Mulan, di Niki Caro

Trascina verso altri mondi come Il Re Leone anche se non si viene inghiottiti nella location africana del film di Jon Favreau. Per Mulan c’era un progetto diverso, suggestivo ed intrigante: la regia di Ang Lee che avrebbe trasformato questo remake in live-action dell’omonimo cartoon Disney del 1998 in un puro wuxia sullo stile di La tigre e il dragone. Il regista però ha però dovuto abbandonare il progetto perché era impegnato nella promozione di Billy Lynn – Un giorno da eroe e la regia è passata nelle mani di Niki Caro. La cineasta neozelandese si porta però dietro consistenti tracce della visione di Ang Lee. Si può vedere nei ralenti, nelle coreografie stilizzate, nelle scene in cui Mulan bambina rischia di cadere dal tetto o in quella in cui salva teiera e tazzine prima che si rompano definitivamente.

Hua Mulan, primogenita della famiglia Hua, è sempre stata fin da piccola abile e spericolata e suo padre l’ha addestrata a combattere. Una volta cresciuta, sembra destinata a sposarsi controvoglia, quando le truppe rouran, con a capo lo spietato Bori Khan, assediano la Cina. L’imperatore emette così un’ordinanza che obbliga ogni famiglia a mandare un uomo in guerra contro il temibile invasore. Per proteggere il padre malato, Mulan ruba la sua armatura, la sua spada e qrriva all’accampamento militare travestita da uomo. L’addestramento non è semplice. Ma la ragazza fa di tutto per non far scoprire la sua vera identità. La menzogna è infatti punita col disonore. Ed è peggio della morte.

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mulanMulan è una provvisoria reincarnazione di Pai, la ragazzina del villaggio neozelandese che sfida la propria comunità per dimostrare di avere le doti da leader in La ragazza delle balene. In più c’è quella consapevolezza e quella determinazione delle figure femminili del cinema di Niki Caro che aveva raggiunto i suoi risultati migliori con il personaggio interpretato da Charlize Theron in North Country. Storia di Josey. In questa sua versione del film d’animazione non aggiunge nulla, ma assolve il compito in maniera più che diligente. Non ha la mano di Jon Favreau di Il libro della giungla e Il Re Leone che, nelle sue apparenti ‘copie’ dei cartoon, esce invece un film magicamente trasformato. Riesce comunque a sfruttare a dovere Gong Li nei panni nei panni della strega puntando più sull’apparizione che sul combattimento e di Jet Li in quelli dell’Imperatore della Cina. Forse s’incanta troppo sul volto della protagonista Liu Yufei riflettendo il suo volto e i suoi occhi sulla spada. E nelle stesse scene d’azione, come l’inondazione e il combattimento, serviva probabilmente un maggiore dinamismo. È però un film che, come la figura di Mulan, sa tenere bene i suoi segreti nascosti. Tutta la parte iniziale e quella dell’addestramento sono le più riuscite. Rispetto al cartoon del 1998 è un film più aereo, anche inafferrabile quando non s’impantana sulla storia. I tappeti volanti, la polvere colorata e il finale con la spada dove le virtù da tre sono diventata quattro, portano Mulan sulla strada avventurosa di il ladro di Bagdad versione Powell-Whelan-Berger. Non la raggiunge, si smarrisce, ma ha un obiettivo ben preciso. Forse il fantasma di Ang Lee continua a indicargliela. E il fatto di rimanere troppo agganciata alla sua visione è una depistante ma anche coinvolgente devianza.

 

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Titolo originale: id.
Regia: Niki Caro
Interpreti: Liu Yufei, Donnie Yen, Jason Scott Lee, Yoson An, Gong Li, Jet Li, Tzi Ma
Distribuzione: Disney+
Durata: 115′
Origine: USA/Cina, 2020 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.25 (4 voti)