Movida, di Alessandro Padovani

Padovani intreccia narrazione del reale con la finzione e mescola al girato materiale di repertorio, per raccontare la provincia bellunese e la sua gioventù. Da Alice nella città

Tra i cinque film della selezione Fuori Concorso di Alice Nella Città di quest’anno è presente Movida, vincitore del premio Tasca d’Oro per il miglior documentario nella 14esima edizione del SalinaDocFest, esordio dietro la macchina da presa del 27enne Alessandro Padovani.

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Un titolo emblematico, un titolo che potrebbe portare fuori strada e far pensare ad un film completamente differente. Giocando sul fatto che Movida è una delle attrazioni del Luna Park della cittadina veneta di Feltre, si parla proprio del contrario dell’accezione comune del termine, poiché i 68 minuti del suo film Padovani, ad eccezione di qualche incursione nella tecnologia e nelle discoteche frequentate dalla gioventù, li dedica alla ruralità, alla terra, alla provincia.

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Dalle scene bucoliche di bambini che giocano, alle incertezze di un giovane pastore che si interroga su quale futuro intraprendere e se cercare una vita diversa, dalle dinamiche fra giovani ragazzi proprie di tutte le latitudini a quelle che invece si applicano a un piccolo paese immerso nella natura. Vedere un ragazzo scorrere le storie di Instagram diventa straniante, quello che potrebbe semplicemente sembrare un gesto quotidiano infatti, tramite l’utilizzo del contrasto (l’immersione nel silenzio delle montagne) assume una valenza estremamente nuova.

Il racconto della provincia bellunese (emblema della provincia italiana, ma anche del mondo della campagna e della montagna) si mescola al ritratto della sua gioventù, che passa i pomeriggi a costruire tricicli a motore e a scorrazzare per le strade del paesino, ma che trova anche lo svago la sera e costruisce gruppi legati da solide amicizie. E qui Movida mette in gioco la tematica dell’emigrazione dalla provincia, quando uno dei ragazzi si vede costretto a seguire i genitori a Bologna lasciando tutta la sua adolescenza e i suoi affetti per il richiamo della grande città, destino di molti nati nei paesini.

Infine, è la natura che fa da regina. Ardita la scelta di rappresentare una sorta di “creatura della natura”, interpretata dalla giovane Grazia Capraro, che nasce nuda dalla terra, finendo poi per trovare dei vestiti per coprirsi e per tornare a dormire nel suo giaciglio sul finale del film, a chiusura del cerchio.

Padovani intreccia narrazione del reale con la finzione e mescola al girato materiale fatto di immagini di repertorio che fanno vedere il “come eravamo” di certe realtà, alcune evolute, altre rimaste intatte. Movida è un intreccio di tematiche che partendo da un mondo che appare bucolico ma stagnante, narra moltissimo in appena un’ora di film. Un interessante spaccato di realtà, visto dal punto dei giovani, ma con lo sguardo analitico (o forse trasognato) degli adulti?

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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