"Multiplex", di Stefano Calvagna


Stefano Calvagna, in vacanza dalle sue dibattute storie dalle forti connessioni sociali, si sperimenta sul terreno del genere puro: una multisala della morte e sei protagonisti ventenni. L’idea di fondere un certo genere italiano al nuovo teen horror americano aveva delle buone potenzialità, ma il risultato lascia quantomeno perplessi. Perché ogni buon proposito di divertissement metacinematografico si tramuta qui in un faticoso gioco al ribasso con le aspettative dello spettatore smaliziato

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Dopo l’uscita in sala di Tulpa, dopo lo speciale di Sentieri Selvaggi sull’horror, il dibattito sul nuovo “genere” in Italia è aperto. E il sol fatto di tornare a parlare di una lenta (ri)abitudine a modelli di cinema che hanno arricchito e innovato il nostro panorama nel (recente) passato è già di per sé una buona cosa. Poi, però, ci sono i singoli film. E su questi il ragionamento è un po’ più complesso.

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Stefano Calvagna, in vacanza dalle sue dibattute storie dalle forti connessioni sociali, si sperimenta sul terreno del genere puro: sei amici ventenni, per scommessa, decidono di passare la notte in un cinema dopo aver visto un film horror (nella fattispecie Fatal Frames di Al Festa) e incappano in una spietata e psicopatica guardia notturna che li bracca armata di coltello. La caccia è aperta: omicidi, sangue, un luogo chiuso pieno di corridoi. Il genere è subito evocato: addirittura nei titoli di testa si elimina la parola film e si utilizza direttamente l’etichetta “Thriller”, lo spettatore è istantaneamente avvisato, sa cosa aspettarsi, sta “entrando” consapevole in un mondo codificato. Il Multiplex in questione (24 sale) è una sorta di monstrum che fagocita gli istinti primari e li rigetta sullo schermo: la metafora delle multisale che parcellizzando gli spettatori “uccidono” l'esperienza del cinema è talmente tanto evidente da non dover nemmeno essere evidenziata.

Ora: l’idea di fondere un certo genere italiano (oltre ad Al Festa evidenti filiazioni con Lamberto Bava e Dario Argento) al nuovo teen horror americano aveva delle buone potenzialità, ma il risultato lascia quantomeno perplessi. Perché ogni buon proposito di divertissement metacinematografico (Quella casa nel bosco, tanto per citare l’esempio più vicino) si tramuta qui in un gioco sempre al ribasso con le aspettative dello spettatore smaliziato. E non è questione di basso budget o poco tempo a disposizione; forse neanche di palesi ingenuità di sceneggiatura e di recitazione (tutte cose in varie forme e gradi riscontrate anche nel grande genere di serie B del passato). Quel che manca è uno sguardo nuovo che connetta lo spettatore del 2013 a questa storia così archetipica, manca soprattutto la maestria di giocare col fuoricampo e ri-fare cinema a partire dalle nostre angosce attuali. E allora, tolta una buona dose di ironia, il tutto si traduce purtroppo in una faticosa riproposizione di stilemi già ampiamente visti e assaporati. Senza sorprendersi o sorprenderci mai.

Regia: Stefano Calvagna
Interpreti: Francesca Romana Verzaro, Tiziano Mariani, Laura Adriani, Jacopo Troiani, Lavinia Guglielman
Origine: Italia
Distribuzione: Poker Entertainment
Durata: 84'

 

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    2 commenti

    • Non sono d'accordo il Film è godibile mi è piaciuto e sopratutto si lascia vedere in maniera veloce…..fantastiche le musiche di Simonetti come sempre.

    • Stefano…sei tu?