"Mozzarella Stories", di Edoardo De Angelis

Mozzarella Stories

Mozzarella e sangue, vita e morte, risa e lacrime, tutto allegramente mescolato. Siamo in Campania, nel regno del piccolo imprenditore caseario Ciccio DOP, dove l’oro bianco è sacro e la bufala diventa un tempio nel quale investire il proprio futuro. Ma poi arrivano gli anni 2000, le crisi economiche e persino un nemico dal lontano Est che svende il tuo stesso prodotto, frantuma il “tradizionale” mercato e spiazza persino la vecchia malavita. Che fare? È da questo semplice spunto che partono le tragicomiche disavventure dei sette personaggi principali di Mozzarella Stories, in una girandola di suggestioni in cui risulta facile il paragone con l’universo dei Soprano (Aida Turturro ne diventa l’evidente ambasciatrice), unito a echi surreali kusturicani (Emir figura tra i produttori e la colonna sonora ammicca più volte ad atmosfere legate a Goran Bregovich) e ad alti riferimenti cinefili (l’elicottero non trasporta più un gigantesco crocefisso come ne La dolce vita o una mucca da sacrificare come in Apocalypse Now,  ma una bufala kitch di metallo “ripiena” di mozzarelle).

In tutto questo la Cina diventa per l’immaginario collettivo occidentale ciò che l’URSS rappresentava quarant’anni fa: il controcampo di ogni storia, il detonatore occulto, uno spauracchio ormai onnipresente che crea mostri intenti a frenarne l’inesorabile colonizzazione cultural/finanziaria. E anche il giovane cinema italiano – proseguendo in quella tendenza ormai conclamata che mira a Sud – si difende rispolverando i vecchi Mostri del maestro Dino Risi (straordinario il personaggio comicamente shakespeariano di Gigino a’ Purpetta) e i vecchi stereotipi del bel Paese (i cantanti melodici e il limoncello, le mazzette e le pistole), che per fortuna non diventano mai il fulcro del film sopravvivendo come calibrato retroterra non ridondante. E allora l’affannato Sud gomorriano che abbiamo tragicamente imparato a (ri)conoscere, più che terra di mozzarelle e morti ammazzati diventa qui un grottesco allevamento a cielo aperto popolato da persone che “per tirare a campare devono trovare l’oro nel nulla!”. Un sottotesto non banale e drammaticamente attuale in tempi dove il lavoro giovanile segna nuovi e desolanti minimi storici.

Edoardo De Angelis conosce bene il cinema: rimane ancorato al qui ed ora del nostro presente, ma scrive e dirige una “commedia malavitosa” che intelligentemente non vuole puntare in alto o prendersi troppo sul serio. Una commedia dove i personaggi di contorno non sono mai macchiette ma hanno una loro dimensione umana (Dudo, lo zingaro napoletano, nasconde abissi di dolore dietro un autoimposto mutismo) e narrativa. Un film che rivendica immediatamente un contagioso desiderio di sporcarsi le “immagini” col genere, nel quale persino le cadute di ritmo o le falle evidenti di una sceneggiatura a volte prevedibile vengono agevolmente superate da una regia consapevole e coraggiosa nella sua programmaticità. Insomma un esordio con piccole ingenuità e forse non così originale come si poteva sperare, ma che rimane prepotentemente e sfacciatamente vivo. C’è vita che pulsa in Mozzarella Stories e nei suoi personaggi: è questa la strada giusta per il desaparecido cinema italiano di genere.

 

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Regia: Edoardo De Angelis

Interpreti: Luisa Ranieri, Giampaolo Fabrizio, Massimiliano Gallo, Andrea Renzi, Giovanni Esposito, Aida Turturro, Tony Laudadio, Massimiliano Rossi, Luca Zingaretti, Marina Suma, Linda Chang, Yoon C. Joyce, Valerio Foglia Manzillo, Pia Velsi

Origine: Italia, 2011

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 87'