Mother Mary: la nuova sacralità di David Lowery
Il trailer è una dichiarazione di intenti del cineasta, con immaginari sempre più elaborati, ma non per questo complessi. Riuscirà il cineasta a sostare sui delicati confini del suo cinema?
A24 ha rilasciato il trailer del nuovo film di David Lowery, Mother Mary. In arrivo nelle sale statunitensi intorno alla primavera 2026, si presenta come un ritorno allo stile che ha reso popolare il marchio della casa di produzione nel mondo, provocatorio ed elusivo al punto giusto, ma segna anche un’importante reunion con il regista e sceneggiatore, con cui l’ultima collaborazione risaliva ai tempi di Sir Gawain e il cavaliere verde, quasi cinque anni fa.
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In Mother Mary Anne Hathaway interpreta la protagonista eponima Mary, cantante pop che, in vista del suo nuovo tour, entra in contatto con Sam (Michaela Coel), una stilista incaricata di crearle il vestito per le future esibizioni. Dalle premesse, il percorso del regista statunitense appare più che mai proseguire sul genere: dopo la ghost story nel film omonimo del 2017, una dichiarazione di intenti, si era cimentato nel medieval epic con Sir Gawain e il cavaliere verde ed era approdato al fantasy d’avventura con Peter Pan & Wendy. Mother Mary sembra, almeno in parte, un film concerto, musicato per altro da colossi dell’industria come Charli XCX, FKA Twigs (anche attrice) e Jack Antonoff, cantante-produttore vincitore di 11 Grammy. Ma nella carriera di Lowery il genere è sempre stato trattato come una reliquia, qualcosa da ri-centrare sull’umano attraverso quesiti cardine a tinte esistenzialiste, quali lo scorrere del tempo, il peso dei fantasmi, il confronto con il destino.
“This is not a ghost story, this is not a love story”. Al di là del marketing, al solito, ammiccante di A24, che punta a vendere il film per contrasto rispetto ai precedenti lavori del cineasta, le immagini del trailer sembrano tradire la sua vena astrattista, che spesso punta alla rarefazione narrativa ed emotiva a favore di un ricco corredo di simboli. Per questo, il cinema di Lowery è sempre stato un esempio purissimo di sacralità, in cui non solo l’immagine è rigorosamente limpida, riverita, ma gli uomini sono sempre schiacciati dal peso del passato, dell’eredità. È il senso di responsabilità a essere messo alla prova.
Ma dal trailer emerge anche qualcos’altro. In qualche modo, si intravede ancora un ostinato flirting con l’horror, da sempre presente nella sua filmografia: sempre parte del marchio A24, certo, ma lui è indubbiamente l’autore tra i loro ranghi che è riuscito a stabilizzarsi più a suo agio sul confine. Forse non rientra nelle intenzioni, forse il suo cinema fa paura già di per sé per le domande che costringe a porsi, e forse la natura delle immagini ne è solo una conseguenza e oltrepassare quel confine significherebbe banalizzare.
Lowery ha già dimostrato di saper inscrivere il suo immaginario simbolico all’interno di una cornice temporale odierna in A Ghost Story. Ma il punto di interesse, questa volta, è lo sguardo sulla religione, in qualsiasi forma si andrà a configurare. Come detto, il suo cinema è sempre stato sacrale per certi versi, e il soprannaturale, l’indecifrabile ha sempre giocato un ruolo centrale nei risvolti tematici. Non sorprende che adesso il salto vada ad atterrare sul campo religioso, è quasi un’estensione naturale delle sue tematiche, forse anche troppo. Che non sia anche questo un confine su cui sostare, invece che tentarne il sorpasso?




















