante. La “clessidra dei muri” avverte che la crepa va allargandosi e che il cedimento strutturale sta per compiersi. Everything is broken.

 

Regia: Mario Martone
Interpreti: Carlo Cecchi, Anna Bonaiuto, Renato Carpentieri, Antonio Neiwiller, Toni Servillo, Vera Lombardi, Licia Maglietta, Alessandra D’Elia
Durata: 104′
Origine: Italia 1992
Genere: drammatico